Islam è compatibile con la democrazia

 

Hasan RowhaniIl Ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha commentato con Mohamad Ballout, nostro corrispondente a Teheran: “il popolo iraniano ha dimostrato ancora una volta di essere fedele alla Costituzione islamica”.

Migliaia di giornalisti di tutto il Mondo seguono le elezioni nella Repubblica Islamica dell’Iran: saranno premiati i 55 milioni di elettori che voteranno per il nuovo Parlamento – il Majlis – e per l’Assemblea degli Esperti – organismo religioso. Una grande adesione, decisa a sostenere i deputati riformisti e l’apertura prudente del Presidente Hassan Rohani, l’artista degli accordi sul nucleare.

L’ex-Persia sta dando prova di rara democrazia, pur essendo tanto vicina ad altri Paesi del Golfo, in particolare i Paesi Arabi, cosiddetti moderati e amici dell’Occidente, dove non esiste una Costituzione.

Tutta la stampa occidentale, inclusa quella italiana, segue con la massima attenzione lo svolgimento delle elezioni in un paese che dimostra come democrazia e Islam possano essere compatibili, dando prova che l’Islam e le altre minoranze possono convivere.

Giovedì 18 febbraio, la sfida elettorale è entrata nel vivo con l’inizio ufficiale della campagna elettorale, che nella Repubblica Islamica dell’Iran dura sette giorni.

Nella giornata di ieri, a causa della affluenza da record e per permettere a tutti di votare, le autorità hanno dato mandato di ritardare la chiusura dei seggi elettorali. In alcune città i seggi sono stati chiusi verso la mezzanotte, e il Ministro dell’Interno iraniano ha fatto sapere di aver conteggiato il 25% delle schede elettorali, ma per un quadro preciso occorrerà attendere fino a lunedì. Il numero dei seggi allestiti nel paese è di 52mila.

Osservatori internazionali, amici e nemici della Repubblica Islamica dell’Iran, hanno riconosciuto il successo della massiccia affluenza alle urne, in particolare dei giovani. Secondo il Ministro degli Interni iraniano, pressappoco il 70% dei cittadini aventi diritto di voto ha espresso la propria preferenza nella giornata di ieri, ultimo venerdì di febbraio. Lo spoglio delle schede elettorali è già cominciato e i primi risultati saranno annunciati a partire da oggi, e il nostro collega Mohammad Ballout, corrispondente a Tehran, ha precisato: “Prima si procederà allo spoglio delle schede relative all’Assemblea degli Esperti e poi a quelle per l’elezione del Parlamento”. I candidati per il Parlamento sono 4.844, tra cui 500 donne, e per l’Assemblea degli Esperti 88 teologi chiamati a nominare la prossima Guida Suprema che si rinnova ogni otto anni.

Il direttore dell’autorevole quotidiano Assafir, Talal Salman, ha dichiarato che “la democrazia nella Regione è una moneta rara. Fortunatamente, gli iraniani e i giovani in particolare sono persone ancora presenti sulla scena politica del paese con fervore ed emozione […] sono fieri del loro paese che non ha ceduto, malgrado tutte le pressioni, conquistando il diritto di essere una potenza nucleare con scopi pacifici. L’alta affluenza alle urne è una manifestazione della fermezza e della fedeltà del popolo iraniano alla Costituzione islamica e ai principi della rivoluzione islamica”.

Il Ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, si è recato alle urne nella mattina di venerdì, e gentilmente ha risposto alle domande del collega Mohamad Ballout. Ha elogiato la partecipazione compatta alle urne dei cittadini e ha dichiarato: “Il popolo ha dimostrato ancora una volta di essere fedele alla Costituzione islamica, queste elezioni sono una manifestazione di democrazia religiosa”. Come si sa, gli iraniani votano contemporaneamente per il rinnovo dei 290 seggi del Parlamento (Majlis) e per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti, organo clericale cui spetta nominare il successore della Guida Suprema, che oggi è l’Ayatollah Alì Seyyed Khamenei. Egli, intervenendo nei giorni scorsi, ha invitato gli iraniani a recarsi al voto in un momento storico importante per il paese, impegnato nella ricostruzione della sua economia nazionale, e nella stabilizzazione delle relazioni con il mondo esterno. Il voto è percepito anche come un referendum sulle politiche del Presidente moderato Hassan Rohani, nominato leader della Repubblica Islamica dell’Iran nel 2013.

Mohamad Ballout, Teheran

Talal Khrais, Damasco

Paola Angelini, Roma

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