La nuova Amministrazione Trump: “Non vogliamo combattere Russia e Siria”

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Khalil Moussa – Damasco

Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

Riprendono i raid russi contro i gruppi armati.

Per gli esperti di politica estera americana, la nuova amministrazione intende prendere le distanze dal disordine internazionale creato dal precedente governo di Obama, in particolare, sulle questioni del Medio Oriente (“Questi gruppi che oggi vogliamo combattere, ricordiamo che li abbiamo finanziati venti anni fa”: sono parole di Hilary Clinton).

Gli allarmismi lanciati dalla stampa internazionale presentano il nuovo Presidente come una persona pericolosa. Al momento si sa che lui e Putin hanno intenzione di collaborare in modo costruttivo. Più volte, i dirigenti russi hanno dichiarato che i contatti con la nuova amministrazione sono buoni.

Se gli USA attaccassero al-Assad, si combatterebbe contro la Russia e la Siria. Quindi le relazioni si cominciano a stringere, e si comincia a capire che tipo di strategia Trump vuole impostare, e se confermerà o meno le posizioni affiorate durante la campagna elettorale. Stati Uniti e Russia troveranno un nuovo modo per tentare una normalizzazione dei rapporti?

La simpatia tra i due Presidenti, potrebbe tradursi presto in un adeguamento della posizione americana a quella russa in Siria. Il neo Presidente pare intenzionato a non sospendere l’iniziativa in Siria, a collaborare con la Federazione Russa, e a continuare con rifornimenti e aiuti ai 30mila miliziani delle Forze democratiche della Siria (Fds), l’alleanza curdo-siriana che combatte l’Isis, lo Stato Islamico dell’Iraq e del levante.

Secondo alcuni corrispondenti di Assadakah, sui luoghi di guerra ci sono tuttora 300 uomini delle forze speciali USA che stanno aiutando i miliziani curdi e alcune tribù arabe della Fds (Forze Democratiche Siriane). Una settimana fa gli USA hanno annunciato l’inizio di un’offensiva per riprendere Raqqa, la città roccaforte dell’Isis, nella Siria settentrionale, e la CIA fornisce missili anticarro.

ronald-trumpTrump teme che le armi, come nel passato, possano finire nelle mani dell’Isis. A sostegno della tesi di chi intende porre fine al supporto a questi gruppi armati di opposizione, c’è il fatto che, per garantirsi la sopravvivenza, hanno stretto alleanze sul campo di battaglia con la filiale di al-Qaeda in Siria, precedentemente conosciuta come al-Nusra e ora come Fatah al-Sham.

La Federazione Russa approfitta della nuova situazione per lanciare i duri attacchi contro i gruppi armati legati all’Isis e al Fronte al-Nusra utilizzando missili da crociera, lanciati da bombardieri strategici dispiegati sul territorio russo.

Il Ministro della Difesa russo ha dichiarato che i “bombardieri hanno lanciato, dai cieli del Mar Mediterraneo, missili da crociera contro l’obiettivo dei gruppi terroristici dello Stato Islamico e Jabhat al Nusra”, alludendo all’alleato siriano di al Qaida, noto come Fronte Fateh al Sham.

Il Ministero ha reso pubblico che i raid hanno preso di mira i “centri di comando dei terroristi, i depositi di munizioni e di armi”. Colpire nella provincia di Idlib è importante in quanto roccaforte dell’Isis. In quei luoghi ci sono migliaia di combattenti pronti ad ostacolare la campagna di Aleppo per la liberazione dei quartieri est della città, occupati da al-Nusra e l’Isis.

La battaglia di Aleppo è cominciata con intensità in quasi tutte le aree fuori dal controllo governativo. Il nord di Homs è stato colpito da raid aerei russi e governativi siriani. Nei bombardamenti è stata impegnata la portaerei russa Kutznetsov, da cui sono partiti i missili Kalibr e i jet Su-33s.

Questa situazione non infastidisce il Presidente Donald Trump, come invece è successo con l’amministrazione Obama. In questa nuova atmosfera, anche l’ONU sostiene l’attività russo-siriana. Per Staffan de Mistura: “Combattere l’Isis è cruciale, ma una vittoria a lungo termine richiede un approccio diverso da una soluzione politica. La presenza turca in Siria e in Iraq è mal tollerata dai due Paesi. Non solo, viene considerata un’occupazione illegittima, mira a fini espansionistici, approfitta del caos arabo-siriano per realizzare un sogno turco.

Più volte in questo mese sono state prese in considerazione le possibilità di rivedere il trattato di Losanna. La Turchia non intende combattere l’Isis, ma allontanare lo spettro e fermare l’offensiva del Pkk che, se non fosse stato per l’intervento turco, avrebbe conquistato il controllo della periferia nord di al-Bab, a 30 Km dal confine Turco. Una guerra, quella della Turchia, realizzata per procura con milizie dell’Esercito Libero e il Movimento Nour Eddine el Zanki.

L’augurio è che le grandi potenze collaborino: sarà più facile pensare una soluzione per le crisi in giro per il mondo.

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