Italiani in Libano: restituire il sorriso sui volti dei bambini libanesi

Tutto ha inizio nel 1948, nel Sud del Libano attaccato dagli israeliani. Nello stesso periodo alcune formazioni palestinesi, presenti in quelle zone, hanno l’obbiettivo di ritornare in Palestina. Numerose aggressioni trasformano quel territorio in un inferno, siamo a Jabal Amel, che in arabo significa “terra del lavoro”, una fetta di terra a sud, che subisce conseguenze pesantissime, della stessa misura sono le perdite umane ed economiche.
Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU approva la risoluzione n. 1701 nel 2006 e mette fine al drammatico conflitto tra Israele e la Resistenza Libanese guidata da Hezbollah. Una guerra durissima durata 33 giorni. La risoluzione 1701 prevede: il monitoraggio e il mantenimento della fine delle ostilità tra Israele e il Libano, l’assistenza al Governo libanese nella funzione della propria sovranità sul territorio, la garanzia per la sicurezza dei confini compresi i valichi di frontiera con lo Stato di Israele. La risoluzione è stata supportata persino dall’On. Massimo D’Alema, in quel periodo premier della Repubblica italiana, che durante una visita nel Sud del Libano, dove più di mille soldati operavano per la pace e lo sviluppo, raccontò che il suo sogno era di “estendere questo piano di pace nei territori occupati”. Purtroppo, come sappiamo, il successore non ha avuto lo stesso entusiasmo.
Prima ancora della missione UNIFIL2, i militari italiani (donne e uomini) cooperavano con la popolazione civile realizzando progetti e sostenendo le Forze Armate libanesi. Da oltre trent’anni le Forze Armate Italiane sono impegnate nel Sud del Libano, nella missione UNIFIL (United Nation Interim Force in Lebanon) – oggi UNIFIL 2 – che mira a garantire la piena interruzione delle ostilità tra Libano e Israele, oltre a controllare il rispetto della Blue Line, che non è un confine vero e proprio, ma una linea “armistiziale internazionalmente riconosciuta”, posizionata in uno dei punti più instabili e delicati del Medio Oriente, lunga 120 km.
Unifil ha lo scopo di assistere la popolazione civile e sostenere le Forze Armate libanesi nelle operazioni di sicurezza, stabilizzazione e prevenzione dell’area e per creare le condizioni per una pace duratura. Capo missione e Comandante della forza ONU in Libano dal 2014, è il Generale di divisione Luciano Portolano.
Nella giornata culturale realizzata a favore di studenti e famiglie, l’Italbatt, pedina operativa del contingente, ha consegnato materiali scolastici e giocattoli nelle scuole primarie di Al Mansouri e Naqoura. I giocattoli sono stati donati dall’associazione internazionale Regina Elena, dall’Ordine di Malta – sezione Liguria – e dall’U.N.U.C.I., il materiale scolastico dalla BM Arti grafiche. Tutti hanno aderito alle iniziative di solidarietà promosse dal reggimento Nizza-Cavalleria in fase di preparazione della missione.
L’8 marzo nei villaggi di Srifa, al Qallawya, Harris e Bidyas, gli Alpini della Brigata “Taurinense” hanno completato la consegna di nuovi impianti di illuminazione a pannelli fotovoltaici richiesti fortemente dalla popolazione per migliorare le condizioni di vita. Un progetto più ampio prevede, inoltre, l’illuminazione di oltre 100 villaggi.
L’installazione di generatori elettrici presso il comando di Tiro delle ISF (International Security Forces) ha consentito la creazione di una nuova centrale operativa che avrà la possibilità di coordinare le attività di sicurezza con gli altri attori libanese e UNIFIL.

Talal Khrais, Naqoura-Sud Libano – Paola Angelini, Roma

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