Continua la guerra all’Isis mentre l’Occidente considera la Federazione Russa il vero nemico

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Talal Khrais e Paola Angelini, Roma
Hamid Almaz, Istanbul
Amer Abou Ferraj, provincia di Latakia
Mohamad Eid, Damasco

Affermazioni poco sincere vengono spesso raccontate all’opinione pubblica: le guerre non possono essere giustificate. Morte e distruzione, questo è la guerra, è la trasformazione da paese ricco in paese povero.

esercito sulla via del Castello
Ancora la guerra: prima l’Afghanistan, poi l’Iraq e la Siria, mentre l’Occidente si muove in modo disattento.

Malgrado le accuse delle Nazioni Unite a Damasco per avere usato il Gas Serin siano risultate infondate, l’Occidente continua la sua guerra contro la Siria, una guerra nel frattempo diventata globale.

Il Governo inglese invadeva un paese come l’Iraq in modo affrettato e scorretto, con una decisione presa su informazioni poco attendibili. Come si può? “Il rapporto Chilcot non parla in effetti di ‘crimini di guerra’, ma sottolinea che l’Iraq è stato ritenuto una minaccia in modo ingiustificato, e che le prove di un eventuale pericolo andavano verificate, cosa che non è stata fatta”.

Tutti dicono che stanno combattendo il terrorismo: ieri il Fronte al Nusra ha usato bombe a grappolo contro la popolazione civile nella città di Aleppo. Armi che, secondo alcuni osservatori più attenti, sono arrivate proprio dopo che il Presidente Erdogan si è rivolto al Presidente della Federazione russa per scusarsi di quel grave incidente che ha causato l’abbattimento del SU24, non solo, ma anche per chiedere supporto contro il terrorismo.

Aleppo: il 9 luglio almeno quarantatre civili sono rimasti uccisi in città, Siria settentrionale, e ormai è una città sfinita dalla guerra e dagli attacchi condotti dalle bande armate contro i quartieri civili. Trentaquattro i civili morti, duecento le persone ferite.

Secondo il nostro collega Amer Abou Ferraj, l’esercito sta lavorando per tagliare ai terroristi la linea principale di rifornimento, tra la Turchia e i quartieri di Aleppo est. Le Forze Armate Leali sono arrivate nei pressi della Via del Castello, strada strategica, considerata di primaria importanza per l’utilizzo dei rifornimenti, che conduce vicino le aree di Aleppo, ancora sotto il controllo dei terroristi di al Qaedah, di Faylak al Sham, di Nusra e dell’Isis.

Secondo il collega Amer, che vive in prima linea, le Forze Governative Siriane hanno chiuso l’assedio in città, interrompendo l’ultima via di collegamento tra la parte orientale, in mano ai terroristi, e l’entroterra occidentale.

Nella Ghouta, periferia di Damasco, la situazione delle bande armate è drammatica: i civili subiscono bombardamenti mirati e l’Esercito Governativo avanza in tutte le direzioni. Esiste una guerra intestina fra i diversi gruppi. Nel Qalamoun, che separa la Siria dal Libano, la popolazione è sotto le mire degli Hezbollah e dell’Esercito Libanese.

L’Occidente sembra aprirsi alla Siria per uno scambio di informazioni sulla sicurezza, dal momento che i siriani hanno il maggior numero di detenuti dell’Isis. Il vice Presidente della commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo, Javier Couso, si è recato in Siria per incontrare il Presidente della Repubblica. L’incontro è stato positivo, anche se il ruolo che l’Europa sembrerebbe voler assumere appare poco credibile. L’Europa ha permesso che migliaia di combattenti raggiungessero la Siria per aggredire il popolo siriano, e non fa molto contro i paesi che continuano a  favorire il terrorismo.

Il flusso di armi provenienti dalla Turchia continua con i missili antiaerei, razzi anti carro, bombe al fosforo e a grappolo. La Turchia non sembra rendersi conto che la guerra è molto vicina al proprio confine, e la situazione è complicatissima. I terroristi sono venuti da tutto il mondo per combattere su un territorio che non è il loro: prima o poi gli invasori saranno sconfitti e andranno via. Ma per la Turchia sarà dura, perché avrà a che fare, al suo interno, con 20 milioni di Curdi e 16 milioni di Alawiti, verso i quali non potrà certo replicare una soluzione come quella del 1915 con il popolo armeno.

È in ogni caso auspicabile che al più presto gli invasori vengano sconfitti.

Ecco come i nostri colleghi reporter ci raccontano i fatti.

Hamid Almaz, collega turco, racconta la drammatica situazione politica, economica e della sicurezza. Mentre scrive scoppia un’autobomba contro una postazione dell’esercito nel sudest del paese: è un attacco messo a segno e attribuito ai militanti curdi. Due soldati e un civile sono stati uccisi nel sudest della Turchia; sono rimaste ferite dieci persone nell’attacco contro una postazione della polizia alla periferia dalla città di Mardin. Le autorità turche attribuiscono l’attacco al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), considerato fuorilegge da Ankara come tante altre organizzazioni. Il Presidente Erdogan, che in questi ultimi sei anni ha accolto i terroristi e gli ha permesso di arrivare in Siria a combattere per il Califfato, ora tuttavia, pressato dalla comunità internazionale, concede le basi turche agli aerei che vanno a bombardare le postazioni del Califfato stesso.

Il governo turco ha prima sostenuto gli islamisti, perché voleva che combattessero i curdi e che lo liberassero del regime di al Assad al di là dei nostri confini, e adesso sta pagando per aver cambiato posizione.

Oggi l’Isis è un pericolo per tutto il mondo. Ha colpito le capitali europee, ma oggi o domani colpirà la Turchia, un paese nelle mire di al Qaedah perché confina con le terre del cosiddetto Califfato, un paese musulmano in cui si vive il rischio che nell’Isis si veda un emblema dell’Islam.

L’Occidente rimane ambiguo nella lotta contro il terrorismo, pur preoccupato del confronto sempre più accentuato con la Russia. Recentemente, ai confini con la Russia, si è svolta l’esercitazione “Anaconda”, la più massiccia dall’inizio della guerra fredda: fra non molto saranno predisposti a rotazione, fra Polonia e Paesi Baltici, quattro battaglioni di quattromila soldati. Provocare la Russia non può essere il modo di combattere il terrorismo.

Le forze in campo che combattono il terrorismo, in particolare in Siria e in Iraq, non possono contare altro che sui loro alleati: Hezbollah, Russi e volontari arabi e iraniani. Ciò che non era possibile ieri, oggi lo è: le Forze Armate irachene hanno liberato Falluja, e vanno nella direzione del Mossul. Le ultime notizie dicono che i terroristi dell’Isis cercano di abbandonare il campo, e vendono a basso prezzo i propri beni (rubati).

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