Intense e significative visite in Libano

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Talal Khrais, Beirut
Paola Angelini, Roma

La Stampa Italiana poco attenta alla diffusione delle visite ufficiali in Libano

Boldrini Nabih BerriMinistro della difesa Roberta Pinotti

L’Ambasciata italiana insieme ai Dirigenti delle istituzioni libanesi hanno ricevuto, in questi mesi, i Rappresentanti delle istituzioni italiane e le associazioni delle missioni tecniche e culturali, arrivate a Beirut.

Osservando la sede diplomatica si nota l’intenso lavoro che svolge, eppure in Italia non si conosce quasi nulla di quanto accade in Libano, quasi nulla di quanto accade ai militari libanesi impegnati nella lotta contro il terrorismo, problema non solo libanese, ma che riguarda tutto il mondo.

Il Libano è un paese che conta 4 milioni di abitanti, è grande come l’Umbria, di conseguenza è un territorio con dimensioni ridotte . La capacità di accoglienza del popolo libanese è considerevole: il numero di rifugiati è 1.800.000. Generosità, accoglienza e tanto lavoro per i libanesi chiamati ad assolvere un compito faticosissimo visto il numero dei rifugiati. Tutti i governi, senza esclusioni, dovrebbero riflettere e dovrebbero decidere il meglio. La stampa dovrebbe dare maggiore visibilità dell’enorme lavoro che il Libano svolge per tutti, compresa l’Europa che, ultimamente, ha rinnovato le sanzioni alla Siria. Una delle tante conseguenze visibili delle sanzioni sono l’impoverimento della popolazione siriana, e la spinta dei giovani ad andare verso le organizzazioni terroristiche per tentare di sopravvivere.

I rappresentanti delle istituzioni italiane sono arrivati con un numero consistente di giornalisti che non conoscono la realtà locale, può capitare che un’importante missione si riduce a una semplice notizia flash e a delle semplici immagini del Ministro che colpiscono momentaneamente. Troppo spesso mancano le informazioni costruttive sui contenuti, nessuna sui Leader libanesi che dovrebbero avere visibilità, non solo, tutti dovremmo imparare a conoscerli anche fisicamente.

Si continua a lavorare, comunque, per non spostare l’importanza delle missioni che rafforzano sempre più gli straordinari legami tra i due Paesi, l’impegno costante dell’Italia e delle istituzioni nel processo di pace in Libano. Questi sono fatti che nessun governo può modificare, sono la storia del popolo libanese.

Il Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini ha visitato la tendopoli dei rifugiati di Dalhamie, 40 km da Beirut. Ha mostrato un atteggiamento di grande affetto per le vittime della guerra in Siria. Pezzi di vita e di storie. Persone strappate dalle loro case, drammi che troppo spesso non si raccontano sulla stampa occidentale.

I rifugiati vogliono tornare a casa. È doveroso poter aiutare la Siria, sostenerla nella ricostruzione per riconquistare la giusta e meritata pace. Alcune fonti sostengono che i soldi destinati ai profughi non sempre sono rintracciabili, si perdono in strada.

La via d’uscita per il Presidente della Camera, non può essere la soluzione turca e cioè dare a un “Paese terzo la gestione dei rifugiati, occorre invece rilanciare il processo di pace che attualmente è in una fase di stallo. Sono qui per portare a questo Paese il nostro ringraziamento e la comprensione per la preoccupazione che il delicato equilibrio politico basato sulla compresenza delle varie componenti religiose possa venire meno a fronte di un ingresso così massiccio”.

Il Presidente del Senato, Piero Grasso, che presiede anche l’assemblea parlamentare dell’Unione del Mediterraneo, lancia, insieme al Presidente Boldrini un monito: “Se l’Europa non stabilizza l’area del Mediterraneo e dell’Africa, sarà destabilizzata”.

Ulteriore e importante visita, dopo i due Presidenti di Senato e Camera, quella del Ministro della Difesa Roberta Pinotti accompagnata dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Luigi Binelli Mantelli e dall’ex Ambasciatore Giuseppe Morabito, giunti in visita al contingente italiano Unifil, nel Sud del Libano.

Nel corso dell’incontro con il Force Commander, il Ministro ha espresso parole di forte apprezzamento per la meritoria opera svolta dal personale delle Forze Armate italiane impegnate nel quadro del delicato mandato contenuto nella risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. È stato sottolineato l’elevato contributo fornito dai peacekeepers italiani alla missione, e come sia fondamentale tale apporto per garantire la stabilità del Paese in un contesto Regionale molto delicato.

Durante la permanenza nel Paese dei Cedri, il Ministro della Difesa ha incontrato una rappresentanza di soldati, aviatori, marinai e carabinieri del Comando Unifil e della Task Force Italair, rivolgendo un messaggio di saluto e ringraziamento. In particolare, ha manifestato la propria soddisfazione per i risultati conseguiti, evidenziando come il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne appartenenti a tutte le Forze Armate sia sempre molto apprezzato da tutte le autorità politiche e militari, nazionali ed internazionali, ma soprattutto dalle Istituzioni e dalla popolazione libanese. Visita a sorpresa del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che insieme al Ministro della Difesa Pinotti è arrivato per un incontro, non preannunciato, con il contingente italiano UNIFIL

È stata la prima visita per il Presidente della Repubblica italiana alle truppe impegnate nel paese mediorientale: “Sono molto lieto di effettuare qui la mia prima visita in qualità di Presidente della Repubblica italiana ad un nostro contingente militare impegnato all’estero, l’Italia non ha mai fatto mancare il suo sostegno. Lo facciamo nella consapevolezza che ogni persona ha dignità da rispettare. Che i diritti umani sono indivisibili e lo facciamo per la nostra sicurezza e per quella collettiva”.

L’Italia è inserita nella forza multinazionale dal 1978, dal 2006 opera lungo la Blue Line tra il Libano ed Israele. Dopo la crisi del luglio-agosto di quell’anno, ai precedenti compiti si sono aggiunti il sostegno alle forze armate libanesi nel dispiegamento nel Sud del paese e l’assistenza umanitaria alla popolazione civile. Dal 28 gennaio 2012, l’Italia ha assunto il comando della missione Unifil che vede impiegati circa 10 mila militari provenienti da vari paesi. Sono 1100 gli italiani, per lo più militari della Brigata “Sassari”.

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