HANNOVER, ENNESIMO VERTICE SUI MIGRANTI di Ugo Tramballi

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E’ sempre una buona idea quando i leader si scambiano  opinioni e preoccupazioni: come la Storia ha sempre provato, le poche volte che è accaduto, parlarsi evita pericolosi equivoci. Soprattutto con temi come il terrorismo e la questione dei migranti sui quali molti capi di governo si giocano consensi, elezioni e posto di lavoro.
Ma da tempo esistono i telefoni satellitari, Skype, Whatsapp, i sistemi di videoconferenza e molti altri metodi più avanzati e schermati che permettono maggiore sicurezza e discrezione. Cosa significa “informale” per un vertice dedicato ai due temi che preoccupano di più il mondo, crisi economico/energetiche a parte? A incominciare dai comandanti delle dogane, passando per gli stati maggiori militari, i ministeri, su fino ai capi di stato e di governo, quanti summit sono già stati fatti su questi temi?
Mentre ad Hannover oggi si incontrano Barack Obama, Angela Merkel, François Hollande David Cameron e Matteo Renzi in questo ordine d’importanza, forse alla stessa ora ma in Lussemburgo, si vedono anche i ministri degli Interni dell’Unione europea. Ordini del giorno: uguali. Ed è curioso che venuti a sapere di questo vertice non previsto, 30mila abitanti di Hannover non siano scesi in piazza contro la violenza dell’Isis, in segno di solidarietà o di opposizione ai migranti ma per protestare contro il TTIP.  L’accordo di libero scambio fra Stati Uniti e Ue non è in agenda ma quella manifestazione dimostra come il vertice sia interpretato dall’opinione pubblica come una macedonia di tante preoccupazioni.
Invitando solo cinque capi di governo, Angela Merkel spiega che quello di Hannover sarà una specie di G7 redux: mancano Canada e Giappone. Quest’ultimo è fuori dal teatro di guerra e le isole nipponiche non hanno fama di accoglienza: a parte turisti e Ceo, naturalmente. Ma il Canada è un modello di solidarietà internazionale dal quale il resto del mondo dovrebbe solo imparare. E se è anche di Siria, la vera madre dei conflitti mediorientali, che fatalmente si parlerà, sarebbe stato utile sentire l’opinione di Vladimir Putin. O avere uno scambio di idee con sauditi e iraniani, i mestatori-capo dei conflitti e dei terrorismi di quella regione ma anche partner fondamentali per la soluzione delle conflitti e il disarmo dell’Islam radicale.
Più o meno tutti sanno cosa bisognerebbe fare: i cinque leader presenti come gli altri che non sono stati invitati. Le soluzioni del caso siriano, iracheno, libico, della tragedia dei migranti: sono soluzioni che hanno costi e benefici. Per qualche protagonista sono un po’ più dolorose che per altri ma a tutti è richiesto realismo, coraggio, determinazione, una qualche visione sul futuro, l’ammissione che tutti hanno un prezzo da pagare. La soluzione o quanto meno il cammino per la pacificazione dei paesi in guerra, è già stata scritta nei suoi capitoli fondamentali. Come per l’accoglienza dei profughi che deve avvenire mentre bisogna applicare politiche per fermare progressivamente il fenomeno alle fonti dei flussi migratori.
Si devono solo trovare le condizioni politiche per l’applicazione delle soluzioni: non è poco ma nessun vertice a cinque, sette, 20, 28 o con tutti i membri delle Nazioni Unite, deve ricominciare il lavoro daccapo.
Quanto ai migranti, la grande preoccupazione emergenziale sono i siriani. Ma a lungo termine il problema non è questo. Il giorno in cui la guerra finirà e se il paese non sarà governato dallo stesso regime oppressivo pre-bellico, i siriani torneranno a casa. Prima della guerra fuggivano solo gli oppositori politici.
Il problema vero del nostro futuro saranno i migranti economici, quelli che abbiamo già deciso di scartare e rimandare a casa. Chi cerca una vita migliore non si fermerà mai davanti a nessun ostacolo e sarà un flusso che continuerà per anni e anni. Fra il 1880 e la metà del XX secolo, partirono 27milioni di italiani.  Il flusso incominciò a ridursi solo con la prima vera crescita economica nazionale. Gli africani non sono diversi da noi, hanno bisogno delle stesse soluzioni.
Il sole 24 ore

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