Falluja liberata: è la vittoria del popolo iracheno unito

Hakam Amhaz, Falluja
Shadi Martak, provincia di Reqqa
Bogdana Ivanova, Mosca
Talal Khrais, Beirut
Paola Angelini, Roma

Daesh all’inferno più presto del previsto

Nessuno poteva credere che la capitale dello Stato dell’Iraq e del Levante, per lungo tempo in mano all’Isis, potesse crollare sotto i colpi della Resistenza Irachena. Da ogni parte dell’Iraq sono arrivati i volontari per affiancare le Forze Armate Irachene, sono arrivati per dire no al terrorismo.

Il nostro collega Hakam Amhaz, sempre fiducioso dall’inizio dell’offensiva, è rimasto in prima linea con l’Esercito Iracheno. Racconta che “l’Isis è un Esercito di cartone. Si approfittano della popolazione usata come scudo umano, mostrando poi la loro ferocia nei video, e non hanno mai combattuto faccia a faccia. I minorenni vengono drogati, poi trasformano i loro corpi in bombe umane. Comunque, questa terribile tattica non sempre ha funzionato, perché in tutto il Medio Oriente spesso sono stati uccisi prima di farsi esplodere”.

iraq falluja nostre fotogrfie
L’offensiva, con le Forze Armate Irachene sostenute dalla Mobilitazione Popolare chiamata Hashed al Chaabi, è durata quattro settimane. Sono riusciti a penetrare al centro di Falluja, facendo cadere le bandiere nere delle forze oscurantiste e alzando quella dell’Iraq e di tutto il popolo iracheno che troppo a lungo ha sofferto. Ora non è un sogno, non lo è più, ora è una realtà. È stato strappato all’Isis, che da più di due anni occupava la città, il controllo dei principali uffici Governativi.

Alla conferenza stampa di venerdì ha partecipato il Premier iracheno Haider al-Abadi, che ha comunicato la vittoria: “La città è tornata nelle braccia della Nazione e le ultime sacche di resistenza dei terroristi dell’ISIS saranno bonificate in poche ore. La prossima battaglia sarà per riprendere Mosul, dove tutt’ora vivono circa 1,5 mln di persone”. Le ultime notizie riguardano la popolazione che si ribella contro le bande armate. Nei giorni scorsi ci sono state delle insurrezioni.

Anche se la battaglia a Falluja non è completamente finita a causa di alcuni focolai, e l’Esercito dovrà ancora affrontare i problemi delle mine disseminate in tutta la città, è vittoria.

esercito iracheno avanza
Le truppe d’elite della polizia e dell’esercito hanno riconquistato l’area degli edifici governativi: il Palazzo del Governatore e il Municipio. La liberazione rappresenta la ricostituzione dell’autorità dello Stato e sono state nuovamente posizionate le bandiere con i colori dell’Iraq.

Secondo il nostro collega, i terroristi dell’Isis hanno contrastato le forze di liberazione con una resistenza “debole”, mentre la maggior parte dei civili era riuscita ad abbandonare l’area. Non si può negare il ruolo positivo dai raid della Coalizione internazionale a guida USA.

Parlare dell’Iraq non significa trascurare il fronte siriano, dove sono impegnate le Forze Governative sostenute dai Raid aerei russi che avanzano verso l’aeroporto di Tabaka. La conquista di questa posizione permette all’Esercito Siriano di tagliare le linee di rifornimento all’organizzazione oscurantista.

L’utilizzo da parte dell’organizzazione al Nusra di sostanze tossiche contro i soldati dell’esercito governativo nei pressi di Damasco viene continuamente ignorato, e il silenzio permane su questi drammatici fatti, più volte documentati in precedenti nostri servizi. Pochi giorni fa, gruppi di al Nusra e Ahrar al Sham hanno utilizzato sostanze tossiche contro una delle posizioni dell’esercito siriano nel centro abitato di Ghouta Orientale. È stata utilizzata, dai terroristi, una sostanza nervina che ha provocato asfissia e diverse altre complicazioni ai militari siriani nei pressi di Aleppo, Hassake e Damasco: questo non è il primo caso.

Il Presidente della Repubblica Araba Siriana Bashar al Assad ha in programma una riforma dell’attuale Costituzione, con l’intenzione di togliere dalla nuova Costituzione, integralmente laica, la disposizione che vincola il Capo dello Stato siriano a praticare la religione musulmana.

La Stampa libanese non nasconde l’offesa che il Paese, e di conseguenza la popolazione, subisce per il mancato riconoscimento come Nazione in prima linea contro il terrorismo, nonché in quanto Nazione che seriamente fa fronte al problema dei profughi siriani (1.800.000 profughi su 4 milioni di abitanti). L’aiuto dell’Unione Europea al Libano è ridicolo. Il 3 giugno l’Unione Europea ha avviato un progetto per la riforma del settore della sicurezza in Libano (Ssr), che finanzierà con uno stanziamento di 3,6 milioni di euro. L’iniziativa è stata avviata con una riunione svoltasi a Beirut tra la responsabile della delegazione della UE in Libano, Christina Lassen, il comandante delle forze armate libanesi, Generale Jean Kahwaji, e il direttore dei Servizi di sicurezza, Generale Abbas Ibrahim. Il progetto prevede un sostegno diretto all’esercito e alle forze di sicurezza libanesi per il potenziamento della loro organizzazione interna e delle capacità di comunicazione. Ma i pochi soldi finiranno in viaggi e cosiddetti studi di fattibilità.

Finora non si capisce la posizione dell’Europa e il suo operato nella lotta contro il terrorismo. Il continente europeo continua ad essere colpevole, basti pensare alle sanzioni imposte alla Siria e alle misure ingiuste nei confronti di Hezbollah in prima linea contro il terrorismo o contro la stessa Federazione Russa.

Il vecchio Continente sembra non capire le proprie responsabilità. L’Europa una volta apparentemente regolata e ricca, oggi è geograficamente il centro intorno al quale girano le crisi del Nord Africa, e i conflitti che infiammano il sempre più vicino Medio Oriente. Un comportamento che non tranquillizza nessuno, che anzi eccita gli animi più sensibili, visto che continua a sottovalutare la pericolosità del fenomeno terrorismo che continua a colpire chi lo combatte fin dall’inizio.

Solo pochi giorni fa sono state rinnovate senza discussione le sanzioni contro la Federazione Russa, misure restrittive vincolanti per i cittadini europei e per le persone giuridiche con sede nell’UE. La Federazione russa non starà a guardare. Il Presidente Putin ha dichiarato che la nazione dovrà replicare alle mosse dell’Occidente: “So esattamente come dovremo comportarci. So già che saremo accusati di comportamento aggressivo, tuttavia, è solo una risposta. È chiaro che dobbiamo assicurare la sicurezza, e non solo quella: è molto importante per noi difendere l’equilibrio strategico mondiale”.

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