Siria: Esercito avanza su tutti i fronti, dopo raid-russi e il sostegno degli Hezbollah e della Repubblica islamica dell’Iran

Talal reporteDamasco, 24 Gen -Talal Khrais è tornato dal suo sessantacinquesimo viaggio in Siria in cinque anni. Un percorso per conoscere da vicino e meglio lo scenario Medio Orientale dove si combatte. “Dove si gioca tutta la partita per rompere l’asse della Resistenza contro l’unilateralismo voluto dagli Stati Uniti e dall’Occidente, successivo alla caduta del muro di Berlino” che poteva rappresentare un momento straordinario tra la Federazione Russa e l’Occidente “per risolvere insieme diversi problemi come il disarmo, la povertà nel mondo, la questione palestinese”. Ma la guerra è continuata e, attraverso la Siria ormai sfiancata, “hanno cercato di demolire l’asse: indebolire la Siria per indebolire la Repubblica Islamica dell’Iran, alleato della Russia che era l’obbiettivo finale”. Da novembre, nel Paese Arabo l’esercito sta avanzando su quasi tutti i fronti, su molte direttrici e in diverse aree: raid aerei russi contro le bande armate arrivate da ottantacinque paesi per distruggere un paese e la sua civiltà millenaria. Questo nuovo scenario è stato anticipato dal Presidente Bashar al-Assad due mesi fa, sottolineando che dopo l’intervento dell’alleato Russo la situazione è migliorata molto. Malgrado le nuove conquiste dell’Esercito Arabo Siriano il Presidente al-Assad ribadisce la volontà di arrivare ad una soluzione politica favorevole ai nuovi colloqui di pace. Talal Khrais continua il suo racconto: “Voglio parlare della mia testimonianza come reporter. Ho visitato diverse aeree liberate recentemente, contrariamente a quello che viene riferito da alcuni importanti giornali italiani, dove si legge che l’esercito siriano ha fatto pochi progressi sul terreno dopo l’avvio dei raid russi. Ho visitato luoghi dove sono stati sconfitti del tutto i terroristi. L’esercito Siriano ha riconquistato, nella provincia più grande della Siria, Homs e diverse città dai terroristi takfiri (sia dell’Isis, lo Stato dell’Iraq e del Levante, che di El Nusra), la località di al-Waer, Maheen e Hawareen nella campagna sud-orientale della provincia centrale di Homs. Protetto dai raid dell’aviazione russa, l’esercito siriano avanza nel Sud del Paese e la battaglia del Sud ha rotto l’equilibrio in favore dell’Esercito Arabo Siriano, in particolare interrompendo le linee di rifornimento dalla Giordania. Quelle in corso nella provincia di Deraa sono le battaglie determinanti. In particolare, dopo la ripresa dell’80% di Sheikh Maskin, pochi chilometri a Nord di Deraa, tutto il capoluogo che fino a qualche settimane fa era in mano ai ribelli oggi è libero. La liberazione di Sheikh Maskin da parte dell’esercito rappresenta un passo straordinario nella direzione verso Ibtaa, Dael e alcune delle città tutt’ora in mano delle bande armate. Per poter coprire il territorio siriano, i colleghi della TV francese France 2, accompagnati dal collega Shadi e Kamel, hanno scelto il nord, e ci siamo informati a vicenda.
