Esclusivo: Talal Khrais, incontra Ibrahim Mohammad al Douleimi, leader yemenita

imageRoma, 14 feb – Da 11 mesi l’Arabia Saudita con il sostegno diretto degli USA conduce una terribile aggressione nei confronti dello Yemen, il bilancio di questa guerra assurda contro uno dei paesi arabi più poveri dalla cosiddetta coalizione capeggiata dall’Arabia Saudita è terribile, un continuo bombardamento senza distinzione. In termini umanitari i civili continuano a pagare il prezzo più alto: 10.000 morti, tra cui 2.200 bambini e 1.900 donne. Sono 1,5 milioni gli sfollati e 520.000 le case danneggiate. Parzialmente o totalmente distrutte 680 moschee, 258 strutture sanitarie e 669 tra scuole e istituti. I bombardamenti hanno inoltre colpito le infrastrutture con il conseguente collasso di 19 aeroporti e 10 porti. Attacchi a 512 ponti, 125 centrali elettriche, 167 stazioni di comunicazione e altrettante reti idriche. La crisi ha raggiunto livelli estremi con un bilancio inevitabilmente negativo nel settore della produzione, con: 546 depositi di approvvigionamento (353 centri commerciali, mercati), 409 camion di prodotti alimentari, 175 navi cisterna, sette depositi di grano, 190 industrie e 238 stazioni di servizio. Il Paese è paralizzato: inattivi quasi 1.000 edifici pubblici, 59 siti archeologici, 119 siti turistici, 42 centri sportivi, 125 centri di ricovero. In tutto il Mondo Arabo i movimenti politici e le associazioni umanitarie esprimono la loro condanna e preoccupazione per l’aggressione che l’Arabia Saudita ha messo in atto con forza. È un accanimento che oltre a creare sofferenze al popolo yemenita rischia di destabilizzare un paese complesso.
La Repubblica Unita dello Yemen è uno dei principali crocevia mondiali del commercio di petrolio, le sue coste sono bagnate dal Mar Rosso e dal Golfo di Aden. E’ evidente che gli interessi per questo stato sono rilevanti tra i paesi più potenti del Medio Oriente. Inoltre, è il naturale punto di incontro tra mondo arabo e mondo africano, dove passano le rotte di collegamento tra Oceano Indiano e Mar Mediterraneo, attraverso il Canale di Suez. La considerevole percentuale di rifornimenti energetici costretta a passare dal Canale di Suez-Mar Rosso rende quei mari luoghi critici, per cui una sospensione della navigazione potrebbe incidere sui costi dell’energia mondiale. Talal Khrais incontra Ibrahim Mohammad al Douleimi, (clicca per VIDEO) direttore di al Massira, unica televisione in grado di trasmettere immagini dallo Yemen verso una parte del Mondo. Ibrahim Mohammad al Douleimi fa parte del Movimento Ansar Allah che difende il territorio yemenita insieme all’Esercito rimasto fedele al Presidente Ali Abdallah Saleh alleato del Movimento al Houhi. Il direttore della TV al Massira invia un messaggio registrato, attraverso Pandora TV, all’opinione pubblica europea che ritiene silenziosa perché non pronuncia nemmeno una parola di pietà per le vittime yemenite. Gli viene chiesto di raccontare cosa sta succedendo nel suo paese e cosa ha spinto l’Arabia Saudita ad aggredire lo Yemen: “In nome di Dio Misericordioso, l’aggressione è stata una risposta alla volontà dello Yemen e del suo popolo di mettere fine all’egemonia saudita sul paese e alla sua scelta di stabilire rapporti indipendenti con il vicinato. Noi per lungo tempo abbiamo sofferto dell’egemonia saudita e della sottomissione, a causa di questa egemonia saudita ed americana gli yemeniti sono stati privati dalla loro indipendenza e della loro sovranità sul territorio. Lo Yemen malgrado la sua ricchezza è rimasto un paese arretrato, non aggiornato, legato alla volontà della Monarchia Saudita, intervenuta dopo una rivolta popolare. La ribellione ha prodotto un clima nuovo di libertà e indipendenza nel paese. Contro la volontà del popolo yemenita è stata organizzata questa guerra distruttiva”.السيدم
