Cosa farà l’Italia in Libia?

12507132_952370711512904_2015405638299537174_nRoma 20 Gen – La Libia ricca di petrolio, di disordini, di inquietudini e di guerre tra milizie e tribù. La Libia ricca di siti archeologici stagliati sul mare a Oriente e Occidente, di antiche rovine della città romana di Sabrata, a 70 chilometri da Tripoli, designata patrimonio dell’Umanità, nel 1982, insieme a Leptis Magna (a Oriente), fondata da mercanti fenici e poi diventata una delle più importanti città dell’Impero romano. Città di incredibile bellezza in Cirenaica: Cirene, Apollonia e Tolemaide, e una costa sul Mediterraneo sbocco ambito da grandi e piccole potenze, vicinissima all’Europa.

Un Paese tormentato con un passato coloniale e un Leader controverso che ha guidato il paese per quarantuno anni. Attualmente con una situazione politica caotica, un terreno di battaglia conteso tra miliziani e forze governative. È questa la complessa questione dei recenti incontri, affrontata da diciotto uomini, molto diversi tra loro, che devono, dovranno occuparsi di rimettere insieme il paese nel quale è assolutamente necessario e urgente un governo libico. È auspicabile che possano essere rispettati i tempi per la sua formazione ed è fortemente gradito che siano proprio i libici a scegliere di dare stabilità al paese. Ufficialmente si parla di messa in sicurezza della Libia, al momento spezzettata in più parti, quante non è dato sapere. Rimangono molte incertezze sulle modalità così come rimangono i timori su chi potrà veramente aiutare la Libia, l’opinione di molti analisti è quella di dover mantenere la cautela nelle comunicazioni nonostante siano stati significativi gli ultimi sviluppi nel paese del Nord Africa e molto impegnativo sarà il lavoro di tutta la Comunità internazionale. Il parlamento di Tobruk ha terminato il mandato in ottobre, le istituzioni di Tripoli sono divise e il vuoto istituzionale è reale. Occorre un nuovo modo di procedere, lasciando da parte l’idea di guardare indietro, lasciando da parte i riferimenti a generali con incarichi di comando in epoca fascista e nel periodo delle guerre coloniali italiane, serve sicurezza e stabilità. È necessario, inoltre, filtrare l’emigrazione illegale verso l’Europa e combattere il terrorismo.
Tutti attendiamo un giorno, non sappiamo quando, l’inizio di un nuovo modo di procedere. Tutti attendiamo un giorno, non sappiamo quando, di tornare ancora ad ammirare le antiche rovine sul mare tra Oriente e Occidente.

Paola Angelini

Rispondi