“Vi spiego la crisi del Medio Oriente”: intervista a Talal Khrais

talalBeirut, 14 ott – Nella complicata partita a scacchi che si sta giocando nel vicino oriente nuovi fattori intervengono e mutano il panorama geopolitico e le proiezioni degli analisti. Proviamo a fare il punto con il giornalista libanese Talal Khrais su vecchi e nuovi scenari, dalla crisi siriana alla Russia di Putin dalla Turchia alla nuova Intifada palestinese.

Abbiamo visto come la crisi in Siria abbia subito delle evoluzioni con l’intervento deciso ed efficace della Russia a fianco del presidente Assad e contro il terrorismo ma sappiamo che permane in Siria un’attività a guida occidentale. Ad oggi qual è il punto focale sulla crisi siriana?

La Russia con il suo intervento, dopo tanta pazienza credendo che si poteva collaborare con l’Occidente e aspettato per anni, ha oggi preso una decisione storica, perché Putin sa che il terrorismo è meglio combatterlo in Siria oggi che combatterlo a Mosca domani. La Russia ha smascherato l’inutilità dei raid americani che da un anno, con circa quattromila azioni, hanno fatto guadagnare il 10% di territorio in più a Isis ed Al Nusra in Siria e Iraq. La Russia è riuscita a far guadagnare alla Siria circa il 15% del territorio. 

Secondo l’Osservatorio siriano dei diritti umani, che è un organo dell’opposizione, più di milleduecento terroristi sono stati uccisi e circa 600 depositi sono stati distrutti, le incursioni aeree russe hanno ridotto al massimo la capacità di risposta del Califfato, nelle tele-trasmittenti oggi si sentono le grida lanciate dai terroristi durante la fuga. La Siria ha combattuto tutta questa guerra con la grande volontà, ma non aveva armi sufficienti: i mig 15 e 16 sono stati utilizzati nella seconda guerra mondiale a Stalingrado e le altre armi sono degli anni 70. Oggi la Siria, grazie all’intervento dei suoi alleati, possiede mezzi di comunicazione molto potenti è capace di controllare i suoi cieli e la sua sovranità. La Russia ha sfidato l’Occidente e la Nato. Putin ha detto: “Sgomberate i cieli della Siria, ora tocca a noi combattere”.

Pensi che ci possa essere un’escalation?

No, non penso. Usa, Francia e Gran Bretagna cercano di salvare la faccia. Il ruolo che non si capisce è quello dell’Italia. Devono salvare la faccia davanti ai loro parlamenti, hanno speso tutti quei i soldi e di fatto solo la Russia sta combattendo il terrorismo con l’alleanza con la Siria, l’Iran e l’Iraq e i combattimenti di Hezbollah, questo è l’asse vincente oggi.

Come analizzi gli altri fattori regionali come l’esplodere di una nuova Intifada e la guerra civile in Turchia tra Erdogan e le fazioni curde?

 I riflessi della crisi siriana sono molto forti ovunque. Per prima cosa i palestinesi devono capire che niente è impossibile, che si può vincere, come ha fatto Hezbollah nel 2006, che è riuscito a battere Israele in Libano, i cui combattenti sono riusciti a distruggere la macchina militare più orribile. La leadership palestinese non è riuscita a portare a casa nulla con gli accordi di pace con Israele, i palestinesi sono disperati perché non trovano alcuna soluzione anche di fronte all’embargo. Oggi c’è una nuova speranza, una nuova Intifada. Se la seconda Intifada ha portato agli accordi di Oslo, la terza Intifada deve cambiare scenario, Israele non è più questo stato che fa paura oggi, Israele vuole avere pace e terra insieme, e questo non si può avere. Israele non osa colpire la Siria, non osa colpire il Libano. Israele non è più lo Stato vincitore, non è in grado di riconoscere i diritti sacrosanti del popolo palestinese, perché l’ideologia che governa questo paese non gli permette di ragionare. Israele sta andando verso il suicidio, oggi riconoscere lo stato palestinese sarebbe meglio per i giovani ebrei ed i giovani arabi, gli israeliani non sono più di punire i palestinesi. 
La Turchia si è portata il “diavolo” in casa, è diventata il passaggio del terrorismo internazionale, Erdogan ha detto, prima della crisi, che sarebbe diventato il leader del Medio Oriente, e che sarebbe entrato in Europa. Oggi è pieno di problemi, la Siria probabilmente sarà in grado tra uno o due anni di risolvere i suoi problemi interni, la Turchia no, perché è governata dal partito di un fanatico legato alla Fratellanza Musulmana, che si autodistrugge: oggi ci sono circa quattromila aderenti all’Isis che circolano in Turchia tranquillamente. La Turchia è uno stato composito: ci sono Curdi, Alawiti, Sciiti, c’è la questione armena. La Turchia oggi mostra la vera faccia e la sua continuità con l’epoca ottomana: nel 1915 cosa è stato compiuto contro armeni? La scena si ripete in Siria. Ci sono testimoni armeni che raccontano che quando i terroristi sono entrati a Kessab, hanno distrutto ogni riferimento religioso armeno prima di uccide. Erdogan ha imprigionato moltissimi giornalisti, in Turchia c’è il maggior numero di giornalisti arrestati che nel resto del mondo. Ha sollevato animi che non controlla più, ha perso l’Europa perché alimenta i terroristi e ha perso il Medio Oriente, è entrato in conflitto anche con l’Arabia Saudita. La Turchia è passata da zero problemi zero a migliaia di problemi.

