Ginevra apre la strada della pace, è l’opinione dell’inviato dell’ONU

Putin decide di ritirare le truppe in accordo con il Presidente Bashar Hafiz al-Assad.

Si è creduto in un programma che potesse sostenere la “primavera araba” iniziata in Tunisia, una serie di proteste contro la violazione dei diritti umani, l’assenza di libertà, la mancanza delle riforme. La lunga sequenza di delusioni è stata dimostrata (e poi dimenticata) perfino dai politici scesi in piazza a manifestarla. La diffusione del malcontento si estende, e lo scoppio della primavera araba si estende anche in Turchia non proprio preparata all’evento. Si è avuto fiducia nel progetto della fratellanza Musulmana, tuttavia la pianificazione non ha avuto effetti positivi.
La lettura delle guerre deve far riflettere per non dimenticare e per rinviare la mente all’invasione in Iraq, al caos creato in Somalia, in Libia, in Siria e nello Yemen.
Il Presidente egiziano Abdel al-Fattah Al Sisi concede una lunga intervista al quotidiano Repubblica: “Bisogna ricordare le esperienze in Afghanistan e in Somalia [..] gli stranieri sono arrivati sul territorio e ci sono rimasti per più di trent’anni, con quali progressi? La storia deve insegnare”. Il Presidente egiziano Abdel al-Fattah Al Sisi, raccontando la condizione del Continente Nord-Africano indica cinque punti essenziali che riguardano le possibili modalità di intervento in Libia:
– Il sistema per entrare e per uscire.
– Chi avrà la responsabilità di rifondare le forze armate e gli apparati di polizia?
– Nel corso della missione, come si farà a gestire la sicurezza e proteggere la popolazione.
– Un intervento esterno sarà in grado di provvedere ai bisogni e alle necessità di tutte le comunità e dei popoli della Libia?
– Chi si occuperà della ricostruzione?
Per il Rais della Repubblica Araba Siriana, la questione di un intervento militare e della gestione del paese è un problema post-intervento. Se non si programma una strategia globale il rischio è trasformare i problemi in “minacce alla sicurezza, Europa compresa”, problema che non deriva solo dalla Libia. “Guardiamo cosa sta succedendo con le persone in fuga dalla Siria: cosa potrebbe verificarsi, ad esempio, se l’Europa dovesse misurarsi con un’ondata di profughi due o tre volte più grande di quella attuale? Per questo motivo, sostengo che non ci si può occupare solamente del problema militare della Libia […]. Gli europei guardano alla Libia come se l’Isis fosse l’unica minaccia, eppure non è la sola incarnazione del pericolo, è un errore grave concentrare l’attenzione solo su questa formazione”.
Questo è parte del discorso del Presidente egiziano che non voleva creare allarme per la situazione in Tunisia, dove tutt’ora ci sono scontri tra la Forza di Sicurezza tunisina e i terroristi dell’ISIS, a Ben Gardane, ultima città tunisina prima del confine con la Libia, nel Governatorato di Médenine. Basterebbero pochi miliziani armati e determinati a varcare il valico di Ras Agedir per conquistare una zona della Libia, verso ovest.
La Libia è un paese spaccato in tre parti: al-Hasi a Tripoli, al-Thini a Beida in Cirenaica, e Tobruq. In questo scenario precario, la crisi libica ha un impatto non solo con il Nord Africa, ma anche con l’Europa, e con l’Italia in particolare.
Intanto la Russia, senza l’aiuto dell’Europa, è riuscita a colpire, insieme all’esercito siriano, il terrorismo, e sta svolgendo un ruolo diplomatico: i colloqui di pace sono dunque l’avvio di una nuova stagione. “La Siria ci crede.” – ha rivelato l’inviato ONU Staffan de Mistura – “Il popolo siriano è fiducioso, i presupposti per la pace ci sono e bisogna proseguire su questa strada”. La tregua del 27 febbraio scorso si è dimostrata la sola alternativa possibile all’indomani di quel primo tentativo fallito di cessate il fuoco. “Il primo tentativo era naufragato,” – ha spiegato de Mistura – “non potevamo certo abbandonare la Siria allo strapotere dello Stato islamico”.
Forse si è risolto uno dei problemi che tuttora impediscono trattative sostanziali per la pace in Siria, tra il Governo della Repubblica Araba Siriana e l’opposizione. L’inviato dell’Onu ha incontrato a Ginevra, per la prima volta, anche la delegazione degli oppositori siriani costituita dai gruppi di Mosca, del Cairo e di Astana non ostili né alla Repubblica Siriana, né ai ribelli. Staffan de Mistura ha così esaudito una delle richieste preliminari del Governo Siriano, o meglio di un’ampia rappresentanza degli oppositori a questi negoziati indiretti. La vittoria contro il terrorismo, anche se non è globale, ha permesso di portare avanti i negoziati.
Il presidente Vladimir Putin ha elogiato i militari che hanno operato in Siria: “Se c’è bisogno, Mosca può aumentare la sua presenza nella regione in poche ore, portandola alla dimensione richiesta dalla situazione e utilizzando l’intero arsenale a disposizione”. Ha così sottolineato l’impatto dell’intervento russo sul programma e sul processo di pace siriano. Manterrà operativo il sistema di difesa aerea contro “chiunque” minacci i suoi soldati, il sistema di difesa aerea a corto e lungo raggio “Pantsir-F e S-400 Triumph sarà in servizio di combattimento permanente, e sarà usato contro qualunque obiettivo che considereremo una minaccia per i militari russi.” La decisione del Presidente Putin di ritirare parte delle forze dell’aviazione militare dalla Siria è stata presa in accordo con il presidente siriano al-Assad. Inoltre, Mosca continuerà a sostenere il legittimo governo di Damasco, sia finanziariamente sia attraverso l’invio di armi e l’invio di forze armate. La Russia intende adottare sistemi antimissili, in precedenza dispiegati in Siria, contro ogni bersaglio che costituisca una minaccia per i suoi militari. I sistemi di difesa anti-aerea S-400 e Pantsir continueranno a essere operativi in Siria a protezione dei militari russi rimasti nel paese.

Talal Khrais, Roma – Paola Angelini, Roma – Mohamad Ballout, Mosca – Mohamas Eid, Damascoresized_650x365_origimage_622608

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