Proseguono i combattimenti contro le bande terroristiche, dall’Iraq alla Siria e dal Libano alla Libia

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Shadi Martak, provincia di Reqqa
Nouri Chibani, Sirte
Hakam Amhaz, Fallujah
Talal Khrais, Beirut
Paola Angelini, Roma

Ponte umanitario di S. Egidio? I cristiani siriani dicono: no, grazie.

I nostri colleghi continuano a inviare informazioni utili dal fronte di guerra, e notizie contro il terrorismo che si dimostra più vile che mai. I terroristi sono malvagi che crollano davanti alla determinazione popolare di tutti quei Paesi (da non dimenticare) che hanno subito la loro ferocia. Coloro che si fanno esplodere non sono eroi. I veri eroi sono tutti quelli che fino ad oggi hanno combattuto coraggiosamente, e lo fanno per una giusta causa, perfino disposti a morire per difendere la patria e la loro storia.

Ciò che rallenta l’offensiva sono le migliaia di civili usati come scudi umani, usati per frenare l’avanzata degli uomini coraggiosi. I cittadini inviano messaggi all’esercito siriano e iracheno: chiedono di essere uccisi insieme ai terroristi dell’Isis e di al-Nusra.

Il lavoro prezioso svolto dai nostri colleghi non trascura l’aspetto umano, e allo stesso tempo mostra chi ha intenzione di strumentalizzare la tragedia umana a fini politici. In Siria le Chiese cattoliche e ortodosse sono turbate dal comportamento della Comunità di Sant’Egidio: secondo il collega Sumar Hatem e alcune fonti locali, “l’Associazione cattolica, ogni volta che vengono sconfitte le bande armate, apre il corridoio umanitario e le zone protette”. Ricordiamo il ruolo di Padre Paolo Dall’Oglio, gesuita, già attivista per la pace, esiliato dalla Siria da parte del governo di Bashar al-Assad nel 2012 per aver incontrato i membri dell’opposizione e per aver criticato le azioni del regime di al-Assad durante la guerra civile siriana. È stato poi rapito il 29 luglio 2013. Il religioso della comunità di Sant’Egidio cercava una riconciliazione tra le diverse organizzazioni estremiste contro il Presidente al Assad.

Sembra che da parte di alcuni ci sia la volontà di ostacolare i Cristiani della Siria che non vogliono essere sradicati dallo loro terra, non solo, desiderano combattere e difendere le loro Chiese e loro storia. I Cristiani della Siria denunciano le sanzioni economiche contro l’intero popolo siriano da parte di un Occidente poco responsabile e non attento.

È necessario valorizzare il ruolo della Santa Sede e del suo Nunzio Apostolico, Monsignor Mario Zenari, che è rimasto a fianco del popolo siriano. Da sei anni a Damasco dopo una lunga esperienza diplomatica in Africa e Asia, conosce molto bene le condizioni di vita dei Cristiani in Siria, una minoranza che per secoli è stata rispettata e ora guarda con preoccupazione al suo futuro. In un’intervista rilasciata nel febbraio 2016 ha dichiarato che si “sta verificando una vera strage di innocenti”.

Nel mese di Ramadan dedicato alla preghiera e al digiuno, l’Arcidiocesi siro-ortodossa di Aleppo offre ogni giorno la prima colazione e l’unico pasto serale alle famiglie musulmane più indigenti che vivono nel quartiere di Sulaimaniyah. Il centro di distribuzione si trova nei locali dell’Arcidiocesi, presso la Cattedrale dedicata a Sant’Efrem il siro. È una straordinaria iniziativa umana, un gesto semplice per esprimere sentimenti di solidarietà tra cittadini con diversa appartenenza religiosa. L’auspicio è di poter contribuire a far sì che si possa ripristinare, col tempo, la convivenza tra le varie comunità etniche e religiose che caratterizzava la società siriana prima della guerra. La guida dell’Arcidiocesi siro-ortodossa di Aleppo è ancora formalmente affidata al Metropolita Mar Gregorios Yohanna Ibrahim, scomparso insieme al Metropolita greco ortodosso di Aleppo, Boulos Yazigi, nell’aprile 2013, quando i due Arcivescovi si trovavano nell’area tra Aleppo e il confine con la Turchia.

shadi Martak Reqqah 11 giugno 2016BLa lotta contro i terroristi, stretti in una morsa, deve servire per salvaguardare i cristiani e interi popoli. Come afferma il nostro reporter militare Shadi Martak, che si trova nella provincia di Reqqa, i terroristi continuano a perdere terreno in Libia, in Siria e in Iraq.

Nel nord della Siria i Curdi hanno approssimativamente chiuso l’assedio attorno a Manbij, minacciando Reqqa, roccaforte del Daesh. In Iraq, da dove tutto è iniziato, l’organizzazione di al-Baghdadi è stretta d’assedio a Falluja, la seconda città più importante caduta in mano al Daesh, dopo Musul nel nord.

Il nostro collega Nouri Chibani fa sapere dalla Libia che i militari fedeli al governo di unità nazionale di Fayez al Sarraj sono entrati a Sirte giovedì. Proseguono i bombardamenti d’artiglieria pesante contro le postazioni del Daesh. Ieri è stato liberato il porto con la conseguente fuga dei comandanti dell’Isis nella regione desertica del Fezzan, verso sud. Nelle aree di Sirte liberate dalla presenza del Daesh, si sono tenute le preghiere del venerdì, mentre le preghiere nella moschea di al-Thalathine sono state trasmesse in diretta dalle televisioni libiche al Nabaa e al Tanasoh.

Il collega Shadi Martak descrive la posizione delle organizzazioni legate ad al Qaedah: sono sulla difensiva nella regione settentrionale di Reqqa, roccaforte in Siria, stretta tra l’offensiva governativa russa verso Tabqa, e da quella curdo-americana su Manbij. La cittadina è quasi isolata dalle milizie guidate dall’ala siriana del Pkk. Dopo un’offensiva verso il nord di Aleppo, i jihadisti si sono ritirati anche da Kaljibrin, tra Marea e Azaz a ridosso del confine turco.

Hakam Amhaz afferma che la battaglia per Falluja, assediata da settimane, è una delle più importanti nella lotta al Daesh, e sembra inevitabile la caduta. Si tratta della prima città sottomessa dall’Isis, a soli 50Km dalla capitale Baghdad. La presa di Falluja permetterebbe al governo di tornare a controllare le località nella valle dell’Eufrate, a ovest della capitale.

siria Reqqah

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