Islam: festa della fine del Ramadan

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Amer Abou Ferraj, Homs, Siria  – Bogdana Ivanova, Mosca

Fuad Nasr, Medina, Arabia Saudita – Nouri Chibani, Libia

Talal Khrais e Paola Angelini, Roma, Italia

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Mosche del profeta

Gli assassini non hanno etichette religiose e la condanna è unanime per l’attentato alla moschea del Profeta

La festa del Eid al-Fitr è la festa gioiosa di tutti i musulmani, una ricorrenza durante la quale rendono grazie a Dio per il sostegno avuto durante i sacrifici del mese di digiuno. Il festeggiamento del Eid al-Fitr è il momento in cui avviene la raccolta della zakat, cioè l’obbligo dell’elemosina verso i bisognosi. Queste azioni nei confronti dei più indigenti sono uno dei pilastri centrali dell’Islam. La festa celebrata il 6 luglio u.s., è iniziata di mattina con una preghiera di gruppo. Nella giornata i festeggiamenti si protraggono: si incontrano parenti, si visitano gli amici con scambi di doni e tradizionali dolci di tutti i tipi. L’elemosina ai poveri, la raccolta della zakat.

Per i Musulmani la tolleranza e il rifiuto della violenza sono valori importanti, e in tutto il mondo hanno pregato per la pace.

I Musulmani durante la festa Eid al-Fitr sono chiamati a perdonare e a dimenticare le differenze con gli altri e ogni possibile rancore verificatosi nell’anno. In questo particolare anno di fine Ramadan, i Musulmani di tutto il mondo hanno espresso una profonda volontà di convivenza con i loro fratelli di altre religioni, un Eid al-Fitr caratterizzato da eventi tristi e gioiosi. Attente valutazioni di quanto succede nella martoriata Siria arrivano direttamente dalle parole del collega Amer Abou Ferraj, che scrive: “Il Presidente siriano Bashar al Assad, con una visita a sorpresa, si è recato a Homs, (Siria centrale), nella città semi distrutta dalla guerra, per pregare durante la festa della fine del mese sacro di Ramadan. Insieme a pochi colleghi sapevamo che sarebbe arrivato e lo abbiamo aspettato. Nella Moschea Safa di Homs, nel quartiere di Akrama, il Presidente ha passato due ore con i soldati”.

Il Ministero dell’Interno arabo ha spiegato al nostro collega che l’attentato ha provocato un’indignazione generale sia tra le autorità sunnite sia fra quelle sciite. Una ferma e generale condanna è arrivata, un giorno prima della festa, da parte del mondo musulmano per l’attentato terroristico del 5 luglio, nei pressi della Moschea del Profeta, a Medina, uno dei luoghi più sacri dell’Islam. L’attentato è costata la vita a quattro agenti della sicurezza saudita, ha contrassegnato la fine del Ramadan assieme ad altre due azioni dinamitarde registrate in altre città dell’Arabia Saudita, come la città sciita Qteif nel nord del Paese.

Il nostro collega Fuad Nasr ci scrive che le “azioni non sono state ancora rivendicate, ma la dinamica ricalca quella dei terroristi dell’ISIS, che da più di un anno sono protagonisti di missioni suicide anche in Arabia Saudita”. L’attacco di Medina, seconda città santa dell’Islam dopo La Mecca, è avvenuto nella prima serata nel complesso della Moschea del Profeta, sito frequentatissimo dai fedeli di tutto il mondo islamico. Il Ministero dell’Interno arabo ha reso noto che le forze di sicurezza avevano intercettato un sospetto che da un parcheggio si dirigeva verso la Grande Moschea. Quando gli agenti hanno tentato di bloccarlo, ha azionato la cintura di esplosivo uccidendo quattro guardie e ferendone cinque. Un rappresentante dell’Università Al-Azhar del Cairo, il più prestigioso centro teologico sunnita, ha condannato il gesto ricordando “la sacralità dei luoghi santi, particolarmente la Moschea del Profeta”, in cui Maometto passò gli ultimi dieci anni di vita a Medina dove morì nel 632 e lì sepolto. Il comitato degli Ulema sauditi, la maggiore autorità religiosa del regno, ha definito i responsabili dell’attentato come “rinnegati che hanno violato tutto quel che qui è sacro”.

Il Presidente dell’Assemblea consultiva dell’Arabia Saudita, Abdallah Al ash-Sheikh, ha sottolineato che “questo crimine ripugnante non può essere frutto di una persona che abbia la minima fede”.

