Bahrain: triste festa per il popolo privato della cittadinanza

Talal khrais, Roma
Paola Angelini, Roma

Bahrain: triste festa per il popolo privato della cittadinanza

Nel Regno del Bahrain i cittadini a maggioranza sciita sono più dell’85%. Da cinque anni vivono senza diritti, quasi certamente è l’unico paese che priva il suo popolo della cittadinanza e gli nega riforme significative. Faticosi anni di restrizioni e oppressioni, anche da forze di occupazione straniera, rende la popolazione protagonista di ribellioni pacifiche, troppo spesso dimenticate dai media. Le richieste che vengono avanzate sono pacifiche, sono richieste di riforme e democrazia. Quando si incontrano lo fanno, purtroppo, non per festeggiare ma per protestare contro un potere autoritario. Ultimamente hanno deciso di pregare intorno alla casa del loro leader spirituale, l’Ayatollah Sheik Issa Kassam, a Manama, nel quartiere Addarras. Hanno deciso di pregare perché Dio sospenda la sofferenza dello Sheik Issa Kassem e allevi quelle del popolo del Bahrain.

In questo contesto l’appello di Sheik Said al Maleh è per un cambiamento politico, affermando che l’escalation da parte delle autorità non fa altro che alimentare la divisione della comunità del Bahrain e accrescere la discordia. Egli sostiene che provvedimenti e restrizioni, in questo momento, non possono essere giustificati e mirano soltanto ad incrementare le divisioni tra la popolazione del paese.

Sheik Said si domanda: è possibile credere che l’Ayatollah Sheik Issa Kassam, l’autorità religiosa più importante del Paese, subisca l’arresto e venga privato dalla sua cittadinanza? E sottolinea, poi, che una persona pacifica come l’Ayatollah Sheik Issa ha sempre operato per la giustizia e l’unità del popolo del Bahrain.

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