Il doppio gioco dell’Occidente e degli Sati Uniti in Medio Oriente

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Sumar Hatem, Aleppo
Mohamad Hamza, Baghdad
Ahmad Ballout, Tehran
Talal Khrais, Beirut
Paola Angelini, Roma
Pandora Tv e Assadakah.com

shadi Martak Reqqah 11 giugno 2016B
L’ambiguità non è una strategia.

I leader degli Stati Uniti non sembra abbiano recepito il messaggio del terrorismo inviato l’11 settembre. Il messaggio era: il terrorismo può arrivare ovunque.

Fino a poco tempo fa, sia gli Stati Uniti che il vecchio Continente percepivano il problema terrorismo distante, sebbene entrambi a distanza di tempo sono stati duramente colpiti. Come è stato combattuto in questi anni? Non c’è dubbio che gli Stati impegnati nella lotta al terrorismo, che è considerato una minaccia reale per la sicurezza e la pace mondiale, sono la Federazione Russa, la Repubblica Islamica dell’Iran, la Siria, l’Iraq e gli Hezbollah e i loro alleati nella Regione. Obiettivo: logorarli sul territorio iracheno e siriano.

Si può dire che l’Occidente combatta seriamente il terrorismo se valuta nemico chi lo combatte? Il rinnovamento delle sanzioni verso la Siria da parte dell’Unione Europea non aiuta. È opportuno ricordare che le sanzioni hanno in comune un’impronta riconducibile al concetto di devastazione. L’elenco delle sanzioni è lunghissimo, e tra le tante c’è il conclamato blocco delle transazioni finanziarie, stabilito dal Consiglio dell’Unione Europea, con la Decisione 878 del 2 settembre 2011.

Ora è il momento di riflettere seriamente: nessuno è al riparo. Non si possono sostenere le attività di migliaia di moschee in Europa che incitano all’odio e alla violenza. Di contro, non si riesce a valutare e ad accogliere i religiosi moderati che spesso vorrebbero arrivare in Italia per comunicare e diffondere solo messaggi di pace e tolleranza: potrebbero allontanare i musulmani dal terribile pensiero di al Qaedah, e a loro, spesso, si rifiuta il visto.

La nuova strage di Orlando ha trasformato un luogo di divertimento in un luogo di morte e violenza.

I Ministri della Difesa russo, iraniano e siriano hanno stabilito un coordinamento per intensificare la lotta al terrorismo: la Repubblica Islamica dell’Iran, la Federazione Russa e la Repubblica Araba Siriana concordano sull’opportunità di intensificare la cooperazione. L’incontro è avvenuto due giorni fa a Tehran, e il Ministro iraniano, Hossein Dehghan, parlando alla stampa al termine dell’incontro, ha sostenuto: “Abbiamo preso decisioni per ciò che dovrà essere attuato a livello Regionale. Il piano operativo è concordato e coordinato. I terroristi e i loro sostenitori devono sapere che chi combatte contro di loro è determinato a sostenere questo percorso fino alla fine, e lo farà”. Cose azioni non decise dalla parte dell’Europa”. Dal canto suo, il Ministro della Difesa siriano, Fahd Jassem Freij, prima di partire da Damasco, ha detto ai nostri colleghi che la questione chiave sarà la cooperazione trilaterale in materia di lotta contro i gruppi terroristici.

Le parti hanno concordato di discutere una soluzione politica in Siria e di condividere i metodi per sopprimere focolai di terrorismo nel paese.

La cooperazione tra i paesi che combattono il terrorismo può dare buoni risultati. Non si può negare la decisione degli Stati Uniti di procedere con la guerra contro l’Isis, nel Nord della Siria.

I combattenti kurdi dell’ YPG stanno tentando una manovra lungo il confine turco siriano per poter ricongiungere l’area controllata ad est con il resto del territorio che occupano a ovest. Contemporaneamente stanno attraversando l’Eufrate per puntare sulla città di Manbij, controllata dallo Stato dell’Iraq. L’obiettivo di questa offensiva è di conquistare il controllo di Jisr-al-Shughour, liberare Idlibe, per poi continuare verso Azaz.

Sul fronte iracheno c’è un avvicinamento: una parte di Fallujah riconquistata dalle forze governative, ma i civili presenti nella città rappresentano un ostacolo per il timore di colpirli. I guerriglieri dell’Isis si stanno facendo scudo con la popolazione civile, pertanto il fronte si è dovuto fermare alle porte della città. Fallujah è una località strategica a 50 Km a ovest di Bagdad, da tempo in mano all’Isis.

L’offensiva continua a nord della valle dell’Eufrate, in Siria, dove le unità curde e arabe, appoggiate dagli Stati Uniti hanno aperto un nuovo fronte anti Isis nella zona al confine con la Turchia. Le Forze Armate Irachene sostenute dalla mobilitazione popolare chiamata Hashd al Chaabi hanno raggiunto Saqlawiya.Le forze di sicurezza irachene ieri hanno liberato nuovi villaggi. Il 2 giugno è ripartita la battaglia per liberare Raqqa.

Le unità militari siriane si sono concentrate nei giorni precedenti a est di Ithriya, località strategica posizionata lungo l’autostrada che parte da Homs e che da quella località biforca verso nord per Aleppo, via Khanasser, e verso est per Raqqa.

Le operazione militari si svolgono lungo questa autostrada, che attraversando il deserto consente di raggiungere il corso dell’Eufrate e le città di Tabqa e di Raqqa, quest’ultima lontana più di 100 km da Ithriya. Tutto questo per la copertura aerea dei caccia bombardieri degli alleati russi. I successi militari sembrano consistenti sin dalle prime ore.

Senza dubbio molto presto sarà ripreso l’aeroporto militare di Tabqa.

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