1° ottobre 2016: Incontro con il Professor Sayyed Mahdi Tabatabaei

Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

La delegazione di Assadakah Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo, guidata da Talal Khrais, Responsabile della politica estera, ha accolto, il 1° ottobre scorso, il Professor Sayyed Mahdi Tabatabaei, Direttore Responsabile dell’Istituto Ulema Bahr al Olum. Il Professore era accompagnato da Mahmoud Ramadam, rappresentante di Assadakah nei Paesi del Golfo.

Il Professor Sayyed Mahdi Tabatabaei è Docente di Studi Superiori (Professor of Islamic Studies and Religious Dialogue) dell’Università Hawzah a Qom, nella Repubblica Islamica dell’Iran.

L’incontro con il Professor Sayyed Mahdi Tabatabaei è stato di grande importanza e apre nuove prospettive di collaborazione: “Avremo grandi possibilità di lavorare con Assadakah Centro Italo-Arabo del Mediterraneo”, ha detto, aggiungendo che presto renderà noto un “programma con nuove idee di cooperazione e, se Dio vuole, ci saranno altre occasioni per incontrarci”.

Ecco il resoconto della nostra conversazione.

PAOLA: Do il benvenuto al Professor Sayyed Mahdi Tabatabaei, Direttore Responsabile dell’Istituto Ulema Bahr al Olum, e a nome di Assadakah lo ringrazio della sua disponibilità.

Anch’io sono felice di essere qui e, se vuole Dio, risponderò alle vostre domande e vi darò le 20161002_192421informazioni che vi possono essere utili. Se volete posso parlare di me stesso e del Centro che ho fondato e che gestisco da più di tre anni. L’Istituto Scientifico e del Dialogo è stato fondato a nome dell’Ulema Bahr al Olum, sciita morto duecento anni fa. Abbiamo dato il suo nome all’Istituto perché, in quel mondo Sciita, Bahr al Olum predicava una delle dottrine più importanti e più attive nel dialogo.

[Link: documento su obiettivi, attività e metodi dell’Istituto
Culturale di Bahr-al-Olum, fondato in Qom, Iran, nel 2013
]

Nell’Istituto si studia il diritto, lo Stato e le legislazioni, si fanno inchieste sui sistemi sociali e sui bisogni della società, secondo i principi fondamentali dell’Islam, del vero Islam. L’Islam che parte dalla Casa della Tolleranza, chiamata Ahl al Bayt, che significa “Gente della Casa”. Li chiamano Ahl al Bayt, la Gente della Casa, perché sono la famiglia del Profeta, sono i discendenti del Profeta, quelli che, avendo vissuto con lui e facendo parte della sua famiglia, lo conoscono e sanno veramente che cosa ha detto e che cosa ha fatto. [Nota: La “Gente del Casato di Maometto” sono, fin dalla metà del VII secolo, i parenti convertiti e i discendenti del Profeta Maometto].

Noi trattiamo la questione ambientale, la questione dei diritti degli animali, il diritto all’acqua, la difesa della natura. Approfondiamo i problemi che derivano dalle esigenze attuali della società, e tutte le problematiche che l’essere umano sta affrontando oggi. In particolare, il tema centrale è quello dell’ambiente. Posso dare un esempio: come si sa, la gente ha in tutto il mondo il problema serio delle riserve d’acqua: all’Università di Teheran, una grande Conferenza Internazionale di Stati discute del problema dell’acqua e dell’ambiente. Questo richiama i principi fondamentali dell’Islam, perché l’Islam ha studiato questi argomenti. Il pensiero islamico, la dottrina islamica si rivolge a questi problemi; il lavoro degli Ulema, dei sapienti, comprende lo studio di soluzioni per il diritto ad avere disponibile l’acqua.

20161002_192337Un’altra questione che ci sta a cuore è quella che riguarda gli animali. Abbiamo fatto tanti studi e pubblicato tanti libri sui diritti degli animali. Non esagero se dico che i nostri studi sono all’avanguardia, forse più avanzati che in Europa.

Far male a un animale è Haram, è “cosa proibita” per la nostra religione, è considerato un vero crimine sociale. Già 1400 anni fa, nei discorsi della Gente della Casa, della famiglia Ahl al Bayt, si parlava della formica: non devi uccidere neanche una formica, è proibito uccidere una formica. Nell’Islam si dice che una formica non fa nessun male, e dunque perché ucciderla? Chi uccide una formica deve essere punito. Nei discorsi fatti da Ahl al Bayt sul rispetto verso gli animali, si parla dell’Imam Hasan Ibn Ali (fratello di Husayn Ibn Ali), che quando si sedeva per mangiare dava, dal suo piatto, parte del suo cibo a un cane.

PAOLA: Così come si rispettano gli animali (convinzione consolidata anche in Italia), si dovrebbe avere grande rispetto per le persone.

