Turchia, la notte dei Generali

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Hamid Almaz, Ankara
Shadi Martak, Latakia
Talal Khrais e Paola Angelini, Roma

La Turchia scivola verso la guerra civile?

Il lavoro delle TV e dei quotidiani italiani è un enorme flusso di informazioni, spesso tutte uguali. Un lavoro giornalistico attratto dai fatti internazionali, se i fatti colpiscono vicino. La differenza con BBC, ABC, CNN e Russia Today sta nella varietà di interventi di politica estera e di esperti stranieri. In Italia nessun giornalista della stampa turca è stato invitato in occasione del fallito golpe.

Quattro ore durante le quali una parte dell’esercito ha provato a rovesciare il governo del Presidente Recep Tayyip Erdogan che, alla fine di una lunga notte, è riuscito a reprimere il colpo di Stato, mentre parte della popolazione si spargeva in strada.

Si è detto che la Siria fosse in festa, durante quella lunga notte dei Generali turchi: niente di più sbagliato. Le leadership siriana e iraniana sono state prudenti, molto prudenti. Il tentativo di rovesciare il governo di Erdogan è una conseguenza della interferenza in Siria, in Irak e in Egitto e sembra, da più fonti, che il Presidente Recep Tayyip Erdogan abbia aiutato l’Isis. Non solo, faceva affari pur di abbattere al Asad.

I siriani si chiedono perché sia successo. In Turchia si respirava un’ostilità crescente, aumentata sicuramente negli ultimi mesi, dopo le stragi di terroristi.

Un conflitto interno alla Turchia porterebbe il pieno caos in Siria, in Iraq e nel Mediterraneo, e il futuro resta incerto dopo l’ondata di arresti. Sembra che i rapporti con i paesi vicini non siano esemplari, né lo sono con gran parte del suo popolo, i laici in particolare, che rifiutano l’islamizzazione del loro paese.

Il Ministro degli Affari Esteri turco è stato chiamato dal Ministro della Repubblica Islamica dell’Iran, Zarif, suo omologo, perché la leadership siriana non ha mai smesso, dal 2011, di cercare un’intesa con Erdogan, che malgrado tutto ha dei seguaci pronti a combattere per salvarlo.

Da Ankara, il nostro corrispondente ci fa sapere che il Presidente Erdogan ha invitato i cittadini a scendere in strada. Accolto l’invito, hanno celebrato il nome di Erdogan.

In ogni caso, il Presidente turco deve assumersi la piena responsabilità di tutti i problemi: dell’islamizzazione dello Stato laico, dell’oppressione della libertà individuale, dei suoi tentativi di ridurre tutte le istituzioni in un enclave. Lo stesso esercito turco si è ridotto a uno strumento di oppressione nelle mani dei servizi di sicurezza legati a lui. Dovrebbe essere fatto di tutto per evitare il rischio di una guerra civile, in un paese dominato da un islam sunnita.

In ogni caso, quello che è successo avrà ripercussioni serie in Turchia: riflessioni sul suo ruolo e sul suo prestigio. E senza nessun dubbio in tutto il Medio Oriente, la Nato e l’Europa: a Bruxelles sono stati siglati gli accordi per gestire i migranti.

Nella notte dei Generali, il collega Hamid Almaz ha vissuto tra la folla e tra i militari: “È stata una notte di paura in Turchia, poteva succedere di tutto. La notte è stata piena di angoscia per i voli a bassa quota degli aerei e degli elicotteri, un venerdì che nessuno potrà dimenticare”. I seguaci di Erdogan alimentano l’odio e la divisione nel paese, hanno mostrato il loro fanatismo religioso e le immagini mostrano un soldato riverso in un lago di sangue, decapitato e circondato dai sostenitori del regime. E continuano a circolare le immagini di altri soldati che, nonostante si siano arresi, sono stati pestati a sangue con manganelli dai fanatici islamisti di Erdogan.

Più di tremila i soldati arrestati e rinchiusi negli stadi: le scene ricordano il golpe di Pinochet del 1973. Erdogan ha ordinato l’arresto di nove Giudici della Corte Suprema, ne ha rimossi altri 2.745 e ha destituito cinque Generali e trenta colonnelli.

In queste ore, racconta il collega Hamid, “le Forze armate turche hanno preso il completo controllo dell’amministrazione del paese per ristabilire l’ordine costituzionale, i diritti umani e la libertà. Lo stato di diritto e la sicurezza generale erano stati danneggiati, ma il paese esce diviso e debole, e tutto potrà succedere. La Turchia di ieri non è più quella di oggi”.

Shadi Knsaba Latakia 17072016Un aggiornamento dal collega Shadi Martak, che in queste ore è sul fronte di Latakia, dove “l’esercito distrugge le ultime postazioni di El Nusra; e l’intervento turco, in Siria, sarà ridotto al massimo a causa delle situazione interna”. Non si può accettare un’interferenza in Siria o un colpo di scena, e in modo analogo non si può accettare in Turchia. Se il golpe fosse riuscito, il paese sarebbe andato alla guerra civile.

Il paese sta andando verso l’islamizzazione forzata, e la messa sotto controllo dei centri e delle persone laiche. Ci auguriamo che, trascorsi questi momenti drammatici, Erdogan tragga una lezione positiva, ristabilendo la normale arte di argomentare, l’arte democratica nel paese.

Non si possono perdere di vista le negative ricadute economiche, che potrebbero farsi sentire per via delle tensioni politiche, che potrebbero scoraggiare i consumi dei principali prodotti esportati, prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, autoveicoli, rimorchi, prodotti chimici. I rapporti turistici e culturali proseguono, e restano importanti grazie ad accordi e programmi. L’ISPAT (Investment Support and Promotion Agency of Turkey) promuove forme di investimento, offrendo servizi gratuiti a società interessate. La KOSGEB, confrontabile alla nostra Confindustria, lavora, particolarmente per le medie imprese turche e la TUSIAD.

soldati umiliati Ankara
Foto del nostro collega:
Ad Ankara, un ufficiale e alcuni soldati turchi umiliati dalla polizia speciale di Erdogan

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