Fidarsi di Erdogan non è prudente

Bogdana Ivanova, Mosca

Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Nuove armi ai terroristi e nuova campagna di diffamazione contro Siria e Russia

In Turchia cambia lo scenario dopo la visita del Ministro degli Esteri Saudita al Jubair: sono passati solo due giorni e lo scenario si modifica per la riapertura delle frontiere, e nuove armi, nuovi ordini vengono dati alle bande armate per la battaglia decisiva, per riprendere le postazioni liberate dall’Esercito Siriano.

Nello stesso tempo e circostanze comincia nuovamente la campagna di diffamazione contro la Federazione Russa. Non sembra che Occidente, Stati Uniti, Turchia e Paesi Arabi del Golfo riescano a digerire il fatto che la Siria, insieme al suo Presidente sia riuscita a resistere, avendo come grande alleato la Federazione Russa.

La commissione congiunta Onu-Organizzazione per la Proibizione delle armi chimiche ha concluso la sua inchiesta sostenendo che per tre volte le forze di al Assad hanno usato armi chimiche, durante gli attacchi contro i villaggi nel 2014-2015. Strano che questa campagna di diffamazione venga condotta, contemporaneamente, con le varie false accuse alla Federazione Russa, mentre arrivano nuove armi ai terroristi. Secondo quanto si apprende, gli aerei russi e siriani, da nove giorni, non hanno compiuto alcuna missione in un raggio di 10 Km intorno alla città di Aleppo. Tuttavia, dice Konashenkov: “i terroristi continuano a usare lanciarazzi artigianali per un bombardamento indiscriminato in aree residenziali della città, impedendo l’uscita dei civili, dagli attuali corridoi umanitari”. Il Generale ha inoltre parlato di un cecchino che, nella notte, ha impedito di prendere circa quaranta civili nei quartieri orientali di Aleppo e portarli in aree sicure della città. Il tentativo era organizzato da rappresentanti delle autorità siriane e dal centro russo per la riconciliazione.

È stato riferito, dai nostri corrispondenti, che vari gruppi armati hanno intensificato i bombardamenti sui quartieri residenziali di Aleppo, causando la morte, in 10 giorni di tregua, di ottanta persone. Nelle ultime ventiquattrore partono da Edlib migliaia di combattenti dell’Isis, il Movimento filo turco Nour Eddin al zanki, i gruppi filo sauditi Ahrar al Cham, Jaich al Fateh nuovo nome del Fronte Annusra per occupare le postazioni liberate, che sono il quartiere Assad e la zona residenziale chiamata -1074 appartamenti-. Il risultato è una conquista della parte occidentale del quartiere Assad, e più di 500 terroristi uccisi.

Da venerdì scorso la battaglia continua, ma l’offensiva per togliere l’assedio dalla parte nord di Aleppo é fallita. Jabhat Fatah Al Sham, conosciuto in precedenza come il Fronte Al Nusra di Al Qaeda, è uno dei gruppi di punta che sta guidando l’operazione. I gruppi legati allo Stato Islamico hanno portato avanti attacchi coordinati contro l’Accademia delle Forze aeree, situata nel sud di Aleppo. La maggior parte dei gruppi hanno preso parte ai combattimenti dall’esterno, ma ci sono anche fazioni come Fastaqim Union che hanno condotto le operazioni dall’interno di Aleppo.

lavrov foto: Sergei Lavrov

La Russia non permetterà uno stravolgimento della situazione che cambierà lo scenario. Un vertice trilaterale, si è concluso a Mosca alla fine di ottobre, tra i Rappresentanti degli Esteri della Russia, Sergei Lavrov, della Siria Walid Moallem, e della Repubblica Islamica dell’Iran Mohammed Javad Zarif. La finalità dell’incontro è stata rilanciare, una volta per tutte, il processo negoziale per una soluzione politica della crisi siriana. Significativa è stata l’assenza di John Kerry, e rilevante l’assenza dei rappresentanti della Diplomazia occidentale.moallem-zarif-lavrov

È forse un segno che Mosca, Damasco e Teheran non considerano come partner seri, i paesi che finora hanno seguito un atteggiamento più che ambiguo nel dialogo, invece di  portare a delle trattative di pace?

“Discuteremo a fondo e in dettaglio le possibilità di rilancio del processo negoziale con Moallem”, ha dichiarato ai microfoni dell’Agenzia TASS, il Ministro Lavrov, mentre il Ministro della Repubblica Islamica dell’Iran, Javad Zarif ha aggiunto: “Siamo entusiasti del costante miglioramento delle relazioni tra Mosca e Teheran di questi ultimi anni. I progressi sono tangibili ed evidenti in ogni campo, da quello economico a quello strategico, e ultimamente, si aggiungono gli Affari Diplomatici regionali e internazionali”.

L’alleanza contro la Siria fallisce anche in Iraq, le Forze Governative Irachene insieme a Hashed al Shaabi (mobilitazione popolare) avanzano verso il centro del distretto di Hamdaniya, a est di Mosul, e in tutte le direzioni.

Alcuni osservatori ritengono che anche per l’Iraq, la Turchia pensi a tutt’altro, non sembra combatta lo Stato Islamico. La Turchia non resterà a guardare sulle questioni che minacciano la sua sicurezza, lo ha dichiarato il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, mettendo in evidenza l’offensiva di Ankara per liberare il confine turco-siriano, dall’Isis e dalla milizia curdo-siriana. Il quotidiano turco Hurriyet, riporta le parole del Presidente Erdogan: “Ci dicono: non andate a al-Bab, noi siamo obbligati ad andare, e ci andremo, dobbiamo creare una regione ripulita dal terrorismo”. Ma il Capo della diplomazia turca Mevlut Cavusoglu, ha escluso che truppe turche prendano parte alla battaglia sul terreno contro gli jihadisti dell’Isis a Mosul, la città che due anni fa, ha visto Abu Bakr al-Baghdadi autoproclamatosi  -califfo-. Non solo ha escluso un intervento delle “forze speciali” per affiancare i “combattenti locali” durante l’offensiv

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