Vicina l’elezione di Michel Aoun alla presidenza del Libano

Paola Angelini, Talal Khrais – Roma

Presidente Made in Lebanon

La redazione del Centro Italo Arabo Assadakah, da sempre a fianco del Paese dei Cedri, ha dato notizia, il 20 u.s., della imminente elezione del nuovo Presidente della Repubblica Libanese, il candidato presidenziale Michel Aoun, fondatore del Movimento Patriottico Libero.

È possibile considerare che, per la prima volta dopo l’indipendenza del 1943, un Presidente trova il consenso nazionale, e cosa altrettanto importante, non viene imposto dall’esterno, dai vincitori dello scacchiere Mediorientale patrocinati da una superpotenza.

L’ex Generale Michel Aoun ha ricevuto il consenso dei leader cristiani più importanti. Mentre il leader delle Forze Libanesi, Samir Geagea, anche lui candidato alla Presidenza, si è ritirato appoggiando Michel Aoun, che gode di maggiore consenso nazionale.

Il leader sunnita indiscusso, Saad Hariri, ha dato l’assenso per la candidatura di Aoun alla presidenza del Libano, mettendo fine a uno stallo durato oltre due anni. Un gesto coraggioso, indipendente, che mira solo agli interessi del Libano e non a quelli internazionali o regionali.

hariri-e-geageaL’ex Primo Ministro Saad Hariri, leader della coalizione a maggioranza sunnita, e per questo ritenuto vicino all’Arabia Saudita, apre a Michel Aoun, cristiano maronita considerato vicino agli Hezbollah, la strada a Palazzo Baabda. Saad Hariri ha dichiarato: “Nel corso della nostra conversazione, abbiamo raggiunto un accordo per rilanciare lo Stato, le istituzioni, l’economia, i servizi di base, il lavoro, e per dare alle donne e agli uomini libanesi la possibilità di vivere una vita normale”. Ha poi aggiunto di voler così “dissociare” il Libano dalla crisi siriana. “L’unica soluzione alla crisi politica in corso in Libano è l’elezione del fondatore del Movimento Patriottico Libero (Mpl, principale forza politica cristiana) Michel Aoun come Capo dello Stato e la designazione di Capo del Governo al leader del Movimento Futuro, Saad Hariri”.

Il leader delle Forze libanesi, Samir Geagea, alla cerimonia pubblica di Maarab nel nord di Beirut, ha dichiarato pochi mesi fa: “Il primo passo pratico da intraprendere per superare la crisi in corso non è la convocazione di un dialogo nazionale, è una strada che abbiamo cercato di percorrere senza successo. Quello che dobbiamo fare è eleggere un Presidente”, e ha inoltre osservato come l’elezione del Capo dello Stato, funzione scoperta dal maggio del 2014, sia stata ostacolata da “forze interne ed esterne per ragioni dichiarate e non dichiarate”.

I diversi sondaggi delle TV nazionali ritengono che più dell’80% degli intervistati aspetta con gioia il 31 ottobre 2016, giorno in cui il Libano avrà un nuovo Presidente della Repubblica eletto dal Parlamento.

L’ex Generale intende realizzare riforme chieste dalla società civile, superando il sistema della divisione confessionale. La popolazione si distribuisce tra Musulmani Sciiti, Sunniti, Cristiani Maroniti e altre confessioni religiose, realtà che determina anche un articolato sistema politico. Da molti anni è stato individuato un sistema politico comune, che trovasse d’accordo Cristiani e Musulmani, e che allo stesso tempo non escludesse minoranze o altri gruppi, rendendo tutti partecipi, con l’intenzione di coinvolgere i cittadini nella vita democratica del paese e nelle scelte politiche. Il nuovo Presidente dovrà far fronte alla grave crisi conseguente alle questioni che, per il vuoto istituzionale, risultano irrisolte. Sul paese, oltretutto, pesa la crisi siriana: circa un milione e 800 mila profughi siriani sono rifugiati nel paese.

Il Libano mostra di avere un importante ruolo politico, perché rappresenta la conferma la possibilità di un’intesa tra cristiani e musulmani nel portare avanti un progetto politico comune. Potrebbe, quindi, essere un buon esempio per l’edificazione di una nuova Siria e di un nuovo Iraq, in cui ora i gruppi etnici e le religioni sembrano in conflitto tra loro.

Nel Parlamento, i rappresentanti delle varie confessioni, utilizzano i propri slogan per mantenere il potere, divisi in settarismi religiosi, ma anche condizionati dalle rispettive relazioni internazionali legate alla crisi siriana. I principi fondamentali delle minoranze confessionali presenti in Libano garantiscono a tutti di essere equamente rappresentati negli apparati dello stato, istituzionali, amministrativi o militari che siano.

L’appartenenza confessionale ha acquisito un ruolo predominante nella gestione politica e nelle dinamiche sociali libanesi. Nel corso di quest’anno si sono svolte numerose manifestazioni, scioperi e sit-in davanti al Parlamento per chiedere la fine del sistema confessionale. Per la prima volta, si utilizza la strada per le manifestazioni, per fare politica: questa è una novità.

In Libano, una piccola parte della popolazione detiene la maggior parte delle ricchezze, frutto dei flussi economici finanziari di ogni appartenenza religiosa e politica. Quella che potremmo definire la classe media, invece, ha sempre più problemi ad arrivare a fine mese e i poveri sono in aumento.

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