Dall’Iraq alla Siria è battaglia con il terrorismo

esercito siriano aleppo

Shadi Martak, Reqqah
Bogdana Ivanova, Mosca
Sumar Hatem, Aleppo
Zeina Makhlouf, Damasco
Talal Khrais, Beirut
Paola Angelini, Roma

zena MakhloufCome si vive lo scenario dal fronte

“Gli Stai Uniti, come sembra non hanno fretta di colpire definitivamente le organizzazioni terroristiche, preferiscono logorare tutte le forze in campo, a dispetto delle intenzioni di Obama che vuole terminare il mandato con una schiacciante vittoria nei confronti del terrorismo, mentre, sembra che poteri nascosti del suo paese operano in direzione opposta”. Queste le parole del Presidente del Consiglio di amministrazione della TV Al Manar durante l’incontro con il collega Giordano Stabile reporter del quotidiano italiano La Stampa, a Beirut. Il capo della TV più popolare del Mondo Arabo ha proseguito:  “Gli shadi MartakStati Uniti vogliono tutti logori in Siria, in Iran, in Iraq, gli Hezbollah e l’ISIS.” Spesso assistiamo ad una esibizione della coalizione sul territorio siriano simile a quello della città di Palmira e cioè quando l’Isis, in pieno giorno, l’ha occupata. Oppure al contrabbando del petrolio davanti gli occhi degli alleati: milleduecento (1200) cisterne partivano dall’Iraq e dalla Siria per la Turchia, il greggio rubato veniva venduto attraverso una rete di uomini vicini al governo.
Gli Stati Uniti si muovono in modo da giustificare la loro linea politica avendo presente il fallimento dell’invasione in Iraq e il caos in Libia, e non vogliono più sacrificare migliaia di soldati. Non si può dimenticare il ruolo svolto nei mesi passati durante i quali hanno supportato le Forze della Siria Democratica, senza tale sostegno non sarebbe stato semplice l’avanzata dei curdi e degli alleati. Recentemente, si è riusciti ad eliminare un leader di spicco del movimento terroristico con l’aiuto dei servizi segreti infiltrati americani.
Abu Bakr al-Baghdadi, leader dell’Isis, sarebbe rimasto ferito insieme ad alcuni esponenti dell’organizzazione riuniti in un bunker nel corso di un bombardamento da parte della coalizione internazionale. Il raid, secondo i colleghi della TV Al Manar, sarebbe avvenuto a Rabia, al confine tra Siria e Iraq. Per accrescere la pressione una seconda portaerei americana, la Eisenhower, è stata inviata nel Mediterraneo. È stata scortata da quattro cacciatorpedinieri lanciamissili. Sembra anche un bel messaggio alla Russia pronta a sua volta ad inviare la sua portaerei Admiral Kuznetsov, che sarà ormeggiata nella città di Tartus, sulla costa siriana.
In uno dei nostri recenti servizi abbiamo illustrato l’andamento delle offensive contro l’Isis e delle organizzazioni terroristiche. Una delle più importanti è finalizzata alla liberazione di Manbij, nel nord della Siria, considerata la principale via di rifornimento dalla Turchia. Tagliata dall’offensiva curdo-araba, intanto che a Falluja e in Iraq le milizie Hashed al Chaabi sono vicine il centro della roccaforte Isis. Secondo il collega Hakam Amhaz settecento chilometri a valle, lungo lo stesso fiume, l’esercito iracheno e le milizie Hashd al-Shaabi sono penetrate fino a 5 Km dal centro di Falluja. I combattenti contano di conquistare la città entro due settimane, anche se all’interno sono ancora presenti 90 mila civili in condizioni molto critiche.
Anche in Libia il cerchio si stringe intorno allo Stato islamico che sta perdendo la roccaforte Sirte. Le linee difensive crollano di fronte alla combinazione di forze e di raid aerei, i russi dopo il successo di Palmira hanno replicato la formula a sud di Raqqa, lungo la superstrada che da Hama porta alla capitale dello Stato islamico in Siria, sono a 30 Km dalla base aerea di Tabqa che protegge anche una grande diga sull’Eufrate.
Il Capo della Diplomazia russa Sergei Lavrov sostiene: “ci aspettiamo che i nostri partner collaborino con noi onestamente e non cerchino di utilizzare i nostri contatti regolari per realizzare altri piani alle nostre spalle”. Quindi molti dubbi da parte della Federazione Russa sull’operato di alcuni Stati e dell’Occidente. Anticipatamente la Federazione Russia ha avvisato gli Stati Uniti sulla possibilità di sostenere le azioni militari del governo siriano nei confronti degli estremisti presenti ad Aleppo. “Sanno che dovremo continuare a sostenere l’esercito siriano dall’alto per non permettere ai terroristi di prendere il territorio” aggiungendo che “Mosca conta sulla collaborazione di Washington”.
Il portavoce del Ministro degli Esteri russo Maria Zacharvo ha risposto alla richiesta degli USA di rinviare gli attacchi aerei anti-terrorismo in Siria, tale richiesta è motivata per la impossibilità di identificare i terroristi dai membri dell’opposizione. “Crediamo che l’opposizione cosiddetta normale abbia avuto un tempo più che sufficiente per lasciare i territori controllati da Jebhat al-Nusra e dallo Stato Islamico Isis (febbraio)”. Sempre per il Ministro degli Esteri russo “coloro che non sono riusciti a lasciare i terroristi possono ora incolpare se stessi”.

