La guerra siriana sconfina verso la Turchia

Talal Khrais, Beirut – Shadi Martak, Aleppo
Paola Angelini, Roma – Bogdana Ivanova, Mosca

Turchia in grave crisi

Dittatori,  e paesi che hanno sostenuto false democrazie chiedono con forza un cambiamento democratico in Siria. Quella democrazia voluta in un paese che per secoli ha garantito una straordinaria convivenza tra più di venti comunità etniche e religiose, invece, sono stati investiti circa 40 miliardi di dollari, e inviati ottantamila mercenari da paesi che, nel passato, erano amici della Siria.

Uno degli stati più coinvolti nella guerra in Siria è tutt’ora la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, il nuovo ottomano con una mentalità simile a chi ordinò nel 1915 lo sterminio del popolo armeno. In questa guerra sono presenti interessi economici e strategici a livelli alti, sembra, sia un accordo ben organizzato da Usa e Israele. Appare probabile che i loro interessi siano difesi da intermediari come la Turchia.

Pochi giorni fa è stata celebrata la Giornata mondiale della libertà di stampa e la Turchia è un paese  maldisposto verso i mezzi di diffusione della stampa . Amnesty International lancia un allarme ai giornalisti che lavorano sparsi nel mondo e ha scelto di accendere i riflettori sul problema dell’informazione. La Giornata mondiale della libertà di stampa vuole essere un momento di riflessione sui giornalisti perseguitati, minacciati, imprigionati e torturati per aver fatto il proprio lavoro, solo in Turchia ci sono 33 giornalisti in carcere. Si discute molto nel paese e oltre confine in merito alla possibilità di parlare di libertà di stampa considerando le attuali condizioni. Il 13 gennaio di quest’anno, la rivista nazionale Nokta usciva con un approfondimento molto interessante dal titolo: “Ultimi tre mesi: 58 giornalisti condannati a 877 anni e 6 mesi di carcere”.

La Direttrice Anna Neistat, Senior Director for Research at Amnesty International afferma: “In ogni parte del mondo, i giornalisti vengono arrestati arbitrariamente, imprigionati, torturati e sottoposti a ulteriori violazioni dei diritti umani, vengono incarcerati o persino uccisi per aver rivolto domande che mettono in imbarazzo chi è al potere o per aver assunto una posizione che non coincide con quella ufficiale”.

Giovedì notte, il sito web di Sputnik, in Turchia, è stato bloccato. Secondo il redattore capo della versione in lingua turca di Sputnik, Tural Kerimov, l’authority delle telecomunicazioni della Turchia (TIB) conferma la chiusura del sito web senza dare spiegazioni. Il blocco di accesso al sito dell’agenzia di stampa russa Sputnik è un attacco alla libertà d’informazione garantita dagli accordi internazionali, questo è quanto sostiene il Presidente del Consiglio sui Diritti Umani del Cremlino Mikhail Fedotov.

La Turchia sta andando verso l’ignoto per causa della restrizione dello spazio di espressioni. Il 3 maggio, il Parlamento turco – la Grande Assemblea di Ankara – si è riunita in seduta plenaria dopo la sospensione della scorsa settimana dopo gli scontri tra parlamentari verificatisi nel corso di un dibattito sull’immunità. Il Parlamento turco si era riunito per portare a termine i lavori su un disegno di legge che soddisfi i criteri richiesti dall’Unione europea come prerequisito per procedere alla liberalizzazione dei visti di cittadini turchi in Ue. Il Parlamento turco voterà una legge pericolosa con la quale intende sospendere l’immunità ai parlamentari sospettati di terrorismo e punta il dito sui deputati curdi accusati di essere il braccio politico del PKK. I curdi rappresentano un quinto dei 78 milioni di abitanti della Turchia. La maggiore parte della popolazione curda in passato ha votato per l’Akp che ha vinto tre elezioni consecutive (2003,2007,2011) con una maggioranza sempre più ampia.

Solo la Turchia combatte i curdi della Siria con le bande armate: una volta con l’Isis, un’altra con al Nusra.

Marzo 2011 corrisponde all’inizio della guerra civile in Siria, il Presedente Erdoğan ha offerto il sostegno della Turchia ai terroristi. Alcuni osservatori e giornalisti presenti sul terreno rivelano che la guerra in Siria continua ad essere orchestrata da un’organizzazione degli Stati Arabi che percepiscono il loro progetto fallito ma continuano a utilizzare la guerra mediatica per costruire bugie: il bombardamento degli ospedali da parte del regime.

La città di Aleppo è divisa in due: i governativi a ovest, i terroristi asserragliati nella città vecchia a est, e continua la tragedia perché sembra che proprio dalla Turchia siano entrate armi sofisticate che l’Isis e al Nusra usano contro la popolazione civile.

L’Occidente attraverso la stampa mostra l’Esercito Siriano artefice delle uccisioni di bambini e di medici, l’ultimo era un pediatra che lavorava nell’Ospedale di Aleppo. Mentre i terroristi sono dei pacifisti. La Turchia dista 40 km dalla città. Malgrado tutto la Siria rimane un simbolo della convivenza tra cristiani e musulmani e non si è interrotta la grande stima reciproca. Giocare con il destino della Siria, significare giocare con la sicurezza mondiale e la guerra in Siria sta diventando un’epidemia difficile da circoscrivere, il conflitto coinvolge da qualche anno varie regioni del Medio Oriente e del Nord Africa e minaccia di espandersi ulteriormente provocando morte, distruzione e ondate di profughi.

Come già detto il paese a maggior rischio è attualmente la Turchia, investita da un’ondata repressiva senza precedenti e da un inasprimento del drammatico conflitto che oppone oramai da oltre trent’anni lo Stato e le forze che chiedono maggiore autonomia per il popolo curdo.

Il Presidente Erdogan tenta di ottenere pieni poteri schiacciando ogni opposizione, comprese quelle istituzionali e sta giocando il tutto per tutto per conquistare la stragrande maggioranza alle prossime elezioni di novembre 2016.

Il Generale libanese Amin Hoteit esperto di scenari militari afferma: “lo sconfinamento della guerra civile siriana in Turchia consiste in una serie di episodi che hanno coinvolto le forze armate turche e le siriane nel corso della guerra civile siriana determinando un innalzamento della tensione tra i due paesi”.

Rispondi