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di  Talal Khrais, Beirut – Paola Angelini, Roma

Dal 2 aprile la comunità internazionale esprime attivamente la sua preoccupazione per la destabilizzazione della situazione in Nagorno Karabakh. In particolare, tutte le organizzazioni internazionali e regionali, così come i differenti Stati fanno appello, in diversi modi, alle parti del conflitto di porre limitazioni, di cessare le ostilità e di astenersi da interventi che potrebbero aggravare la situazione.

Il Ministero della Difesa della Repubblica Armena attribuisce grande importanza alla relazione della comunità internazionale e agli appelli fatti alle parti del conflitto. Il Ministero della Difesa afferma che l’Armenia è il garante della sicurezza della popolazione dell’Alto-Karabakh. Allo stesso tempo, la Repubblica Armena, in quanto parte non implicata nelle ostilità, apprezza molto che questi appelli siano destinati alle due parti coinvolte di fatto nelle attività militari: le autorità dell’Azerbaïdjan e quelle dell’Alto-Karabakh. Essendo senz’altro d’accordo con gli appelli di cessare le operazioni militari, il Ministero della Difesa della Repubblica Armena porta l’attenzione della comunità internazionale sul fatto che, per mantenere il regime di cessate-il-fuoco tra l’Azerbaïdjan e le forze dell’Alto-Karabakh, a parte le dichiarazioni politiche, c’è bisogno di coordinare e attivare misure concrete: elaborare condizioni tecniche per la definizione del cessate-il-fuoco, iniziare il ritiro e la separazione delle parti in conflitto, e porre in atto meccanismi di mantenimento del cessate-il-fuoco.

Il Ministero della Difesa della Repubblica Armena invita inoltre la comunità internazionale, ivi comprese le organizzazioni internazionali di difesa dei diritti dell’uomo e per le questioni umanitarie, a porre attenzione sul fatto che le iniziative militari delle autorità dell’Azerbaïdjan sono una violazione della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione dei principi di diritto internazionale (1970) riguardanti le relazioni amichevoli e la cooperazione tra gli Stati, dell’Atto finale di Helsinki della CSCE (1975) e di altri documenti della conferenza di Helsinki (Conferenza sulla sicurezza e la cooperazione in Europa), così come di numerosi altri documenti giuridici internazionali. Nel corso delle operazioni militari provocate dall’Azerbaïdjan, è stato rivelato un gran numero di attività attribuibili a organismi terroristici internazionali e perpetrati da forze e gruppi armati dell’Azerbaïdjan contro i militari e la popolazione civile dell’Alto-Karabakh. In base al diritto internazionale umanitario, queste attività costituiscono crimini di guerra, e tra esse le più salienti sono la tortura dei non combattenti e dei prigionieri di guerra, le decapitazioni, la registrazione e la trasmissione di queste scene a scopi terroristici, gli omicidi di civili rimasti sotto il controllo di queste forze, la tortura corporale, etc.

Il Ministero della Difesa della Repubblica Armena dichiara: le autorità dell’Azerbaïdjan e gli autori dei crimini di guerra che sono responsabili di violazioni del diritto internazionale, così come di crimini di guerra e militari, devono essere assicurati alla giustizia, in particolare presso la comunità internazionale.

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