Per l’Occidente, il nemico rimane la Russia e non l’Isis

Jafar Mhanna, Aleppo – Bogdana Ivanova, Mosca

Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Il tempo passa e si scopre che i Paesi occidentali, nei confronti dei terroristi che riescono a infiltrarsi tra i profughi, si limitano a misure preventive sul territorio. I terroristi, così, non solo riescono a organizzarsi e a pianificare le loro azioni, ma nel frattempo usufruiscono perfino dell’assistenza pubblica. Chi li combatte veramente e paga un prezzo altissimo, sono i giovani siriani, egiziani, iracheni e libanesi.

La Turchia entra in Siria come membro della Nato e trae beneficio dell’appoggio degli Stati Uniti, non per fermare l’Isis, ma per eliminare i Curdi, e per ostacolare i Siriani e gli Iracheni nel lavoro di liberazione del loro territorio. Le forze militari turche, presenti sul territorio di queste due nazioni, sembrano più interessate all’annessione di nuovi territori.

Il Primo Ministro iracheno, Haider al-Abadi, non cambia la posizione sulla partecipazione delle forze armate turche all’offensiva per la ripresa di Mosul ancora in mano all’Isis. Lo ha reso noto dopo l’incontro con il Segretario di stato alla Difesa USA, Ashton Carter, in visita a Baghdad per valutare lo stato di avanzamento dell’operazione anti-Isis. “La battaglia per Mosul è una battaglia irachena, e coloro che la conducono sono iracheni”, ha dichiarato il Premier al fianco di Carter, che aveva portato al tavolo la proposta dopo la visita ad Ankara. “So che i turchi vogliono partecipare, li ringraziamo, ma questa situazione la vogliono gestire gli iracheni”, ha aggiunto Abadi. “Non abbiamo problemi in questa offensiva, se ci sarà bisogno di un sostegno lo chiederemo alla Turchia o ad altri Paesi della regione”.

Mentre la Francia, presente nelle acque territoriali siriane, con la scusa di combattere, ha ucciso dei civili, l’Isis si sposta liberamente dall’Iraq alla Siria, che può contare sui jet russi.

L’Italia, che sembra accodarsi alla politica del Pentagono e assecondare il premier Israeliano Netanyahou, nei prossimi mesi invierà un contingente di militari italiani nei pressi della capitale Riga (Lettonia), a circa 200 km dal confine con la Russia, a seguito di una decisione presa durante il Vertice di Varsavia, nell’ambito di una missione Nato. Una disposizione che fa andare su tutte le furie i partiti d’opposizione, perché contraria agli interessi nazionali, e l’opposizione chiede al governo di riferire in Parlamento.

Quindi? Più di un dubbio sulla scelta. Le finalità dell’Alleanza sono: impegno nella stabilizzazione di profonde relazioni di buon vicinato.

Allora, il nemico sembra essere la Federazione Russa, e non l’Isis, che non è ancora arrivato nel Paese Baltico. Chi rimane impegnata in prima linea contro le migliaia di terroristi è la Federazione Russa, che disapprova la posizione di alcuni paesi occidentali rispetto alla situazione nella città di Aleppo. Ma si dà la colpa della crisi umanitaria ai Russi, tacendo su al-Nusra, che ostacola le forniture di aiuti alla città e spara contro i civili che intendono salvare le loro famiglie. “La cosa peggiore è che gli stessi paesi, i quali si dicono tormentati per la situazione umanitaria di Aleppo, sanno (non lo ammettono, ma sanno) che la fornitura degli aiuti umanitari alla popolazione è ostacolata dai terroristi di al-Nusra e Ahrar al Cham, i quali a loro volta sono stati riforniti regolarmente con nuovi missili teleguidati in grado di abbattere anche aerei civili”. L’Occidente sa e tace, sa e non fa nulla.

“Nutrire e curare al-Nusra, osservare come bloccano le forniture di cibo e di medicine destinate alla popolazione”, mentre il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite accusa i Russi per la catastrofe umanitaria di Aleppo. Tutto questo “è cinico e spregevole”, ha detto la portavoce del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa Maria Zakharova.

Certamente la posizione degli Stati Uniti, della Turchia e dei Paesi Occidentali in alcuni casi determina dei danni. Negli ultimi giorni in Iraq e in Siria le Forze governative hanno guadagnato terreno ovunque, comandanti dell’Isis sono arrivati a Reqqa, in Siria, fuggendo dall’Iraq. In Siria non sono solo vittorie contro il terrorismo ma accordi politici di riconciliazione che permettono allo Stato siriano di ripristinare l’autorità su un territorio tanto vasto. Sia la Federazione Russa che la Siria non possono permettersi di aspettare un tempo infinito, prolungando ogni giorno una tregua che permette alle bande armate di riorganizzarsi e di ricevere nuove armi. E la battaglia per il controllo di Aleppo diventerà ancora più violenta.

Oltre a ciò la Federazione Russa non tollera una riorganizzazione delle bande armate, andrà fino in fondo con le strategie che da tempo persegue. Infatti, carri armati, aerei da combattimento e cacciabombardieri continuano ad arrivare nelle basi russe di Latakia e di Tartous.

 

Rispondi