Siria: quando si avvicina la vittoria di Assad

12541006_955415444541764_8666627623639794436_nDARAA e DAMASCO (Siria), 25 Gen – È il mio 65° viaggio in Siria in cinque anni, ancora una volta per vedere da vicino il terreno presso cui si gioca tutta la partita mediorientale, dove l’unilateralismo statunitense e occidentale – assieme ai suoi alleati oscurantisti dei governi petromonarchici e della Turchia – ha tentato sanguinosamente di rompere l’asse della Resistenza che gli si oppone nelle scacchiere globali, nel mondo ridisegnato dalla caduta del muro di Berlino.

La caduta del muro poteva rappresentare un momento di un’intesa straordinaria tra la Federazione Russa e l’Occidente per risolvere insieme diversi problemi mondiali (il disarmo, la povertà) e regionali (la questione palestinese e altri problemi). Invece la guerra è di fatto continuata in varie fasi fino all’odierna crisi in Siria, il fianco più debole, con effetti sulla causa palestinese e la persistenza di uno sforzo mirante a indebolire la Repubblica Islamica dell’Iran. Il tutto tenendo conto che la destabilizzazione della regione mediorientale ha esiti sistemici sulla Russia, l’obbiettivo finale.
Da novembre in Siria l’esercito sta avanzando su quasi tutti i fronti, su molte direttrici e in diverse aree, grazie ai raid aerei russi contro le bande armate composte da miliziani provenienti da 85 paesi, animati da un’ideologia che vuole semplicemente distruggere un Paese e una civiltà millenaria.
Il nuovo scenario di avanzata delle forze di Damasco fu anticipato dal Presidente Bashar al-Assad già due mesi fa, quando sottolineò che dopo l’intervento dell’alleato russo la situazione sarebbe migliorata in modo decisivo. Tuttavia, nonostante le nuove conquiste dell’Esercito Arabo Siriano il Presidente Assad ribadisce la volontà di arrivare ad una soluzione politica, favorevole ai nuovi colloqui di pace.

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In Siria ho visitato diverse aeree recentemente liberate. Contrariamente a quel che riferiscono alcuni importanti giornali italiani, i quali sostengono che l’esercito siriano abbia fatto pochi progressi sul terreno dopo l’avvio dei raid russi, ho visitato luoghi in cui i terroristi sono stati debellati.

Per esperienza diretta posso riferire che l’esercito ha riconquistato dai terroristi takfiri – nella provincia più grande della Siria, quella di Homs – diverse città, sottratte sia all’ISIS-Daesh sia ad Al-Nusra. Si tratta delle località di Al-Waer, Maheen e Hawareen, nella campagna sud-orientale della provincia centrale di Homs. Coperto dai raid dell’aviazione russa, l’esercito siriano avanza anche nel sud del Paese. La battaglia del sud ha rotto tutto l’equilibrio in favore dell’Esercito Arabo Siriano, in particolare le linee di rifornimento dalla Giordania. Quelle in corso nella provincia di Deraa sono le battaglie determinanti, in particolare dopo la riconquista dell’80 per cento di Sheikh Maskin, pochi chilometri a Nord di Deraa. Tutto il capoluogo, che fino a qualche settimana fa era in mano alle milizie fondamentaliste, oggi è libero.
La liberazione di Sheikh Maskin da parte dell’esercito rappresenta un passo straordinario nella direzione verso Ibtaa, Dael e alcune altre città tutt’ora in mano delle bande armate.
Per poter coprire il territorio siriano i colleghi della TV francese France 2, accompagnati dal collega Shadi Kamel, hanno scelto il nord e ci siamo scambiati vicendevolmente delle informazioni. Le truppe governative, coadiuvate dall’aviazione russa, avanzano verso una roccaforte dello Stato islamico nella provincia settentrionale di Aleppo. L’Esercito ha conquistato dallo Stato islamico un villaggio situato a soli 10 chilometri a sud di Al-Bab, Arran, uno dei principali baluardi dei terroristi, oltre a quasi metà delle montagne dei turcomanni, dove sono concentrati migliaia di terroristi sostenuti dalla Turchia e pronti a entrare in campo.
I colleghi di Al Manar operano già a Salma, città turistica che garantirebbe il controllo su tutte le aree circostanti a ridosso del confine turco.
A Damasco, si allarga sempre più il controllo governativo, dopo la sconfitta dei terroristi a Zabadane. Molti casi vengono risolti negozialmente grazie alla riconciliazione nazionale. Soluzioni politiche riguardano la partenza dei combattenti dell’ISIS e Al-Nusra con le loro armi leggere verso il Nord, Edlib e Aleppo. La settimana scorsa la popolazione di Al-Qadam, a sud di Damasco, è potuta tornare a casa dopo la sua liberazione.

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Nel passato gli Stati Uniti e l’Occidente hanno cercato di imporre una soluzione politica in Siria che escludesse la Federazione Russa e la Repubblica Islamica dell’Iran. Quelli che dovevano essere esclusi sono ora nella posizione dei vincitori sul campo e invitano l’Occidente a condividere la vittoria contro il terrorismo.
Fino a questo momento le Nazioni Unite non hanno ancora mandato gli inviti per l’incontro sulla Siria che doveva essere lunedì 25 a Ginevra, che dovrebbe essere il primo passo di una delicatissima trattativa per mettere fine al conflitto in atto. Non è ancora chiaro chi possa partecipare al negoziato.
Il mese scorso una porzione limitata dell’opposizione siriana si era riunita in Arabia Saudita e aveva nominato un comitato in grado di rappresentarla, ma nel comitato ci sono formazioni considerate come organizzazioni terroristiche dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, come Jaich al-Islam (Esercito dell’Islam) sostenuto dall’Arabia Saudita e Ahrar al-Cham (liberatori Damasceni) sostenuto dalla Turchia.
Secondo la Russia e l’Iran è impossibile accettare la presenza di gruppi, che sebbene si azzardino ad auto-assegnarsi l’etichetta di “moderati”, si rifanno in realtà in maniera esplicita al fondamentalismo islamista.
La Turchia, uno dei principali alleati del Fronte Al-Nusra e di Ahrar al Cham, vuole addirittura escludere a tutti i costi i curdi, che controllano una buona parte del nord della Siria e che sono tra i pochi a combattere sul campo lo Stato Islamico.

In conclusione si può dire che l’ISIS ha perso in pochi mesi il 40% del terreno occupato e il 60% della sua forza militare.

Mentre sono in procinto di lasciare la Siria i colleghi presenti intorno a Deir el-Zor – un’importante città della Siria orientale che collega Raqqa, la capitale dello Stato Islamico – riferiscono che anche i territori che il Califfato controlla lungo i confini con l’Iraq occidentale, stanno subendo attacchi massici dell’aviazione russa e siriana. Le forze governative stanno cercando di conquistare più posizioni possibili, e intanto indeboliscono Daesh.

di Talal Khrais.

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