Aleppo e 6 anni di battaglie

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Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

Quasi tutti i giornalisti inviati in Siria seguono il fronte di Aleppo e l’esercito siriano che sta registrando una vittoria dopo l’altra. Mentre scriviamo, simultaneamente, i nostri colleghi ci informano che le Forze governative hanno preso il controllo di un’altra area strategia: la zona del Balloura e il Monte Homed, nella vicinanze del quartiere al Marjeh, a est di Aleppo.

In questi lunghi anni di battaglie non si sono visti scontri come nel Qalamoun, la località che ha visto i combattenti lasciati in un angolo, in attesa di uno scambio. Nel caso di Aleppo, malgrado i progressi dell’Esercito siriano e degli alleati, nei quartieri est è rimasto meno del 15%, che se non cessano i combattimenti, potrà essere soggetto a trattative e scambi di moneta. La maggiore parte dei combattenti rimasti non sono siriani. Aleppo doveva essere la capitale della rivoluzione, e i Paesi del Golfo, la Turchia, ma anche la Francia, hanno consiglieri che sostengono i movimenti simili ad Ahrar al Cham. Trattare e non combattere fino alla fine sarà a vantaggio del Governo siriano e dei Russi che, facendo da mediatori, otterranno bonus sullo scenario siriano. Una cosa del genere è accaduta tre anni fa a Baba Omro e a Homs, quando, con una mediazione di un Paese arabo, diversi bus con i finestrini oscurati sono usciti verso la Turchia. Non c’è dubbio, la sconfitta ha avuto riflessi distruttivi sui combattenti, ovunque in particolare nella provincia di Damasco, dove si realizzano quotidianamente delle riconciliazioni. Ma la domanda è: dopo Aleppo quale sarà la seconda battaglia? La battaglia del Reqqah è legata alla fine della battaglia del Musol, non esagero nell’affermare che le milizie del Hashed al Chaabi iracheno continueranno la marcia dall’Iraq al Reqqah. In questo caso, o insieme agli Stati Uniti, o senza, la battaglia andrà avanti. Il Governo siriano sceglierà senza dubbio la battaglia di Idlib dove il Fronte Annusra è abbastanza forte e possiede armi sofisticate, rappresenta quindi pericoli in tutte le direzioni.

Su tutti i fronti ci sono dei combattimenti e l’esercito riscuote vittorie non solo al Sud, in particolare, sul fronte di Daraa e nelle campagne. Nel Sud i combattenti di Annusra, Free Àrmy e Ahrar Cham sono isolati. Sono fondate le ipotesi sulle lotte intestine tra questi movimenti. Intorno a Damasco i combattenti si arrendono, e accettano l’amnistia governativa.

La situazione a Idlib è esplosiva e si concentrano tutti gli sconfitti. Una parte dei combattenti legata al Movimento Nour Eddin Al Zanki e Ahrar al Cham vuole arrendersi a Aleppo est, vogliono andare in Turchia perché sono legati organicamente ai servizi turchi. A poche ore della liberazione dei quartieri vecchi intorno alla cittadella, la popolazione riesce a ritornare grazie al rapido sminamento e alla bonifica fatta dagli esperti russi. Sembra che Russia e Turchia discutono la questione dell’evacuazione dei combattenti, di ciò che è rimasto dei quartieri est. I russi sicuramente lasceranno uscire sani e salvi i consiglieri militari turchi, sauditi e qatarini, uno scenario avvenuto a Baba omro, a Homs due anni fa. Combatterà al Nusra perché i paesi occidentali hanno speranza che il Fronte possa essere riabilitato, e i siriani vogliono ridurlo a nulla. Nella città di Aleppo il gruppo più sottomesso sembra il Movimento Ahrar al Cham, legato all’Arabia Saudita e alla Turchia, i loro combattenti sono dispersi, si arrendono anche perché sono stati traditi prima dal finanziatore saudita al Mohseni ( che ha promesso molto: “basta resistere” e poi è sparito), e poi dai loro Emiri (che tre settimane fa si sono trasferiti in Turchia, con le loro famiglie e i soldi dei finanziamenti).

Il prossimo mese ci saranno importanti eventi: la Federazione Russa non accetterà la presenza turca sul territorio siriano, e nessun cuscinetto di sicurezza. La Turchia è venuta a sapere del messaggio e cerca di non affrontarsi con il vincitore.

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