Nei discorsi dell’Islam, il rispetto per gli animali è paragonato al rispetto per gli uomini. L’Imam Hasan Ibn Ali, per esempio, vede un suo amico su un cammello, e saluta il cammello insieme al suo amico. Prima di morire, raccomanda a suo figlio di rispettare quel cammello e di averne cura: “Questo cammello mi ha portato per venti volte a visitare la Mecca, non l’ho mai maltrattato, e tu devi fare altrettanto dopo la mia morte”. Alla morte dell’Imam, tornato dal funerale, il figlio ricorda la raccomandazione di suo padre, e va subito a vedere come sta l’animale. Il cammello è molto triste, piange, e il figlio dell’Imam comincia a disperarsi. Torna di nuovo al cimitero, e piange sulla tomba di suo padre, perché capisce che il suo comportamento con gli animali era un segno del suo essere un uomo straordinario. Il cammello muore poco dopo, e viene sepolto accanto al suo padrone.

Ci sono molte storie di questo genere. A partire da questa storia, si capisce il perché della nostra convinzione di dover rispettare gli animali, e perché il diritto all’acqua, il diritto all’aria, ma anche i diritti dei disabili, non sono argomenti nuovi per l’Islam, visto che li abbiamo già trattati 1400 anni fa.

PAOLA: C’è collaborazione tra il vostro Istituto e l’Italia?

Non ancora. È per questo che sono qui a parlare con voi di questi problemi. Sono problemi sui quali penso che sia molto utile, per entrambi i nostri Stati, lavorare insieme.

20161002_192502TALAL: Anch’io sono commosso da quello che sta dicendo.

PAOLA: Quali possono essere le iniziative comuni? Credo che la comunicazione sia importantissima, e che sia molto importante avere strumenti di informazione per diffondere queste idee: che cosa preferisce sia messo più in evidenza sul sito di Assadakah?

Certamente possiamo lavorare insieme con Assadakah. Stiamo pensando, insieme al Centro Italo-Arabo di creare un istituto di cultura e di scambio sull’Islam. L’Italia, dato che c’è il Vaticano, è un luogo ideale per queste iniziative. Quando parlavo degli animali, volevo far capire quanto per l’Islam è importante l’uomo.

PAOLA: Qualche volta tengo il meraviglioso labrador di mio figlio, e quindi capisco quanto si può imparare dagli animali.

PAOLA: È un momento difficile: cosa pensa della questione mediorientale? Come l’Europa e l’Occidente possono aiutare?

A questo Islam che parla oggi di politica, noi affianchiamo un discorso che serve anche a smentire le distorsioni diffuse dall’Isis. Secondo me, più che una soluzione politica, è molto importante una soluzione culturale. Basta considerare che anche molti Europei sono andati a combattere per il Daesh. Erano cittadini europei, anche se di origine mediorientale. Noi diciamo che l’Islam non è terrorismo, e cerchiamo di tenere alto il nome dell’Islam. I paesi mediorientali hanno un problema culturale. Non voglio ora entrare nei dettagli di chi sta sostenendo l’Isis, perché in questo momento il nostro progetto è di parlare di pace, di dialogo, di religione, di giustizia. Però bisogna ricordare che noi, in quanto Musulmani, abbiamo profonde radici culturali. Le organizzazioni di cui stiamo parlando, riescono a sopravvivere solo grazie ai soldi di chi li finanzia, di chi fornisce loro le armi. Sono organizzazioni che hanno enormi capacità nell’ambito dell’informazione, e sono riuscite ad attirare l’attenzione usando le nuove tecnologie dell’informazione. L’Isis oggi è forte perché noi, tutti insieme, Cristiani e Musulmani, siamo stati troppo deboli, perché non abbiamo fatto bene il lavoro di insegnare ai nostri figli la verità delle religioni.

20161002_seyyed-paolaPaola: Quindi, il dialogo tra religioni rimane il punto centrale.

Sì, ma non solo questo. Bisogna portare avanti il dialogo tra Sunniti e Sciiti, perché c’è mistificazione, c’è mal comprensione. Ecco perché io penso che sia importante il dialogo tra uomo e uomo: l’uomo è il portatore di umanità e di sentimenti umanitari.

PAOLA: Cosa pensate, voi Iraniani, della gente d’Europa che non capisce queste problematiche?

Dall’esterno sembra – ma forse sbagliamo – che alcuni Paesi europei sostengano movimenti estremisti, forse anche perché c’è l’idea di non interferire con la politica. E invece bisogna discutere le politiche internazionali, vedere se queste politiche danneggiano i Musulmani o anche altri popoli. Per questa crisi non basta una soluzione politica se non c’è anche una rivoluzione culturale. È importante l’appello al dialogo, alla tolleranza, alla pietà, alla religiosità, all’umanità, alla morale. Dobbiamo vivere insieme, stare insieme almeno con lo stesso rispetto che va riservato ai nostri animali.