L’Esercito Arabo Siriano aiutato dai raid aerei russi avanza verso una roccaforte dello Stato islamico nella provincia settentrionale di Aleppo. Supportato dai bombardamenti dell’aviazione russa, ha conquistato allo Stato islamico Arran, villaggio situato a soli 10 chilometri a sud di al Bab (una delle principali roccaforti dei terroristi), quasi metà del Monte dei Turkumani (dove sono concentrati migliaia di terroristi sostenuti dalla Turchia e pronti ad entrare in campo). […] I colleghi di Al Manar operano già a Salma, città turistica che garantirebbe il controllo su tutte le aree circostanti a ridosso del confine turco. A Damasco, si allarga sempre più il controllo governativo, dopo la sconfitta dei terroristi a Zabadane. Molti casi vengono risolti grazie alla riconciliazione nazionale, e soluzioni politiche riguardano la partenza dei combattenti dell’Isis e al Nusra con le loro armi leggere verso Edlib e Aleppo, a Nord. La settimana scorsa la popolazione di al Qadam, a Sud di Damascom, è tornata a casa dopo la liberazione”. In passato gli Stati Uniti e l’Occidente hanno cercato di imporre una soluzione per la Siria, escludendo la federazione Russa e la Repubblica Islamica dell’Iran. “Quelli che dovevano essere esclusi sono dei vincitori e invitano l’Occidente a condividere la vittoria contro il terrorismo”. Fino a questo momento le Nazioni Unite non hanno ancora mandato gli inviti per quell’incontro sulla Siria che doveva essere lunedì 25 gennaio a Ginevra, e che dovrebbe essere il primo passo di una delicatissima trattativa per mettere fine al conflitto in atto. “Non è ancora chiaro chi possa partecipare al negoziato perché il mese scorso l’opposizione siriana si era riunita in Arabia Saudita e aveva nominato un comitato in grado di rappresentarla. Nel comitato sono presenti organizzazioni considerate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU ‘Organizzazioni terroristiche’, come Jaich al Islam (Esercito dell’Islam) sostenuto dall’Arabia Saudita e Ahrar al Cham (liberatori Damasceni) sostenuti dalla Turchia. Secondo la federazione Russa e la Repubblica Islamica dell’Iran è impossibile accettare la presenza di gruppi, seppur moderati, che si rifanno in maniera esplicita al fondamentalismo Islamico. La Turchia, considerato uno dei principali alleati del fronte al Nusra e Ahrar al Cham, vuole escludere a tutti i costi i Curdi, che controllano una buona parte del nord della Siria e che sono tra i pochi a combattere sul campo lo Stato Islamico.
In conclusione si può dire che l’ISIS ha perso il 40% del terreno occupato e 60% della sua forza militare”. Talal Khrais continua il suo racconto e mi dice che, mentre lascia la Siria, “i colleghi presenti intorno a Dei Deir el-Zor mi informano che questa importante città della Siria orientale, che collega Raqqa, capitale dello Stato Islamico, ai territori che il Califfato controlla nell’Iraq occidentale, sta subendo gli attacchi massici dell’aviazione Russa e Siriana. Le Forze Governative, quindi, stanno cercando di conquistare più posizioni possibili”. Il 23 gennaio, mentre Talal Khrais si trova a Damasco, la città sembra più tranquilla: “il cerchio della sicurezza si sta allargando, in due giorni non ho sentito un colpo. A Daraya, a Duma e Jubar non partono colpi di mortaio, perché la risposta al fuoco sarà molto dura, sia dall’aviazione russa che siriana. Nella provincia di Damasco prevale la soluzione politica, le riconciliazioni. Il triangolo Yarmouk, Qadam e Haggiar al Awad è sciolto. La popolazione ritorna nel Qadam, le bande armate nel campo del Yarmouk sono isolate, Hagiar al-Aswad separato completamente del resto del Paese. Madaya è l’unico concentramento nella vicinanza di Damasco, è stremata e si pensa che fra giorni le bande armate l’abbandoneranno per Edleb”. Oggi, 24 gennaio, durante i molti spostamenti, il racconto di guerra di Talal si fa serrato: “l’esercito siriano nelle campagne di Latakia conquista la città di Rabia dopo Salma, sconfiggendo le bande armate dopo combattimenti durati tre giorni. Rabia si trova nella campagna orientale di Latakia. L’esercito continua ad avanzare nelle campagne nord di Latakia, entra nei villaggi di Al Shakirieh, Beit Ayouch, Karkir, Bait Awan e Ryan. L’esercito rimuove mine e ordigni per entrare nei due paesi di al Rawdah e Toros, ad ovest di Latakia. Importante e strategica, la città di Salma è in mano all’esercito siriano, nelle campagne nord, a 48 km da Latakia, a 850 m sul livello del mare. La roccaforte ha un significato strategico importante anche a livello morale. Dal 2013 occupata dalle bande armate, poteva essere considerata la capitale della montagna dei Curdi, un paradiso per i gruppi terroristici. Oltre ad allontanare il rischio di colpire ogni tanto Latakia con colpi di cannone, permette alle forze armate siriane di controllare, dalle colline nord e nord est di Latakia, ampie aeree geografiche tutt’ora sotto il controllo delle bande armate, tra cui gran parte della montagna dei Curdi (per esempio, Marj khoukhou, Dweikou, Arah, al Maroniat, al Mreij, e in più l’autostrada Latakia-Aleppo). Come dicevo, evita ulteriori rischi per Latakia: evita il bombardamento dell’aeroporto di Hamim. […] I combattenti sconfitti sono diversi: l’esercito dell’islam, Ahrar Chamil Fronte el Nusra. Ci sono combattenti ceceni, terroristi del partito del Turchistan, cinesi del Caucaso tutti addestrati in Turchia”.
Paola Angelini
Talal Khrais

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