Talal Khrais domanda se esiste un vero oscuramento sulla situazione nello Yemen perché i giornalisti non riescono ad arrivare a Sana’a e a trasmettere ciò che vedono. I mezzi di informazione ci informano che l’Arabia Saudita vuole addirittura inviare truppe in Siria, altri osservatori si domandano se ha già vinto nello Yemen e pertanto può permettersi di inviare truppe in Siria. Ibrahim Mohammad al Douleimi ritiene che di fronte al “fallimento della politica regionale saudita possiamo aspettarci di tutto, i sauditi sono risentiti e possono commettere qualsiasi atto sconsiderato […]. Purtroppo tutto può succedere di fronte al disordine totale, all’assenza delle Nazioni Unite che non si assumono le proprie responsabilità. Il risentimento saudita verso gli altri può spingerli a commettere ulteriori atti criminali violando il diritto internazionale. Sembra che tutto quello che sta succedendo nello Yemen, in questo momento, sia un esperimento che i sauditi vorrebbero presto estendere all’Iraq, alla Siria, o ad altri paesi indifesi della Regione. L’Arabia Saudita può collaborare con qualunque stato, come per esempio Turchia o Israele, al fine di realizzare i propri obbiettivi, e può farlo con gli stati che condividono le stesse opinioni. È vergognosa l’aggressione del paese e il disastro umanitario che ne consegue, compreso l’oscuramento dei mezzi di comunicazione della Stampa. I giornalisti dell’opinione libera non fanno nulla per il nostro martoriato Yemen. Ma ci sono anche i giornalisti che vogliono andare nello Yemen e non possono farlo perché i sauditi controllano ogni aereo. Infatti, tutti gli aerei che partono dalla Giordania verso lo Yemen diretti a Sana’a devono atterrare nell’aeroporto militare Bigi, e i giornalisti sono costretti a tornare indietro”.Yemen_-Houthi-Shii_3246238b
Ancora una domanda sui sauditi: hanno raggiunto i loro obbiettivi nello Yemen? La risposta è: “Sono riusciti distruggere le infrastrutture, sono riusciti ad aiutare l’Isis e al Qaeda a entrare in importanti città e nelle provincie del Sud. I loro bombardamenti ci hanno costretto a abbandonare, e al Qaedah avanza nelle province del Sud, compresa la città di Aden. Sono riusciti a rovinare lo Yemen, ma non sono riusciti a inginocchiare gli yemeniti che combattono anche all’interno delle province saudite, e dopo mesi di bombardamento non si afferma come una potenza Regionale e raccoglie ogni giorno nuove sconfitte”. Ibrahim Mohammad al Douleimi invia un appello alla Stampa libera: Pace su di voi, io sono Ibrahim Mohamad al Douleimi, il vostro collega, il giornalista direttore della TV al Massira e mi rivolgo a tutti i giornalisti liberi nel mondo, a tutte le organizzazioni per i diritti umani. Desidero chiedervi: dove siete? Da quale parte state guardando? Non sentiamo la vostra voce di fronte a quello che sta subendo lo Yemen da 11 mesi. Non vediamo nessun giornalista presente sulla nostra terra bruciata, da quando si è scatenata la guerra Americana-Saudita contro il nostro Paese. È un atto criminale nel vero senso della parola: vengono uccisi donne e bambini, vengono utilizzati i bombardamenti più moderni e armi proibite.
Dobbiamo continuare a morire? Dov’è l’opinione pubblica? Dove sono i giornalisti liberi? Lo Yemen vi aspetta, noi vi aspettiamo.
Paola Angelini

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