Visita del Santo Padre in Armenia, atto storico di giustizia

on

Talal Khrais, Beirut

Paola Angelini, Roma

Fonti, Armenpress, Yerevan

La rabbia della Turchia di Erdogn.

Festa della diaspora armena, in Libano in Siria, in Iraq e in tutto il mondo. Nelle città di Burj Hammoud, Dora e Anjar la presenza armena è massiccia e in questi giorni sventolano le bandiere della giovane Repubblica armena insieme alla bandiera bianca e gialla con la scritta “viva il Papa”.

La visita del Santo Padre nella terra più antica della cristianità è stata un atto di giustizia, un atto di coraggio che ha restituito il sorriso a milioni di armeni nel mondo libero e civile. La visita ha premiato tante persone che hanno lottato senza tregua per la giustizia e questo successo non è che l’inizio, è un atto dovuto per restituire all’Armenia e agli armeni morale e dignità. Ammettere il Genocidio è un gesto doveroso nei confronti di tutti gli armeni.

Riconoscimento e risarcimento aiutano anche le nuove generazioni turche che non possono sopportare il peso morale e psicologico dell’epoca ottomana. Il popolo turco non può dimenticare. Il Presidente Erdogan poteva cogliere questa occasione e altre, per riconciliarsi con la nuova realtà di milioni e milioni di persone che sostengono la causa armena, compresi i paesi che danno lavoro a moltissimi turchi. La stampa turca dovrebbe poter avere la possibilità e la libertà di riportare le notizie in modo aderente alla realtà.

Ritornando alla storica visita Papa ha parlato e pregato per la pace nella Piazza della Repubblica, insieme al Capo della Chiesa apostolica armena, il Catholicos Karekin II, al Presidente armeno Serzh Sargsyan e a una folla di oltre 50 mila persone. Il Santo Padre ha ricordato i tanti ostacoli esistenti oggi sulla via della pace e il fatto che i conflitti sono sempre provocati dalla piaga della proliferazione del commercio di armi. Rievocando il dolore del massacro armeno compiuto sotto l’Impero ottomano, “questo immane e folle sterminio, questo tragico mistero di iniquità che il vostro popolo ha provato nella sua carne”.

Per la Santa Sede le condizioni per costruire un futuro di pace, oltre a non farsi assorbire dalla forza ingannatrice della vendetta, sono un lavoro dignitoso per tutti. La cura dei più bisognosi e la lotta senza tregua alla corruzione va estirpata. Rivolgendosi ai giovani li ha esortati alla attività legata alla cultura dell’incontro e dell’armonia, ha ricordato il messaggio dello scorso anno, durante la commemorazione del centenario: “si riprenda il cammino di riconciliazione tra popolo armeno e quello turco :“la pace sorga anche nel Nagorno Karabakh”.

Il Santo Padre arrivato in Armenia ha detto: “pellegrino da Roma per incontrare e per esprimere un sentimento che sale dalle profondità del cuore: è l’affetto del vostro fratello, è l’abbraccio fraterno della Chiesa Cattolica intera che vi vuole bene e vi è vicina. Prego col dolore nel cuore perché mai più vi siano tragedie come questa, perché l’umanità non dimentichi e sappia vincere con il bene, il male; Dio conceda all’amato popolo armeno e al mondo intero pace e consolazione. Dio custodisca la memoria del popolo armeno. La memoria non va annacquata né dimenticata; la memoria è fonte di pace e di futuro”.

Durante la giornata conclusiva, dopo la liturgia, il Papa, il Catholicos e il Presidente armeno si sono poi spostati sulla terrazza del Museo del Memoriale dove hanno incontrato una decina di discendenti dei perseguitati armeni all’epoca salvati da Papa Pio XI e ospitati a Castel Gandolfo. Successivamente nel giardino è stato innaffiato un albero in ricordo della visita. La preghiera di intercessione al memoriale di Tzitzernakaberd è un segno eloquente di vicinanza e di partecipazione al dolore del popolo armeno. Il Papa ha pregato in italiano con queste parole: “Ascoltaci Signore ed abbi pietà”.

Rispondi