A Beirut, incontriamo Nader A. Sater, Responsabile Assadakah in Medio Oriente

on

Najia Al Houssari, Beirut – Fuad Nasr, Dubai
Collaborazioni Talal Khrais – Paola Angelini

Il Made in Italy è in crisi

Nella prestigiosa sede regionale di Beirut, incontriamo Nader Abdul Sater, Responsabile del Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo di Assadakah in Medio Oriente. A Roma, Assadakah è guidata dal Presidente Linda Abou Khalil.

Una ragione della visita al noto uomo d’affari Nader Abdul Sater è riuscire a capire per quali motivi sono rallentati i rapporti economici tra i Paesi Arabi e l’Italia. Nader Abdul Sater è rientrato da un importante incontro dedicato proprio alle relazioni sull’economia di mercato, nella città di Ain al Roumane, e ha sottolineato che “lo scenario di mercato illustrato rivela una congiunzione positiva per l’export italiano ed un contesto che apre la strada a diverse opportunità. Gli Emirati Arabi Uniti, e in particolare Dubai, si confermano un vero e proprio tempio dello shopping, dove il Made in Italy ha acquisito un posizionamento pari al +5,8% dell’export di tessile e abbigliamento. In generale, le esportazioni italiane verso il Nord Africa hanno ormai superato i 12 miliardi di euro, mentre nei mercati Medio Orientali hanno raggiunto gli 11 miliardi di euro. L’area Mena rappresenta uno scenario che indica una crescita media dell’export, nel periodo 2016-2018, rispettivamente del +5,3% per il Medio Oriente e del 4,4% per l’area nordafricana”. Ricorda che lo scorso anno c’è stata una “esposizione dei migliori prodotti italiani, dall’enogastronomia all’arredamento domestico, dalla moda al settore automobilistico. L’evento è stato organizzato a Beirut, nei locali dell’Ambasciata d’Italia, sotto il Patrocinio dell’ex Ambasciatore Giuseppe Morabito, in occasione del lancio dell’ultima edizione della rivista Selections dedicata al tema del Made in Italy. […] Celebriamo una passione condivisa con gli italiani per i migliori prodotti dell’enogastronomia, per la moda, gli accessori, i mobili, l’arredamento, l’oggettistica (p.es., vasellame), macchine e moto”.

Nader ricorda le parole dell’ex-Ambasciatore, aggiungendo che con queste “basi c’è spazio per stabilire futuri legami economici e culturali tra i due Paesi. Sin dai tempi dei Fenici il Libano e l’Italia hanno condiviso un eccellente rapporto commerciale, lo spirito imprenditoriale libanese e l’esperienza di know how, con il gusto italiano, preparano il terreno per una partnership più promettente tra Libano e Italia”. Nader Abdul Sater conosce il mercato cinese e sembra che il Made in Italy colpisca il paese asiatico. “Mentre i prodotti tradizionali sono in debole crescita, il lusso italiano cresce in Asia: oltre 16,6 miliardi di euro il giro d’affari stimato nel 2019 per i prodotti italiani di alta qualità. Non puoi avere un’idea di cosa sia la bellezza se non visiti almeno una volta l’Italia. Quello dei paesi emergenti è un mercato che nel 2019 conterà almeno 202 milioni di nuovi ricchi, pronti a spendere più di 16,6 miliardi di euro per abiti firmati, arredi dal design ricercato, e agroalimentare di altissima qualità. La mappa del Made in Italy relativa all’export di lusso non sarà più legata alla distanza”.

Domandiamo a Nader cosa pensa del mercato russo: “La Federazione Russa continuerà ad essere in futuro il primo mercato per l’export di lusso italiano. Quasi 1,73 miliardi di euro la spesa nel 2019 per le firme dell’alta moda italiana, a cui si aggiungeranno più di 400 milioni per il settore alimentare e 1,15 miliardi per il design di arredamento. Formaggi, vini e altri prodotti Made in Italy conquisteranno il mercato polacco (283 milioni di flusso) e cinese (240 milioni). Per i gioielli, i primi “consumatori” saranno gli Emirati Arabi. Verso la Russia sono stimati 892 milioni di euro in calzature. Oltre 103 milioni di export per il comparto ottico, in Cina. L’ottica italiana BBF è anche l’unico ambito in cui tra i mercati più interessanti compare il Sudamerica, con circa 100 milioni di export previsto nel 2019 verso il Brasile”.

Ritorniamo ai Paesi Arabi: “Per i Paesi Arabi é il momento del Made in Italy. Recentemente gli stilisti italiani hanno creato una collezione di abiti per donne musulmane da abbinare ai relativi accessori (occhiali, gioielli e persino cosmetici) tutti rigorosamente della maison. La moda del Made in Italy è molto richiesta e apprezzata, e questo dato di fatto non è una novità. Infatti, girando per i centri commerciali, va notato che c’è un gap enorme tra le firme di lusso e brand come H&M e Zara. Non sono stati notati marchi italiani di fascia medio alta”.

Qual é il vostro ruolo in Medio Orientale e nei Paesi Arabi?

“Lavoriamo per incrementare l’export del Made in Italy. L’obiettivo degli incontri organizzati è di far conoscere i prodotti italiani, senza trascurare il mercato libanese. Interessanti accordi economici sono stati firmati tra Italia e Libano, un Accordo Bilaterale per la Promozione e Protezione degli Investimenti in vigore dal 9 aprile 2000, e una Convenzione per evitare la doppia imposizione sui redditi entrata in vigore il 22 giugno 2011. Un altro accordo a valenza commerciale è stato sottoscritto tra il Ministero della Salute italiano e il Ministero dell’Agricoltura libanese – Direzione Servizi Veterinari – per favorire lo scambio di expertise veterinaria e promuovere l’esportazione di animali vivi”.

I principali prodotti importati dall’Italia sono: prodotti petroliferi raffinati, prodotti chimici, macchinari e apparecchiature meccaniche ed elettriche, metalli di base e prodotti in metallo, articoli d’abbigliamento, prodotti alimentari, articoli in plastica e materiali da costruzione. La presenza italiana in Libano è ben radicata e copre tutti i settori, dell’investimento, di consumo e intermedi. Il mercato locale non è rilevante per volume, ma dispone di un elevato grado di apertura a scambi e triangolazioni varie, nei segmenti qualitativamente alti, è anche piattaforma di lancio verso l’area mediorientale”.

Rispondi