Vi aspettiamo sabato 6 agosto alle 0.00 presso l’ingresso della Fao, in via Terme di Caracalla

[email protected]

  Decima Domenica dopo Pentecoste

 Icona di santa Cristina Megalomartire

Esortando il mondo a cominciare a provare un po’ di sana ‘vergogna’ la Basilica continua a mantenere nella liturgia due Litanie speciali per la Pace in Medio Oriente.

  1. In modo particolare preghiamo per i responsabili di questa nobile terra di Siria e di Iraq. Concedi loro saggezza, lungimiranza e perseveranza; che essi non cedano mai allo scoraggiamento nel loro impegnativo compito di edificare la pace duratura a cui tutti i popoli anelano, preghiamo il Signore.
  2. Ti preghiamo per tutti i popoli del Medio Oriente. Aiutali ad abbattere i muri dell’ostilità e della divisione e a edificare insieme un mondo di giustizia e solidarietà, preghiamo il Signore.[1]
  3. 24 del libretto

+ Tropario del I tono

Sigillata la pietra dai giudei, mentre i soldati erano a guardia del tuo corpo immacolato, sei risorto il terzo giorno, o Salvatore, donando la vita al mondo. Per questo le schiere celesti gridavano a te, datore di vita: Gloria alla tua resurrezione, o Cristo, gloria al tuo regno, gloria alla tua economia, o solo amico degli uomini.

+ Tropario di S. Cristina

Lasciato l’errore paterno, o gloriosa, hai accolto la divina illuminazione della pietà, e ti sei sposata a Cristo come vergine bella; hai perciò lottato con vigore e hai abbattuto i nemico, o megalomartire Cristina. Intercedi ora incessantemente perché sia fatta misericordia alle anime nostre.

          + Tropario del 15 Agosto (Patrona della Chiesa)

Nel parto hai conservato la verginità, con la tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio. Sei passata alla vita, tu che sei Madre della vita e che con la tua intercessione riscatti dalla morte le anime nostre.

+ Inno alla Vergine 

O Vergine potente, sempre vittoriosa, il tuo popolo, liberato da ogni pericolo, ti offre inni di riconoscenza. La tua potenza è invincibile; liberami da ogni pericolo, affinchè possa gridarti: Salve, o Sposa e Vergine.

 pag. 25 del libro.

Prokimeno

Scenda su di noi la tua misericordia, Signore,

come abbiamo sperato in te. (Sal 32, 22)

Stico

Esultate, giusti, nel Signore; ai retti si addice la lode. (Sal 32, 1)

Lettura dalla prima lettera di Paolo ai Corinzi 4, 9-16

[9] Fratelli, ritengo infatti che Dio abbia messo noi, gli apostoli, all’ultimo posto, come condannati a morte, poiché siamo diventati spettacolo al mondo, agli angeli e agli uomini. [10] Noi stolti a causa di Cristo, voi sapienti in Cristo; noi deboli, voi forti; voi onorati, noi disprezzati. [11] Fino a questo momento soffriamo la fame, la sete, la nudità, veniamo schiaffeggiati, andiamo vagando di luogo in luogo, [12] ci affatichiamo lavorando con le nostre mani. Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; [13] calunniati, confortiamo; siamo diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi. [14] Non per farvi vergognare vi scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. [15] Potreste infatti avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri, perché sono io che vi ho generato in Cristo Gesù, mediante il vangelo. [16] Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori!

& Dal Vangelo secondo Matteo 17, 14 – 23

[14] In quel tempo, appena ritornati presso la folla, si avvicinò a Gesù un uomo [15] che, gettatosi in ginocchio, gli disse: “Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell’acqua; [16] l’ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo”. [17] E Gesù rispose: “O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui”. [18] E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito. [19] Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: “Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?”. [20] Ed egli rispose: “Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile. [21] Questa razza di demòni non si scaccia se non con la preghiera e il digiuno”. [22] Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: “Il Figlio dell’uomo sta per esser consegnato nelle mani degli uomini [23] e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà”. Ed essi furono molto rattristati.

