Ankara: i racconti drammatici del nostro collega Hamid

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Hamid Almaz, Ankara – Paola Angelini –  Talal Khrais, Roma

La Turchia verso l’ignoto, difficile situazione in tutto il Medio Oriente.

[Volutamente non pubblichiamo le foto umilianti dell’esercito. Ci limitiamo alle immagini della bandiera turca.]

bandiera turca 2Peggiora sempre di più la situazione in Turchia dopo il fallito golpe del 15 luglio scorso. Il Presidente Erdogan si vendica della società civile turca e svincola completamente lo Stato da ogni legame con il laicismo. L’esercito turco viene umiliato dal Presidente.

Quello che è successo in Turchia poteva essere evitato prima, e anche dopo. Prima la Turchia aveva deciso di guidare il Movimento della Fratellanza Musulmana, interferendo direttamente in Siria, in Libia e Egitto. L’Esercito turco cercava di evitare questa avventura di “sposare” i movimenti oscurantisti che combattono tuttora in Siria.

La risposta di Recep Tayyip Erdogan, di fronte all’Esercito, è stata quella di sostituirlo con delle guardie di sicurezza con pieni poteri, inoltre avvicinare i Generali maggiori alle milizie islamizzate. Dopo il fallimento del golpe si stanno rivedendo molte situazioni per tentare di risanare l’unità del paese, ma la scelta probabile sembra quella di introdurre la pena di morte, liquidare fisicamente personalità delle Forze progressiste laiche e i migliori uomini dell’Esercito Nazionale. Le posizioni che allontanano dalla pace globale avranno conseguenze negative sull’intera Regione e sul Medio Oriente, che vive una condizione sempre più confusa e instabile. Si vive, dove possibile, investiti da eventi stravolgenti ed estremi.

Non devono essere cancellati i diritti dei popoli, né quelli dei giornalisti. Quello che succede in Turchia riguarda l’Europa, e si dovrebbe poter evitare che la Turchia soffochi la libertà.

La stessa crisi finanziaria ed economica, nei paesi occidentali, ha favorito l’emergere di nuovi soggetti nel contesto geopolitico mediorientale. Tra questi, viene fuori una Turchia che non fa altro che ripristinare il proprio ruolo di grande potenza. Da marzo 2011 la Turchia si propone al mondo musulmano come modello di democrazia, entrando in conflitto con tutti gli Stati Arabi che intravedevano nella nuova dottrina la voglia di un ritorno al vecchio impero ottomano. La Turchia ha seguito una politica estera e una geopolitica elaborata (secondo alcuni, con “profondità strategica”) da Ahmet Davutoğlu, un Neo-ottomanesimo, ovvero un richiamo all’ideologia politica ottocentesca conosciuta come Ottomanismo. Nessuno può negare le capacità del Presidente Erdogan, è un leader molto popolare, anche se non sempre apprezzato dalle élite laiche. Non bisogna dimenticare (anche) il forte sostegno di una parte dello stesso esercito che avrebbe voluto danneggiarlo. Il nostro collega Hamid Almaz, nell’albergo di Ankara ha lavorato con grande difficoltà, perché più volte minacciato. Ha preferito trasferirsi da un collega turco, per evitare rappresaglie da parte degli squadroni dalle milizie che si fanno giustizia da soli e occupano le piazze. Il collega Hamid riferisce del clima di paura, e preferisce che non vengano pubblicate le foto dei militari dell’Esercito umiliato: “Ho pianto, quando ho visto centinaia di militari arrestati, ammucchiati seminudi, con le mani e i piedi legati e rinchiusi in una palestra. Sono i soldati che hanno servito e difeso sempre la Patria”.

Il premier Binali Yildirim rivolgendosi alla stampa dichiara: “Il ripristino della pena di morte in Turchia è una richiesta del popolo, un ordine dei cittadini, ma sarebbe sbagliato affrettarsi a decidere”. La situazione sta precipitando. L’Unione europea e la Turchia sono di nuovo in piena divergenza, ma l’Unione europea non fa abbastanza pressioni sul Presidente turco.

Le parole del premier Binali Yildirim arrivano all’indomani delle affermazioni di Erdogan, secondo il quale le domande del popolo “non possono essere ignorate”. Verrà aperto dunque un dibattito sul ripristino della pena capitale dopo il tentato golpe del 15 Luglio. “Chiederemo conto per ogni goccia di sangue versata”, ha promesso Yildirim, che poi ha rinforzato la promessa assicurando che Ankara “agirà nel rispetto della legge”. È stato detto che lo stato attuale della Turchia spaventa i vertici di Bruxelles, che tornano a mettere in dubbio l’annessione della Turchia all’Unione europea. L’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri della Ue, Federica Mogherini ha sottolineato: “Nessuno Stato può entrare se introduce la pena di morte”. Per Bruxelles e le associazioni dei diritti umani bisogna agire in fretta, perché in Turchia sono già passati alle vie di fatto: il bilancio, aggiornato a due giorni fa e diffuso da Yildirim, parla di 208 martiri, compresi 145 civili, 60 poliziotti e 3 soldati, a cui aggiungere 1491 feriti.

Il 18 luglio, il Ministero degli Esteri riferiva di oltre 100 militari golpisti uccisi, confermando che sono state fermate 7.543 persone sospettate di aver avuto un ruolo nel tentato golpe- Tra queste ci sono “100 poliziotti, 6.038 soldati, 755 giudici, 650 civili”. Queste cifre indicano una spaccatura verticale nella società turca? Secondo il racconto dei colleghi turchi, in contatto con Hamid, la tensione è alle stelle in tutte le città turche, dove continuano le purghe delle milizie islamiche legate a Erdogan

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