Malgrado l’ondata di violenza che ha macchiato la festa della tolleranza, l’Eid al Fitr, festa della fine del Ramadan, è stata celebrata nel segno della pace, in Arabia Saudita. Altri paesi arabi e musulmani, la Repubblica Islamica dell’Iran, il Qatar, gli  Emirati Arabi Uniti, il Bahrain, il Kuwait, lo Yemen, la Giordania, l’Egitto, la Libia e gli altri paesi della Regione, hanno celebrato mercoledì 6 luglio. In Europa e in tutto l’Occidente le comunità islamiche locali seguono la comparsa della luna nuova che determina l’inizio e la fine dei mesi del calendario lunare. Il Centro islamico culturale d’Italia gestisce la moschea di Roma, e ha annunciato l’inizio dei festeggiamenti.

Dalla Russia, la collega Bogdana Ivanova scrive: “La Federazione Russa con l’Arabia Saudita per rafforzare la lotta al terrorismo. La Russia è pronta a rafforzare il coordinamento con l’Arabia Saudita e altri paesi della Regione per la lotta contro il terrorismo”.

Il Ministero degli Esteri russo, a seguito degli ultimi attentati accaduti nel paese, ha reso noto che “Mosca conferma la sua posizione sulla lotta inflessibile e senza doppi standard contro il male del terrorismo globale, costruendo un’ampia cooperazione internazionale a questo scopo”.

Il collega Nouri Chibani dalla Libia fa sapere che “nonostante la guerra in corso tra le forze del generale Khalifa Haftar, comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, e le milizie islamiste sia ancora in corso, la città di Bengasi ha celebrato la sua festa di fine Ramadan. A partire dalle ore 5 della sera, gli abitanti del capoluogo della Cirenaica si sono riversati in strada per festeggiare la fine del mese di digiuno musulmano. Hanno approfittato di un miglioramento della situazione della sicurezza in buona parte della città, infatti, l’esercito libico ha reso noto che i miliziani islamici controllano solo 3 Kmq della città occidentale.

“A noi, istituzioni pubbliche, è dato un importante compito: quello di affermare chiaramente che i violenti e gli assassini non hanno etichette religiose, che non esistono religioni buone o religioni cattive ma solamente uomini e donne che nella loro vita cercano, per quanto è loro possibile, di compiere il bene, e altri che invece provocano dolore e morte”. Con queste parole il sindaco di Torino, Chiara Appendino, è intervenuta al Parco Dora, per la festa di fine Ramadan. Inoltre ha ricordato le vittime del recente attentato di Dacca, prima ancora, quelle di Istanbul e Orlando. “A voi spetta la responsabilità di aiutarci a spiegare questo, di supportarci in una azione costante di verità, affinché nessuno possa confonderci e farci vedere nel nostro prossimo, non il nostro fratello o la nostra sorella, ma un nemico”, ha aggiunto il primo cittadino sottolineando che “abbiamo con noi delle armi infallibili, una di queste voi l’avete praticata per un mese e la mettete a disposizione di tutta la società. Non è infatti con la violenza che si combatte il male, ma è solo con il bene, perseguendolo tenacemente in ogni nostro pensiero, parola e azione. Grazie per avermi dato l’occasione di incontrarvi e di conoscerci un po’ meglio, anche se purtroppo non potrò presentarmi a ciascuno e sono certa che questo sarà solo il primo passo della strada che percorreremo assieme”.

Il sindaco, con il primo cittadino della città francese, Philippe Saure, ha siglato un articolato patto di gemellaggio tra le due città metropolitane, che avrà l’obiettivo di sviluppare maggiori relazioni e interazioni nei campi sociale, culturale, innovativo ed economico. “Due città gemelle ancor prima della sottoscrizione del gemellaggio – ha detto Orlando – gemelle nella dimensione mediterranea, gemelle nella dimensione artistica, musicale, enogastronomica, gemelle nell’impegno di promuovere accoglienza e convivenza pacifica, gemelle nella volontà di coniugare tradizione e innovazione, gemelle nell’impegno di promuovere lavoro e imprenditorialità giovanile. Una ulteriore conferma della ormai consolidata internazionalizzazione di Palermo città e città metropolitana”. La cerimonia è stata organizzata presso il Teatro dell’Opera alla presenza dell’Assessore all’Innovazione, Gianfranco Rizzo, e del professor Umberto Lacommare, in rappresentanza di Arca Università. Nel corso dell’evento è stato firmato anche un altro protocollo tra Arca Palermo e BIC di Montpellier (Montpellier Méditerranée Métropole). Sono stati avviati rapporti di collaborazione tra i Teatri lirici delle due città e tra armatori in vista di Blue Sea Land, manifestazione che si svolgerà a Palermo e Mazara intorno al 5 ottobre. Il primo cittadino del capoluogo siciliano e il collega della città francese hanno partecipato successivamente alla cerimonia dell’Eid Al-Fitr. La festa di fine Ramadan è organizzata dall’Associazione Baobab Africani di Aosta, che riunisce cittadini aostani di origine africana di diverse nazionalità e religioni, soprattutto cattolici e musulmani.

