“Cosa sono davvero le sanzioni alla Siria”

Paola Angelini, Roma

Il “Comitato Italiano contro le sanzioni in Siria”, con il contributo di Francesco Santoianni e Marinella Correggia, analizza in un particolareggiato documento l’effetto delle sanzioni imposte alla Siria, da maggio 2011, e rinnovate dall’Unione Europea il 1 giugno.

Il Comitato è stato costituito in Italia per favorire la conoscenza delle problematiche del popolo siriano che non avrebbe voluto mai lasciare la propria terra. L’impegno del Comitato è massimo, la sua finalità è la diffusione delle informazioni e la raccolta di un elevato numero di firme insieme ad appelli da parte del “mondo politico e culturale italiano a supporto di quello lanciato dagli esponenti religiosi siriani” per porre fine alle sanzioni. Le adesioni sono molte ma la questione è ancora troppo spesso ignorata.

È il momento di cominciare a parlare del lungo elenco di cose quotidiane e fondamentali che la popolazione non può fare. Ecco in sintesi alcuni punti  trattati nel documento di Francesco Santoianni.

In Siria non è stato “come molti pensano ancora oggi il progressivo inasprimento della contrapposizione tra pacifici manifestanti e governo a determinare i primi morti ma l’attuazione di un preciso disegno dettato da potenze straniere che da almeno un decennio avevano pianificato, sommosse, omicidi, assalti a stazioni di polizia… per fare precipitare la Siria nella situazione nella quale si trova oggi”.

Le sanzioni hanno in comune un’impronta riconducibile al concetto di devastazione, pertanto, è opportuno ricordarle o perfino conoscerle: “la carenza di generi alimentari, la disoccupazione generalizzata, l’impossibilità di cure mediche, il razionamento di acqua potabile, di elettricità. Reparti ospedalieri costretti a chiudere per l’impossibilità di procurarsi un qualche pezzo di ricambio o benzina […] Il conclamato blocco delle transazioni finanziarie, stabilito dal Consiglio dell’Unione Europea, con la Decisione 878 del 2 settembre 2011”.

L’embargo rende “impossibile per i siriani stabilitisi all’estero già prima della guerra di spedire denaro ai loro parenti o familiari rimasti in patria. Oggi i siriani vedono la possibilità di un futuro vivibile per le loro famiglie solo scappando dalla loro terra”

Può essere la fuga l’unica soluzione?.

Un altro preoccupante effetto delle sanzioni è l’espandersi di infezioni che non possono essere affrontate con le corrette cure mediche. La Siria era una nazione con una rispettabile industria farmaceutica “(con l’eccezione di farmaci per il cancro, autosufficiente al 95% in termini di produzione di farmaci)”. Gli ospedali funzionavano e il “Centro oncologico Al Kindi, di Aleppo era il più grande del Medio Oriente, è stato fatto saltare dai ribelli con un camion bomba”.

Il numero di “infezioni ospedaliere è elevatissimo” e la popolazione non può essere curata per la mancanza di antibiotici. Va “ancora peggio per altre infezioni come il tetano e il morbillo”. Attualmente si vive senza elettricità, con “i gruppi elettrogeni privi di combustibile, i frigoriferi e le apparecchiature di sterilizzazione fuori uso”. I provvedimenti hanno colpito tutto il popolo siriano che sembra non avere un futuro nella propria terra, e sembra trovare un’unica alternativa: fuggire dalla guerra.

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