La bomba dell’inferno

Talal Khrais
(collaborazione Paola Angelini)

La foto dalla collega Zena Makouf ritrae un soldato siriano che disattiva una bombola di gas imbottita di tritolo, una bombola-bomba abbandonata in un deposito.

Siamo in uno dei quartieri di Aleppo liberato dall’esercito siriano e questo soldato sta rischiando la vita per allontanare il pericolo di esplosioni, per evitare che altri possano correre dei rischi.

Ieri ascoltando il TG24 sono rimasto deluso nel sentire che chiamano tutt’ora quelli che fabbricano queste terribili bombe i “mangia-cuori ribelli”, giustificando queste persone malgrado la loro inquietante presenza anche in Europa.

Perché chiamiamo “terroristi” chi viene arrestato in Italia e “ribelli” quelli presenti in Siria?

Rispondi