“È un’iniziativa tesa a mantenere vive le tradizioni degli aderenti e a favorire l’integrazione culturale”. Lo precisa in una nota la Curia Vescovile di Aosta e la Parrocchia dell’Immacolata in merito alla festa di fine Ramadan in programma il 9 luglio. “Spesso queste iniziative – prosegue la nota – si svolgono nei locali della Parrocchia dell’Immacolata, retta dai Missionari Oblati che, proprio come missionari, conoscono direttamente la cultura dei Paesi di origine dei membri dell’Associazione e spesso hanno fatto personalmente esperienza dei rapporti pacifici tra Cristiani e Musulmani in alcuni di questi paesi. I due momenti venivano evidenziati durante il Santo Natale (con la partecipazione anche di aderenti musulmani) e per il Capodanno, mentre da quest’anno l’Associazione ha ritenuto di aggiungere anche la festa per la fine del Ramadan”. Lo spirito della Parrocchia, “in pieno accordo con la Diocesi, è di contribuire a far crescere il desiderio di conoscenza reciproca fra le diverse culture che convivono nella nostra città e di permettere l’incontro mutuamente rispettoso tra credenti di diverse religioni”.

In mezzo alla festa, anche il buon business tra l’Italia e l’Arabia Saudita: Maire Tecnimont annuncia l’aggiudicazione, attraverso le sue principali controllate, di nuove commesse per un valore complessivo pari a 186 milioni di dollari. In particolare, KT – Kinetics technology si è aggiudicata il progetto Clean fuel da parte di Rabigh Refining and Petrochemicals Company (Petro Rabigh, una joint venture tra Saudi Aramco e Sumitomo Chemical), che sarà realizzato all’interno del Rabigh Petrochemical Complex, in Arabia Saudita. Il valore del progetto è di circa 148 milioni con la finalità di includere l’esecuzione, su base EPC, di una nuova naphta hydrotreater unit con una capacità di 17.000 barili al giorno, una nuova unità di recupero zolfo con una capacità di 290 tonnellate al giorno, oltre ai lavori di interconnessione. Il completamento è previsto per il primo trimestre del 2019. “Con questa prestigiosa aggiudicazione da parte di uno dei clienti più importanti nell’industria dell’Oil & Gas, confermiamo le nostre eccellenti capacità e competenze, e il nostro focus su progetti technology-driven anche nel settore della raffinazione”, commenta Pierroberto Folgiero, Amministratore delegato di Maire Tecnimont. “Siamo entusiasti – aggiunge – di continuare a supportare Petro Rabigh nello sviluppo tecnologico di uno dei complessi di trattamento idrocarburi più strategici del Paese”. Inoltre, altre commesse per un valore complessivo pari a 38 milioni di dollari per attività di licensing, servizi di ingegneria e fornitura di materiali, “sono state aggiudicate da alcuni dei più prestigiosi clienti internazionali in Europa, Nord America, Medio Oriente e Asia”, si legge nella nota della società quotata. Uno degli aspetti più importanti è rappresentato dalle grandi manifestazioni che si sono tenute in tutta la nazione l’ultimo venerdì di questo mese benedetto, nella Giornata di Gerusalemme ispirata e raccomandata dal nostro grande Imam [Khomeyni]. Queste manifestazioni si sono tenute anche in molte altre nazioni musulmane. Venerdì – Giornata di Gerusalemme – la temperatura era particolarmente rovente in alcune delle nostre città. La gente di solito con tale caldo non esce di casa, ma il nostro popolo è sceso nelle strade e ha partecipato alle manifestazioni.

Questo è accaduto ovunque in tutta la nazione, anche in quelle città che si trovano in province particolarmente calde come le meridionali. Le persone hanno compiuto un compito ‘jihadi’. A digiuno e con quel sole, la gente ha partecipato alle manifestazioni e ha dichiarato la propria posizione sull’importante questione della Palestina. Questo significa che se anche alcuni governi musulmani tradiscono la causa palestinese, anche se alcuni individui si sottraggono alle proprie responsabilità, e anche se alcune nazioni non sono consapevoli della questione, il popolo iraniano è pronto, con la propria presenza e voce, a sollevarsi contro tutti i nemici e a mantenere viva la questione della Palestina”.

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