Cinque anni di guerra: basta morti e lutti Il doveroso contributo dell’Arabia Saudita e della Repubblica Islamica dell’Iran per la stabilità e la pace nella Regione

saudi-iran-flagQuesta è la mia testimonianza, non solo come reporter militare che da cinque anni si reca in Siria per riferire dei tragici fatti di guerra, ma soprattutto come essere umano profondamente colpito dallo scenario di morti, il più delle volte pagato dai più deboli, che sono sempre esseri umani. Purtroppo ho visto da vicino diverse guerre, compresa la guerra che ha coinvolto e insanguinato da 20 anni il mio paese, il Libano. Sono addolorato per essere anche portavoce e testimone di una distruzione mai vista. A volte mi sono limitato alle analisi geopolitiche, perché c’era bisogno di capire meccanismi e strategie, ma davanti alla sofferenze delle madri che hanno perso i loro bambini, o di bambini che piangendo cercavano le proprie mamme tra le macerie, vorrei dire basta con il rumore delle bombe e dei raid aerei: cinque anni di sofferenze sono troppi.

Le rivoluzioni, se si fanno, si fanno solo per vivere meglio e non per uccidere. Colleghi siriani, arabi e di altri paesi hanno perso la vita durante il loro lavoro sul campo, lavoro che è una missione. Ciò che desidero ora, più di ogni altra cosa, è che finisca la violenza a cui tutti noi, impotenti, abbiamo assistito. Il cessate il fuoco è stato rispettato all’80-90%, una tregua entrata in vigore il 27 febbraio: non perdiamo questa occasione, perché ha risparmiato molte vite umane e, oggi più che mai, esistono le condizioni, lunedì a Ginevra, per una ripresa dei negoziati tra le parti. Il terrorismo minaccia seriamente tutti gli attori principali, a cominciare dagli Stati Uniti d’America, con la Federazione Russa, la Repubblica Islamica dell’Iran e l’Arabia Saudita. Abbiamo vissuto il tempo in cui Teheran e Riad erano in sintonia, importanti e influenti nella Regione. Due giganti che dovrebbero assumere quella funzione determinante per trovare un piano d’intesa comune, per mettere fine, con equilibrio, alla guerra fredda. La guerra in Siria può essere terminata liberando le basi di reciproca comprensione che consentano di salvaguardare gli interessi della popolazione dell’intera Regione. Basta speculazioni con la questione degli sfollati, perché all’interno della Siria ci sono territori senza controlli, e i profughi non vengono assistiti. L’Isis non è un nostro destino, perde ovunque, e alla vigilia del negoziato di pace di Ginevra (per la Siria), giunge la notizia che l’Isis si è ritirato da Rutba, città della provincia di Al Anbar, nell’ovest dell’Iraq. La Russia ha accusato oggi la Turchia di “rampante espansione” al di là delle sue frontiere, insistendo ancora una volta sulla “necessità” d’includere i Curdi nei negoziati di pace sulla Siria, al fine di evitare il rischio di una divisione del paese. Il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha dichiarato in un’intervista sul canale televisivo Ren-TV: “La Turchia chiede che le posizioni dei Curdi non vengano rafforzate in Siria, rivendica il suo diritto sovrano di creare una specie di ‘zona di sicurezza’ sul territorio siriano”.

L’Arabia Saudita non ha interessi in Siria e potrà concludere un accordo sia con la Russia che con la Repubblica Islamica dell’Iran per una fase di transizione. Nessuno può decidere il destino dell’altro, e nessuno può annullare l’altro. Ecco perché l’intesa tra l’Arabia Saudita e la Repubblica Islamica dell’Iran è più importante che mai.

 Talal Khrais, Beirut

 Paola Angelini, Roma

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