I riflessi positivi nell’ipotesi di sconfitta dello Stato Islamico

Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

L’Occidente ha commesso molti errori, ma li potrà correggere

Bisogna ammettere con coraggio che il terrorismo, se sarà sconfitto, lo sarà grazie al fondamentale aiuto militare presente sui fronti di Siria, Iraq, Libano, Egitto e Afganistan. Bisogna ammettere, anche, che non potranno cambiare molte cose.

La riconquista di Mosul, Aleppo, Reqqa e Edlib non significherà purtroppo la fine del terrorismo, né sarà decisiva per i futuri assetti geopolitici della regione. Il terrorismo si è radicato considerevolmente anche durante le cosiddette primavere arabe, e sin dall’inizio il Centro Italo-Arabo e del Mediterraneo Assadakah avvertì il pericolo dell’alternativa, il pericolo di una politica di stampo diverso, e colse il paradosso di quegli Stati Arabi privi di democrazia (in diversi Stati manca una costituzione scritta) che sembra siano stati i finanziatori di questo terribile cambiamento. La Tunisia è esclusa, perché è riuscita a salvarsi da questo disordine, mentre l’Occidente democratico si è fatto trascinare da falsi slogan.

Bisogna riconoscere che attualmente esiste una reale frattura tra il mondo Sunnita e il mondo Sciita, spaccatura influenzata dalle guerre volute dai Movimenti fondamentalisti. Per fortuna, la sconfitta delle forze oscurantiste contribuisce all’indebolimento di tutte le frange estremiste, permettendo ai protagonisti della società civile di unirsi, di convivere nella diversità e di considerare il pluralismo una grande ricchezza.

In Libano la vittoria contro il terrorismo ha facilitato lo sblocco della situazione, permettendo le elezioni del nuovo Presidente.

In Iraq il popolo è unito più che mai intorno allo Stato e alle Forze di mobilitazione popolari irachene, Hashed al Shaabi, milizie che sono riuscite a liberare gran parte del territorio iracheno.

Sciiti, Sunniti, Turcomanni e altre Tribù arabe hanno sofferto il fenomeno del falso islam, è così che ci viene raccontato da alcuni colleghi. Come sempre siamo supportati dal prezioso aiuto dei nostri compagni di lavoro, reporter e corrispondenti, tutti in prima linea, nell’impegno a fornire notizie e analizzare lo scenario politico-militare.

La sconfitta dell’Isis indebolirà lo stesso Movimento Madre al-Qaeda, rimasto in clandestinità. Al momento, la maggiore parte dei segreti sono stati rivelati grazie alle confessioni di migliaia di combattenti, tra i quali anche comandanti di spicco.

I combattenti del cosiddetto Stato Islamico sono stati uccisi a migliaia durante i conflitti. L’ambizione dell’Isis di voler costruire uno Stato del Califfato sembrava fondata e a portata di mano nel 2014, in Siria e in Iraq, ma l’ipotesi stravagante di una vittoria ora svanisce, e tale disegno crolla, anche per i comportamenti dell’Isis stesso: la drammatica escalation di violenze a Mosul ha dissolto il limitato sostegno di alcuni gruppi sunniti, diventati in seguito una specie di ribelli contro le bande armate.

Intanto che la morsa si sta stringendo su Mosul, ultimo bastione dell’Isis in Iraq, le forze arabo-curde sostenute dagli Stati Uniti proseguono l’offensiva anche per la riconquista di Raqqa, roccaforte dello Stato Islamico in Siria. Mosul e Raqqa, distanti in linea d’aria 400 Km, sono le due ultime grandi città controllate dall’Isis che, nel frattempo, ha perso la maggior parte dei territori conquistati nel 2014 in Siria e in Iraq.

Definita “Collera dell’Eufrate”, l’offensiva è stata lanciata dalle Forze democratiche siriane, un’alleanza dominata dai Curdi che comprende combattenti arabi e turcomanni. Il previsto piano strategico si svolgerà in due tappe, che ipotizzano la liberazione della provincia di Raqqa per isolare la città e riconquistarla.

Una volontaria curda spiega al nostro collega: “Raqqa riveste grande importanza per tutti e, per questo motivo, le forze della coalizione internazionale ci stanno sostenendo. Ci appoggiano con i raid aerei e coordinano l’avanzata grazie ai velivoli da ricognizione e alle salve di artiglieria sulle postazioni dei miliziani dell’Isis”.

Lo stesso vale per la Siria: all’inizio i gruppi armati assediavano la stessa capitale, oggi, chi assediava è assediato e ripetutamente bombardato, e non cessano i raid aerei vicino a Damasco.

Aleppo è la seconda città più grande della Siria, dopo Damasco. È considerata alla stregua di una capitale, e la situazione sembra essere cambiata radicalmente, perché ogni giorno avanzano le forze governative, mentre si prepara la battaglia di Raqqa, roccaforte del Califfato in Siria. Oggi, a Raqqa, i gruppi locali che accolsero l’Isis si ribellano dopo due lunghi anni di un oscurantismo terribile, e protestano contro una Shariaa inventata, falsa e violenta nella sua impostazione.

Per le Nazioni Unite, le esecuzioni sommarie di civili in fuga dai villaggi si sarebbero moltiplicate sotto il controllo dell’Isis. I miliziani avrebbero giustiziato 230 persone, tra cui 190 ex membri delle forze militari irachene nella base militare di al Ghazlani, e avrebbero costretto centinaia di famiglie a spostarsi dai villaggi circostanti per essere usati come scudi umani. I corpi dei civili giustiziati sono stati accatastati nelle piazze, nelle strade dei sobborghi e nei villaggi.

Sia l’Isis che il Fronte al Nustra avevano affermato che il Libano sarebbe stato un obiettivo facile; un paese piccolo come il Libano, invece, è stato il più unito e forte, e ha sconfitto questo male.

L’elezione del nuovo Presidente libanese, il Generale Michel Aoun, potrà essere una grande occasione per ristabilire e migliorare i rapporti tra Libano e Siria. La scorsa settimana il neo Presidente ha delegato il Capo del partito “Al-Mustaqbal” (Movimento Futuro), Saad Hariri, a verificare le possibilità di formazione di un Governo di larghe intese, che possa affrontare con autorevolezza le numerose criticità del paese.

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Uno dei primi problemi che il Governo libanese dovrà affrontare è l’emergenza rifiuti, e le insufficienze della rete di produzione e distribuzione energetica nazionale. Hariri si orienterà, ovviamente, verso una grande coalizione con il coinvolgimento di tutti i componenti, Hezbollah compreso.

Si può riflettere sugli errori dell’Occidente, che ha sostenuto a sufficienza questo caos. C’è sempre una possibilità per riparare: si può costruire insieme una politica di pace e di cooperazione, si può collaborare nel reciproco rispetto e nella diversità.

Oggi le Istituzioni italiane e il sindacato possono svolgere la loro funzione sostenendo il mondo del lavoro, possono sostenere il mondo Arabo indebolito dalla crescita dell’integralismo. Possono aiutare le scuole con iniziative formative che mettano al centro dell’attenzione la comunicazione, il fattore determinante per lo sviluppo degli interessi. A scuola gli insegnanti insegnano e gli alunni imparano, e la sicurezza rappresenta una parte importante di questo sistema.

Il terrorismo si alimenta laddove le difficoltà non si risolvono. Perché la pace sembra non piacere?

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