***********

Quello di oggi è un chiaro invito alla preghiera e a saper leggere i segni dei tempi che rivelano quello che è il progetto del Signore e il suo modo di procedere: al contrario di come noi possiamo ideare qualsiasi cosa. Nelle scorse domeniche ci è stato detto che è compito dei forti portare i pesi dei deboli, oggi dobbiamo domandarci chi è forte davvero. Chi è debole e qual’è la vera sofferenza. Paolo ci parla degli apostoli, dei seguaci di Cristo, di nome e di fatto, che a causa della loro sequela sopportano di tutto, l’impensabile (1Cor 4, 9-13), alla stregua di coloro che ancora oggi sono stati privati delle loro case, foto, abiti, libri, terre, macchine, diritto di cittadinanza e di libertà d’essere e d’esistere. Ci dice pure che costoro non maledicono, bensì benedicono. Abbiamo sentito di bambini che vedendo il male squarciare in brandelli i propri genitori o seminare morte lasciando scie di sangue, hanno solo minacciato di raccontare a Dio i crimini a cui hanno assistito; di altri che avendo perduto i propri genitori, in risposta al gesto consolatorio di ricevere in dono denaro l’hanno rifiutato chiedendo in cambio di riavere i propri genitori. Han perso tutto ma non hanno dimenticato come si prega. Deboli in tutto, “insultati, benedicono, perseguitati, sopportano; calunniati, confortano col loro essere fieri e resistere; nonostante siano diventati come la spazzatura del mondo, il rifiuto di tutti, fino ad oggi, momento in cui quasi accettiamo come normale questo stato di cose, essi, ebbene, con la loro preghiera combattono l’epilessia ( Mt 17, 14) di questo mondo di coscienze false e perdute, di flebili cristiani che si lasciano gettare nel fuoco delle passioni mondane e sguazzano nelle abbondanti acque dell’indifferenza e mancanza d’attenzione o semplice empatia. Chi è il forte? Chi è il debole? È forte di certo chi, non avendo acqua né per bere né per lavarsi, va fiero in mezzo alla folla di questo mondo distratto e senza vergogna, con il volto lavato dalle proprie lacrime, grato per la vita seppur senza il telefonino o il proprio pc, con i piedi consumati per via della molta strada dovuta percorrere scalzo o a piedi, avendo avuta sottratta la propria vettura. È debole di certo chi si sente perso perché ha perduto il proprio telefono cellulare o ha macchiato indelebilmente l’ultimo abito appena comprato. È forte chi sa soffrire per gli affetti perduti, dispersi, o combatte per la propria patria e la libertà dei suoi fratelli, e non di certo chi imbroglia per mettere in cattiva luce l’altro o per guadagnare sempre di più o accumulare sempre di più, ignaro che nulla è certo o duraturo ed incapace di dar valore alla vita e rispetto alla morte. Tutto questo è palestra mentale e spirituale per giungere ai piedi della montagna della vita umana e mondana, di questo preciso mondo attuale, e avere il potere di ribaltarla, di spostare gli equilibri (Mt 17, 20). La fede non è un affare magico, i ‘monti’ si spostano se si fanno le cose giuste con passione e amore incondizionato a costo anche di pagare con la propria vita. La fede è affare di amore illimitato, di coerenza e persistenza! Solo pregando (Mt 14, 21), cioè mettendoci innanzi allo specchio dell’anima nostra a dialogo con chi la conosce davvero, potremo scoprire quale passione muove le corde dell’anima nostra per spostare i monti di ingiustizia, dolore procurato e ristabilire così la pace nei cuori.

La Basilica informa che il 6 agosto p.v. in occasione del secondo anniversario dell’esodo forzato dei cristiani iracheni della Piana di Ninive, in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che Soffre e Ufficio Migrantes del Vicariato di Roma, ha messo in programma un pellegrinaggio notturno al Santuario romano del Divin Amore, per accompagnare idealmente e concretamente i cristiani d’Iraq ed ogni sfollato nel loro cammino verso la salvezza sperata. Vi aspettiamo sabato 6 agosto alle 0.00 presso l’ingresso della Fao, in via Terme di Caracalla, venite armati di fervente fede.

[email protected]

www.facebook.com/pages/Centro-Culturale-Santa-Maria-in-Cosmedin

 www.facebook.com/SantaMariaInCosmedin

[1] Dalla preghiera del Santo Padre Giovanni Paolo II per la Pace in Terra Santa, Chiesa Greco Ortodossa di Quneitra, Siria, lunedì 7 maggio 2001.

Rispondi