PAOLA: Ma, concretamente, come dovrebbero agire i nostri politici?

Quello che dobbiamo fare insieme ha a che fare con un cambiamento culturale. Dobbiamo cominciare a lavorare insieme, dobbiamo ricordare che molte organizzazioni culturali hanno cambiato il mondo, hanno inciso sugli atteggiamenti, hanno influenzato in modo fortemente positivo le politiche dei loro Paesi.

PAOLA: Che cosa pensa dei rapporti tra l’Italia e la Repubblica Islamica dell’Iran? Assadakah conferma la propria disponibilità allo scambio informativo e culturale con voi. Che cosa, secondo il Professor Tabatabaei, va messo più in evidenza? Ritiene possibile avviare uno scambio di informazioni sistematico, costante, che migliori le opportunità che già questo incontro ci offre?

L’Italia è una civiltà millenaria, è la storia. E rimane la porta principale dell’Occidente, il ponte tra Oriente e Occidente (contrariamente a chi sostiene che la porta dell’Occidente sia la Gran Bretagna). Perché l’Italia è un paese libero, dove c’è spazio per iniziative che promuovano l’apertura del dialogo tra religioni. [Scherza sulla somiglianza tra le bandiere iraniana e italiana]. Ci sono rapporti forti, storici, che nessuno può compromettere, c’è rispetto reciproco tra Italiani e Iraniani. Possiamo combattere insieme il terrorismo, e affrontare insieme questo momento in cui il mondo affronta una crisi profonda.

PAOLA: Quando sono stata nella Repubblica Islamica dell’Iran (eravamo pochi turisti, all’epoca), la gente per strada ci riconosceva come italiani e ci accoglieva chiamandoci “Italia!”

È vero, il popolo Iraniano ama molto il popolo Italiano. E il dialogo tra noi è importante per diffondere e scambiare valori umani. Noi siamo molto grati ad Assadakah per questo incontro, per averci invitato e dato la possibilità di visitare questo grande Paese. Se Dio vorrà, ci saranno molte attività di dialogo tra noi, sulla famiglia, sui diritti della donna, sui diritti umani.

Il Professore Sayyed si offre di proporci un documento in inglese che riassume le loro attività.
Poi mi chiede:

img_0128Che idea ti sei fatta visitando un Paese islamico? Che idea avevi, prima, sull’Islam e sulla Repubblica Islamica?

PAOLA: Avevo studiato a scuola la storia del Medioriente e sentivo un’attrazione particolare. La Repubblica Islamica dell’Iran è molto bella, da nord a sud: c’è archeologia, arte, montagne meravigliose, panorami, deserto. C’è tutto, e tutto è molto emozionante!

PAOLA: Parlava prima della formazione culturale, di promuoverla come arma per incoraggiare il dialogo, per far sì che le nostre religioni possano convivere. Pensavo al governo italiano e, in generale, al condizionamento dei poteri economico-finanziari che fa pressione su tutti i governi mondiali. Sono persuaso che la cultura possa fortemente incidere sulla politica, ma temo sia molto più difficile che la politica incida sui poteri finanziari per evitarne i condizionamenti. Lei è veramente convinto che la cultura possa opporsi al potere della finanza?

Certamente: la cultura è molto più forte! Noi infatti finanziamo attività di formazione culturale, perché dobbiamo pensare che il potere della finanza è legato all’attuale momento storico, mentre il potere della mente umana, della cultura, è sempre presente e forte. La storia conferma che l’intelligenza dell’uomo può vincere, e ha radici storico-culturali che ne fanno una potenza imbattibile. Noi abbiamo imparato molte cose dalla filosofia occidentale. La filosofia islamica fa sempre riferimento a Platone e ad Aristotele. Io stesso ho studiato filosofia, e amo i filosofi classici dell’Occidente.

Il potere finanziario non ha radici, fa riferimento a culture superficiali che però, pur prendendo il sopravvento in questo momento storico, hanno le gambe corte. L’intelligenza umana, lo spirito umano smaschererà questa debolezza, e l’uomo, se Dio vuole [Nota: In šā’ Allāh, Inshallah, “Se Allah vuole”], ritroverà la verità: ora le nuvole possono coprire il sole, ma la verità e la luce prima o poi prevarranno.

PAOLA: Condivido quello che il Professor Tabatabaei dice, anche se il timore che la luce non torni resta forte.

seyyed_book-coverRingrazio il Professor Sayyed Mahdi Tabatabaei per avermi ricevuto e per l’attenta disponibilità. Esprimo anche il mio apprezzamento sincero per il dono del suo libro, in lingua Persiana, su I diritti degli animali nell’Islam. Aspetto con ansia di riceverne la versione in Inglese in corso di stesura.

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