Le opinioni dei diversi corrispondenti:
Lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante è conosciuto anche come ISIS o Da’ech. Conosciamo anche un altro movimento il Fronte al Nusra. Tutti sono movimenti, e tutti sembrano in grave difficoltà sia in Siria sia in Iraq. Le forze armate irachene hanno annunciato di avere preso il controllo della zona sud di Falluja, nonostante il sostegno dei raid aerei della coalizione a guida USA, dopo alcune settimane dall’avvio dell’offensiva. Nel frattempo si preparano anche le offensive contro altre due roccaforti dell’Isis a Mosul e Raqqa. La liberazione costerà, forse, delle perdite all’Esercito Regolare Iracheno e Siriano.

Il nostro Reporter e cameraman Shadi Martak è in prima linea con l’Esercito Regolare siriano, nella Provincia di Raqqa, l’Esercito avanza senza sosta con una copertura aerea dei caccia russi nella provincia di Raqqa, nel nord del paese. Per Shadi Martak le Forze Armate molto presto riconquisteranno l’aeroporto e la base militare al Tabqa. I militari si trovano ora a 25 Km dal lago Assad e a 30 Km dalla base aerea di al Tabqa, controllata dall’Isis dall’agosto 2014.

L’operazione lanciata dalle Forze Armate siriane può contare sempre più sulla copertura dei caccia russi e arriva a pochi giorni da un’altra offensiva avviata dalle Forze democratiche siriane (Sdf). L’offensiva è appoggiata dagli Stati Uniti e la finalità è quella di riprendere il controllo di Raqqa.

Il collega Sumar Hatem afferma che cinquantamila combattenti delle unità di autodifesa curde (Ypg) e i combattenti arabi delle Forze democratiche siriane, sostenute dagli Stati Uniti, hanno avviato un’offensiva dal nord della Siria in direzione di Raqqa, per ora i combattimenti si svolgono in una regione a circa sessanta Km a nord della città.

La collega Zena Makhlouf è impegnata sul fronte di Aleppo e sostiene che a dare il via libera “all’offensiva sarebbe stato un accordo tra Russia e Stati Uniti, per coordinare gli sforzi nella lotta al terrorismo in Siria, malgrado la mancanza di fiducia tra le due superpotenze.

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