Il Libano, piccolo grande Paese nell’occhio del ciclone Mediorientale

libanoBeirout, Molti non sanno che quando parliamo del Libano, mi capita spesso in Italia, che il Paese dei Cedri è piccolo quanto la Regione Umbra in Italia con Superficie 10.452 Km² e popolazione 4.831.000. La sua Capitale Beirut (361.000 ab., 2.025.000 aggl. urbano). Per la sua sfortuna non è confinato con la Svezia e la tranquilla Isola Islanda, ben altro.  Il Libano, il piccolo Stato dell’Asia Occidentale che è stato teatro dal 1948 di conflitti e dal 1975 fino al 2006 di una guerra civile e diversi scontri armati con Israele.

Un Paese con mille problemi, ma grazie alla sua cultura millenario e alla possibilità del dialogo interno è in grado di superare.

Uno dei problemi socio economici sono causati dal grande numero di rifugiati presenti nel Paese è pari al 40% della popolazione del Libano, se non volgiamo contare i 470 mila profughi palestinesi. E’ come se l’Italia accogliesse 25 milioni di profughi, mentre i Paesi Arabi ricchi del Golfo ,causa principale della guerra in Siria, per aver finanziato il terrorismo, sono chiusi all’accoglienza. I Paesi del Golfo, specificamente l’Arabia Saudita fanno delle donazioni che vanno alle associazioni religiosi musulmane.

Kamal Hamdan, l’autorevole esperto, sociologo e economista rispondendo alla nostra collega Najia al Housari, afferma: “Per fermare il flusso dei rifugiati il problema è uno solo:risolvere la questione della guerra in Siria, asciugare il flusso dei finanziamenti al terrorismo che da cinque anni distrugge il Paese senza sosta. In oltre quattro anni, il Libano ha ospitato quasi 1,5 milioni di rifugiati siriani e deve affrontare gli squilibri demografici, economici, politici, di sicurezza che tutto questo comporta.” Afferma Kamal Hamdan. Poi continua:” la comunità internazionale è anzitutto indifferente, chiudendo gli occhi davanti alla vendita di armi,ai finanziamenti per i terroristi che passano tramite il territorio turco, Paese alleato della NATO. L’Occidente è incapace di fare qualche cosa di serio per riparare suoi errori. Se fermiamo la guerra e il traffico delle armi, i finanziamenti al terrorismo, tutto può essere controllato.

Secondo problema è che Israele non vuole permettere al Libano di avere una forza di dissuasione per difendersi, da quando Hezbollah nel 2006 ha istituito un equilibrio di dissuasione con lo Stato d’Israele. Rispondendo alle continue minacce, il leader di Hezbollah Sayed Hassan Nasrallah da affermato:”Colpiremo la fabbrica di ammoniaca e faremo 800mila morti, nel caso in cui Israle attacca il Libano. Hezbollah userà i suoi missili sulla fabbrica di ammoniaca di Haifa,la seconda città costiera di Israele e causerà un’esplosione che farà 800mila morti. Il discorso è stato tenuto nella giornata della fedeltà ai martiri e ai leader. Naim Kassem il vice Segretario Generale di Hezbollah ha detto:” non permetteremo a Israele di distruggere le nostre centrale elettriche, ponti e ospedali, bastano pochi missili su pochi impianti di ammoniaca equivalgono allo stesso numero di morti che farebbe una bomba atomica.” Poi ha continuato voi, israeliani avete la più grande forza aerea,i missili, e altri mezzi,ma noi possiamo fare lo stesso con pochi missili a poche fabbriche di ammoniaca.”

A livello nazionale è stato positivo l’incontro fra il Generale Michel Aoun e il Dott. Samir Geagea, anche non cancella gli errori del passato e il ricordo di un conflitto sanguinoso, anche tra cristiani. I libanesi hanno accolto con gioia il riavvicinamento fra l’ex comandate dell’esercito Michel Aoun e il capo del partito delle Forze libanesi, Samir Geagea.

Questo riavvicinamento offre un modello di “riconciliazione” fra i due leader cristiani più rappresentativi. Il capo del partito delle Forze libanesi, Samir Geagea ha accettato la candidatura di Michel Aoun Presidente anche la Corrente Nazionale Libera alla Presidenza della Repubblica. Michel Aoun è anche sostenuto da Hezbollah. Ricordiamo pochi mesi fa, L’appello lanciata al Parlamento libanese per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, fatto dai leader religiosi, diplomatici internazionali e società civile carica ormai vacante da oltre 21 mesi. In ogni omelia domenicale il patriarca maronita Beshara al-Rai ha sottolineato che il popolo merita di vivere in un Paese che rispetta i suoi diritti. “Nelle scorse settimane il sostegno esplicito alla candidatura dell’ex generale Michel Aoun da parte del capo delle Forze Libanesi, Samir Geagea, aveva fatto sperare – finora invano – in uno sviluppo della situazione.” Ha detto il Cardinale Rai.  

Per la mancata elezione del Presidente Rai si è rivolto alle formazione politiche e parlamentari che da troppo tempo ostacolano l’elezione presidenziale, per trovare un accordo che salvi una nazione “sull’orlo del collasso”. Il Paese, ha aggiunto, deve guardare “al bene comune” e rispondere “alla Costituzione, al Patto Nazionale (che assegna la presidenza a un maronita), e ai “sistemi democratici adottati dal Libano e menzionati in apertura” della Carta. 

Ricordiamo che nel mese di maggio 2014, quando si è concluso il termine del presidente uscente Michel Suleiman, il Libano è privo di un capo di Stato, da allora il Parlamento e i blocchi al suo interno non sono riusciti a raggiungere il consenso sulla scelta del successore. 

Terzo problema causato dai continui ricatti dell’Arabia Saudita contro il Libano, causa principale il fallimento della politica saudita di indebolire l’Iran e Hezbollah e il fallimento della guerra alimentata dal Regno per fare cadere il governo del Presidente Bashar Assad.

Il ritiro della donazione di 4 miliardi di dollari all’esercito libanese; la messa in guardia dei viaggiatori sauditi, del Bahrein e degli Emirati a non recarsi in Libano; la minaccia di espulsione di circa 400 mila libanesi dai Paesi del Golfo sono alcune delle vendette della re Salman che non si sente appoggiato nella sua guerra contro l’Iran. Arabia saudita, Bahrain ed Emirati hanno messo minacciano di espellere 400 mila libanese non tenendo contro dalle Convenzioni Internazionali che proibiscono di espellere lavoratori per motivi politici.

Il Libano ha superato nel passato crisi ben profondi supererà anche queste.

Di Talal Khrais Beirut

Najia al Hussari, Cairo

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