Libano: il Generale Michel Aoun Presidente della Repubblica. Sembra fatto l’accordo

Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

mappa-libanoNel mese di ottobre è stata rinviata l’elezione del Presidente della Repubblica in Libano. Il vuoto istituzionale dura da due anni e tre mesi. Un’elezione rimandata quarantasei volte, perché per nominare il Presidente serve un’ampia maggioranza non solo numerica, dato che c’è bisogno del consenso di diciassette Comunità libanesi che formano la Repubblica.

Nel corso dell’ultima seduta non è stato raggiunto il numero legale, sembra però che il nodo sarà sciolto il 31 ottobre, e si spera che, come previsto, venga eletto il Generale Michel Aoun.

Sono stati mesi dolorosi per il Libano, dato che il Presidente rappresenta l’ago della bilancia tra i componenti del Paese dei Cedri. Il Presidente del Parlamento, Nabih Berri, è stato “costretto” a rinviare più volte le sedute per mancanza del numero legale, ma la scorsa settimana è stata più fortunata, perché il Presidente del partito al Mustaqbal (Movimento il Futuro), il Leader sunnita Saad Hariri, ha annunciato di voler avviare le consultazioni con tutti i leader politici con l’intento di accelerare le procedure per l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Per lungo tempo Hariri non ha espresso disponibilità, perché proponeva il leader cristiano Suleiman Franjieh, poco rappresentativo.

sleimanAl momento sembrano tutti d’accordo per eleggere il Generale Michel Aoun, il più rappresentativo nella comunità cristiana. Ricordiamo che l’ultimo Presidente della Repubblica Libanese è stato Michel Suleiman, che ha terminato il suo mandato il 25 maggio 2014. Da allora, i partiti non hanno trovato più un accordo per il successore.

Il Movimento il Futuro e quasi tutto lo schieramento del “14 Marzo”, guidato dallo stesso Hariri, sostenevano la candidatura di Suleiman Franjieh, che guida il movimento Marada. Franjieh sembra contro la candidatura dell’uomo di ferro, il Generale Michel Aoun, che invece viene appoggiato, senza precondizioni, dalla coalizione “8 marzo”. È la componente più forte all’interno dell’Hezbollah. Il Generale è anche fondatore del blocco “Cambiamento e Riforma”, presieduto attualmente da Jibran Bassil, già Ministro degli esteri nell’odierno governo.

Oggi esiste la necessità di superare la spartizione confessionale, esiste la necessità di una legge elettorale che garantisca una rappresentazione efficace e corretta dei cittadini non a base confessionale. Partiti a maggioranza cristiana come Le Falange Libanesi (Kataeb) e le Forze Libanesi chiedono un sistema proporzionale che sostituisca il sistema del collegio uninominale secco. Il sistema istituzionale libanese è regolato dalla rappresentanza delle principali componenti religiose del Paese. La spartizione della carica del Presidente della Repubblica, del Primo Ministro e del Presidente del Parlamento si basano sulle confessioni istituite dal “Patto nazionale del 1943”. La suddivisione, però, tiene conto di un censimento della popolazione molto vecchio e che, nel corso degli anni, è radicalmente cambiato. La popolazione sciita, infatti, attualmente dovrebbe essere quella maggioritaria.

Malgrado la mancanza di un sistema elettorale rappresentativo, i libanesi sono uniti per l’indipendenza e l’integrità territoriale del loro Paese. Il Libano vive nell’occhio del ciclone Mediorientale, ma grazie all’unità del suo popolo, supera ogni difficoltà. Basta pensare che un Paese piccolo quanto l’Umbria e con 3,5 mln di abitanti è in grado di assorbire la presenza di due milioni di profughi siriani, oltre che 600.000 palestinesi. È il Paese più immune al terrorismo.

Raccogliendo l’appello di Papa Francesco, la Chiesa libanese ha organizzato un incontro per la pace nel Santuario Mariano di Harissa. Il Cardinale Rai insiste sul valore della riconciliazione. Ispirandosi al detto “Intorno a Maria e con Maria”, coniato dal Presidente della Commissione Giustizia e pace dell’Assemblea dei Patriarchi e Vescovi del Libano (Apecl), Monsignor Chukrallah Nabil Hage, i rappresentanti delle diversi fedi si sono riuniti per una preghiera interreligiosa di pace, evento del 20 settembre scorso presso il grande Santuario Mariano di Harissa, a nord di Beirut. Un evento che ha richiamato personalità di primo piano della fede e della cultura, rispondendo all’appello di Papa Francesco, che aveva invitato tutte le diocesi del mondo a organizzare momenti di preghiera in contemporanea alla giornata di Assisi, città di San Francesco.

generale-libaneseIl Generale Michel Aoun è figlio di una modesta famiglia maronita libanese, ha studiato alla Scuola superiore di guerra in Francia; ha studiato anche negli Stati Uniti. Nel 1958 diventa Ufficiale di carriera, poi Generale di brigata nel 1982. Appoggiato dalla comunità musulmana, nel 1984 diventa Capo di Stato maggiore della Difesa. Tra il 22 settembre 1988 e il 13 ottobre 1990, nelle fasi terminali della guerra civile libanese, è Comandante in Capo delle Forze Armate Libanese. Ha poi presieduto un governo ostile alla Siria e agli alleati di Damasco, incarico che affidatogli dal Presidente del Libano, Amin Gemayel, quando il mandato di quest’ultimo stava per scadere. Il Generale Amin ha nominato sei ufficiali, tre cristiani e tre musulmani, che avrebbero dovuto essere agli ordini di Aoun. Alla scadenza del mandato di Amin Gemayel, Aoun ha accettato la carica ad interim di Presidente del Libano. Per più di un anno ha combattuto contro l’esercito siriano, determinato a mandarli via dal Libano.

Tornato in Libano nel maggio del 2005, dopo quindici anni di esilio a Parigi, Aoun fonda e guida il Movimento Patriottico Libero, che contesta la Rivoluzione del Cedro, e insieme a Hezbollah e Amal si oppone alla maggioranza parlamentare antisiriana che regge l’esecutivo guidato da Fouad Siniora. È eletto in Parlamento, insieme ad altri 14 membri del Partito. Il 3 dicembre 2008 Michel Aoun effettua una visita ufficiale in Siria, dove viene ricevuto dal Presidente Bashar al-Asad. Durante la conferenza stampa, tenutasi il giorno stesso, Aoun dichiara che vuole costruire il futuro insieme alla Siria e lasciarsi il passato alle spalle. La visita e la dichiarazione di Aoun si possono considerare storiche, se si esaminano i suoi precedenti rapporti con la Siria. Nel 2008 il suo partito entra al governo con 5 Ministri. Nelle elezioni del 2009 la sua coalizione “8 marzo”, con Hezbollah e Amal, perde le elezioni. Il suo partito ottiene comunque 19 seggi ed entra nel Governo di unità nazionale. Nel corso del 2010 rafforza i suoi legami con Hezbollah, a cui non fa mancare sostegno politico e morale durante la querelle riguardante il Tribunale Speciale per il Libano, che denuncia come lo strumento dell’influenza USA e israeliana. Rinsalda anche i legami con il partito (ex-milizia) Marada, guidato da Suleiman Frangieh, un altro leader cristiano maronita critico con le Falangi dei Gemayel e con le Forze libanesi di Geagea.

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