Turchia, Erdogan minacciò l’Ue: “Dateci più soldi o vi invieremo i migranti”

ErdoganPrima di iniziare la sua guerra in Siria con obbiettivo ben preciso, portare la Fratellanza Musulmana al potere, rovesciando il Presidente Bashar Assad, la Turchia, come dicevano suoi leader è con problemi zero. La sua follia ha creato tanti nemici, tra cui gli stessi partner europei. Non si può dimenticare che la Turchia è l’unico paese che con Ataturk ha avviato quel processo di laicizzazione dello Stato che è l’unica strada verso la Democrazia. Un processo fallito perché Erdogan rappresenta le forze che lo contrastano, è leader della Fratellanza Musulmna. L’Unione europea e gli Usa considerare la Turchia un valido alleato nel fronteggiare la crisi dei migranti e la minaccia dell’Isis in Siria. Non c’è più sbagliato perché la Turchia stessa è in guerra, e il rischio che dal paese si propaghi un conflitto aperto è più che reale. Il presidente Recep Tayyip Erdogan è in guerra con i curdi si alleato con lo Stato dell’Iraq e del Levante- Isis contro il popolo curdo. Chi governa la Turchia oggi ha troppe guerre da combattere contro troppi nemici. La sua guerra in Siria sta fallendo grazie alle grande conquiste dell’Esercito Arabo Siria, è difficile credere che l’Esercito Turco combatte l’ISIS, perché fino a ieri colonne e carichi di armi arrivano dalla Turchia per l’organizzazione terroristica. Recep Tayyib Erdogan in realtà non combatte l’ISIS, ma il curdi, tutti i curdi non solo AKP.
Nostri corrispondenti confermano che esiste una campagna militare in atto i curdi in Turchia e ovunque, attaccando sia il partito di unione democratica (PYD) che le milizie dell’YPG (unità di protezione del popolo, di fatto il braccio armato del partito PYD). Il cambiamento è difficile tutte le mosse sono tattiche ma l’obbiettivo uno: è tornare ai tempi gloriosi. Per il leader turco il PYD e YPG sono organizzazioni terroristiche legate con il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Una politica aggressiva contro forze considerate anche dagli Stati Uniti alleati nella battaglia contro l’Isis. La Turchia sta facendo di tutto per convincere gli Usa che le milizie YPG “non sono diverse” dall’Isis e che dunque non dovrebbero ricevere un trattamento differente. I leader turchi viaggiano in questo momento ovunque per uscire di un difficile isolamento ma nessuno si fida. “ La Turchia ricatta l’Italia e l’Europa con gli immigrati. Per fermare i clandestini vuole altri soldi,oltre ai 3 miliardi già avuti da Bruxelles, e soprattutto vuole entrare nell’Unione Europea. La Turchia non è e non sarà mai Europa, per mille motivi.” Così il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini,commenta le richieste di Ankara all’Unione. Gli iraniani che hanno lasciato le porte alla Turchia sperando in un cambiamento sembrano più ottimisti e credono che il vicino turco potrà ragionare.
”Iran e Turchia vogliono una Siria unita.” Dall’inizio del conflitto la Turchia afferma per prima volta questo principio. In contraddizione della sua condotta, il suo il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, il 6 Marzo scorso ricevuto dal Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran Hassan Rouhani afferma che la Turchia auspica un futuro di integrità territoriale per la Siria del dopo-tregua. Ankara e Teheran hanno detto sì al cessate-il-fuoco che vige in Siria dal 27 febbraio scorso. Sia Turchia che Iran hanno pronunciato il proprio appoggio al cessate-il-fuoco in Siria. Le parole del Presidente Rouhani: “Dobbiamo porre fine ad un conflitto estenuante che può solo compromettere irreparabilmente il destino siriano. La tregua dev’essere l’occasione per soccorrere i profughi e gli sfollati”. Il convergere degli obiettivi di Turchia e Iran ha una valenza di notevole ampiezza,“non servono soltanto per la Siria,ma per il benessere di tutto il Medio Oriente”.
La Turchia è scoraggiata dalla sconfitta degli alleati che combattono contro le Forze Armate Siriane, ultimo episodio a Raqqa dove 200 elementi dell’Isis sono passati dalla parte opposta, cioè hanno lasciato gli armi e scappati. Erdogan sta uscendo fuori la scana e rischia di un avere un ruolo nel processo di pace in Siria mentre i curdi, alleati della Russia potranno questa volta essere presenti sul tavolo del negoziato. Per Staffan de Mistura, inviato dell’Onu in Siria, i colloqui di pace sono la seconda tappa necessaria dopo gli accordi del 27 febbraio scorso. “Dobbiamo lavorare per dare alla Siria un governo di transizione” ha affermato de Mistura pochi giorni fa, se non sapremo offrire una valida riconciliazione nazionale, ogni nostro sforzo sarà stato vano”.
Ritornando all’Europa il presidente turco Recep Tayyip Erdogan continua suoi minacce all’Europa “Possiamo aprire le porte verso la Grecia e la Bulgaria in qualsiasi momento e mettere i rifugiati sugli autobus”, aveva detto durante un colloquio con i presidenti della Commissione Ue,Jean-Claude Juncker, e del Consiglio Europeo, Donald Tusk, pochi giorni dopo il G20 di Antalya. Oggi la situazione non è cambiata.
Talal Khrais , Damasco
Alberto Paladino , Roma
Mohamad Ballout, Tehran

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