1201_grande_medio_oriente_mondiale_800L’Arabia Saudita ha ridimensionato il suo ruolo?

L’Arabia Saudita è il più importante “player” nella regione, penso che se trovasse un accordo con l’Iran potrebbe regnare la stabilità nella regione. Solo che l’Arabia Saudita continua ad essere governata dall’odio, odio verso Assad, malgrado il cancro nato in Siria si stia espandendo anche in Arabia Saudita, perché anche la monarchia è un nemico per l’ Isis. C’è stato nei giorni scorsi un incontro con ministro difesa saudita e il suo omologo russo, io credo che l’ Arabia Saudita ha la volontà di combattere il terrorismo, anche loro non si fidano degli Usa, gli Usa non hanno amici. Oggi la Russia sostiene una forza sul terreno che combatte per una ragione, gli Usa combattono con forze mercenarie, e sul territorio non vincono, perché non hanno alleati, quelli che avevano addestrato sono andati all’Isis.

I russi hanno mandato truppe di terra?

No, perché non c’è bisogno, oggi avrebbe un effetto contrario. All’inizio migliaia di giovani europei arabi sono andati a combattere con i terroristi, oggi c’è una inversione di tendenza, per esempio prendiamo la Cecenia, abbiamo migliaia di ceceni che combattono in Siria con l’Isis. È giusto andare a combatterli in Siria, anche l’Iraq chiederà alla Russia di allargare il fronte della guerra contro il terrorismo in territorio iracheno. La Russia cerca stabilità nella regione perché è dentro la regione, gli Usa sono lontani.

L’ intervento della Cina?

Penso che la Cina abbia affidato tutto il ruolo alla Russia, fornisce tecnologie per rilevare tunnel sotterranei, ma non c’è nessuna differenza tra la posizione russa e quella della Cina.

Pedina fondamentale è l’Iran, che pochi mesi fa chiudeva accordo sull’energia nucleare con gli USA. L’attività dell’Iran potrebbe far raffreddare i rapporti con l’Occidente?

 Su questo devo fare una critica a Renzi: l’Iran è un grosso mercato, prima dell’embargo l’Italia aveva uno scambio di sei-sette miliardi di dollari, e poteva anche crescere. Appena concluso l’accordo Usa-Iran tutti i leader occidentali sono andati di corsa a Teheran insieme alle ditte e alle imprese più grandi, Renzi invece è andato in Israele per dire ‘noi abbiamo fatto quest’accordo per la vostra tranquillità’, la tranquillità di uno stato occupante, poi ha mandato Gentiloni con una delegazione per salvare faccia. L’Iran va verso il nucleare, ma non verso la bomba nucleare, ma verso l’energia nucleare che oggi è più importante del petrolio, e potrebbe alimentare tutti i paesi vicini che hanno crisi energetica. L’Iran non nasconde i suoi morti in Siria, onora i suoi martiri. Non come i soldati americani, nascosti in celle frigo per non scandalizzare l’opinione pubblica. È grazie all’Iran e Hezbollah, al popolo siriano e alle comunità religiose, che vedevano in Assad un garante della libertà, che la Siria resiste.

L’Europa è schierata contro gli stati che combattono il terrorismo in Siria, come giudichi questo comportamento?

L’Europa non ha più politica, non ha leadership, è allo sbando. I partiti che sono al governo hanno complessi di inferiorità, adottano solo decisioni imposte da non europei. Penso ci siano altre strade, per esempio perfezionare la missione Unifil in Libano, dove l’esercito lavora e fa bene, onora l’Italia. Negli anni l’Italia ha creato un rapporto straordinario con la popolazione, è un vero esercito di pace e cooperazione, ha fatto tantissimo, ha fatto tornare un milione di persone nelle loro case, ha portato acqua, realizzato costruzioni. Perché non perfezionare questo? Quando si va in ambasciata italiana a Beirut sembra che l’Italia sia un paese meraviglioso, poi vieni qui e capisci che va tutto a rotoli. L’Italia ha perso la sua leadership, la sua classe politica, la potrebbe ritrovare solo con elezioni più democratiche, dando spazio a giovani agli intellettuali.

Alberto Palladino
Ilaria De Candia

(da Il Primato Nazionale)

Rispondi