In Libano l’Ambasciatore Massimo Marotti presenta le sue credenziali al Capo dello Stato

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Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

Walid Atallah, Beirut

Italia e Libano: un eccellente livello di relazioni da sempre, oggi più che mai

Pochi giorni fa l’Ambasciatore della Repubblica Italiana, Massimo Marotti ha presentato le sue credenziali al Presidente della Repubblica Libanese, il Generale Michel Aoun, già Comandante dell’esercito negli anni 80 e 90.ambasciatore-in-libanomariotti

La consegna delle credenziali prevista dal protocollo, avviene in un lasso di tempo di tempo relativamente breve, ma il Libano, tutti lo ricorderanno, per il mancato accordo tra gli esponenti politici è rimasto per più di due anni con un vuoto di potere. Nel mese di ottobre, il nuovo Presidente della Repubblica libanese è stato eletto, e quindi l’avvio della procedura sulle credenziali si è messa in moto, e risulterà, ora, più chiaro a tutti, e a tutti i colleghi il perché del ritardo.

Il Capo della Diplomazia italiana, Massimo Marotti è in servizio all’Ambasciata di Beirut dal giugno 2015, ben conosce la realtà libanese, o per meglio dire, la complessità di un Paese che convive con le diciotto Comunità Religiose. Svolge un’intensa attività insieme a tutto il suo staff, dando sostegno continuo sia politico che materiale al Libano, nonostante la significativa riduzione degli aiuti per l’estero da parte del governo italiano.

S.E. l’Ambasciatore ha contribuito al miglioramento delle relazioni tra l’Italia e il Libano, considerati un ponte verso il Mondo Arabo.

Al valore di questa delicata missione, si aggiungono Valerio Giorgio e Simona di Martino, due Segretari attivi a trecentosessanta gradi; Antonio Righetti che tanto ha fatto nei momenti più bui, cioè quando in Libano si viveva in piena guerra civile e altri diplomatici e funzionari presenti in ambasciata.

Sul sito dell’Ambasciata Italiana a Beirut si legge: “Italia e Libano sono legati da un’amicizia antica, le cui radici affondano nella loro comune appartenenza al Mediterraneo, nelle loro antiche civiltà e in millenni di storia in comune, nonché nelle loro intense relazioni commerciali e in scambi culturali e umani consolidati nel tempo”. E continua. “Nel XVI secolo, la relazione privilegiata tra l’Emiro Fakhreddine e la famiglia dei Medici di Toscana è stata decisiva nel modellare il Libano moderno così come lo conosciamo oggi, un misto di culture occidentali e araba. Il Libano ha anche lasciato tracce importanti nella storia italiana: il Collegio Maronita fu fondato nel 1584, a Roma per favorire i contatti tra sacerdoti, ricercatori e giovani studenti, che oggi proseguono nel quadro della cooperazione Inter-Universitaria”.

Una mossa decisiva dell’Italia, che ha permesso di rafforzare ancora di più le relazioni con il Libano, è la missione di pace, tutta made in Italy, per l’applicazione della risoluzione 1701, a causa della guerra esplosa tra Israele e Hezbollah.

Tra i militari italiani e la popolazione libanese si è creata una relazione straordinaria. Rapporti trasformati in progetti importanti a favore della popolazione colpita duramente dalla guerra, rapporti di amicizia e addirittura di parentela grazie ai matrimoni misti. Sono più di dieci anni anni di solidarietà e di amicizia tra i militari italiani e la popolazione del sud del Libano. Pochi giorni fa a Milano l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica (Aseri) ha organizzato la conferenza internazionale dal titolo:“Ten years of protecting peace: UNIFIL (2006-2016)”. La Conferenza ha ricordato il decimo anniversario della Risoluzione 1701 adottata all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU l’11 agosto 2006. Con l’obiettivo di fare un primo bilancio dei dieci anni di cooperazione tra la missione UNIFIL in Libano, coordinata dal nostro Paese, e le autorità, le Forze Armate e la popolazione libanese. L’evento è stata l’occasione per avviare una riflessione sugli sviluppi della missione, e le sfide che dovrà affrontare nei prossimi anni.generale-claudio-graziano

Oltre al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, che ha guidato UNIFIL dal 2007 al 2010, sono intervenuti esponenti delle Forze Armate italiane che hanno preso parte alla missione e i professori Karim Makdisi, American University of Beirut, Aram Nerguizian, Center for Strategic & International Studies, Washington D.C e Marina Calculli, Research Fellow all’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Introduzione di Vittorio Emanuele Parsi, direttore Aseri e docente di Relazioni internazionali nella facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica.

Il 14 novembre scorso si è svolta, nella base “Millevoi” di Shama, sede del quartier generale dei Caschi blu italiani di UNIFIL, la cerimonia di avvicendamento del Combat Service Support Battalion, e odierno il Sector West di UNIFIL, attualmente su base brigata Pozzuolo del Friuli al comando del Generale Ugo Cillo. Il reggimento Gestione Aree di Transito di Bellinzago Novarese, al comando del Colonnello Mario Stefano Riva, ha passato le consegne al reggimento Logistico Pozzuolo del Friuli di Remanzacco, Udine, al comando del Colonnello Alessandro Tassi.

Il Generale Ugo Cillo, Comandante del Sector West di UNIFIL, ha presenziato la cerimonia militare di avvicendamento, e ha sottolineato il lavoro svolto dai militari di Bellinzago Novarese per il supporto fornito a tutto il settore di UNIFIL.

Per la Brigata di cavalleria Pozzuolo del Friuli si tratta del quinto mandato nel Libano, Comandanti e popolazione si conoscono bene.

 

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