L’esempio di democrazia libanese e la delusione degli Italiani

L’esempio di democrazia libanese e la delusione degli Italiani
Talal Khrais, Roma   [12 dicembre 2016 22:03]

aoun-hariri

Una volta pensavo, vivendo in Italia, di poter contribuire al processo democratico in atto nel mio Paese, il Libano: l’esempio delle leggi italiane (in particolare la Costituzione, che è frutto di grandi sacrifici del passato) è un importante riferimento per qualunque popolo. Con la caduta delle ideologie, come corrispondente che osserva ogni sviluppo nel Belpaese, ho cominciato a essere deluso: considerata l’esperienza negativa, non mi ritrovo nulla da offrire.
Negli scorsi giorni, persone non elette dal popolo hanno tentato di stravolgere 47 articoli della Costituzione Italiana che forse, tra le poche garanzie rimaste, è quella di maggior importanza per i cittadini più deboli: milioni di Italiani l’hanno sentita come una provocazione. La volontà popolare si è opposta con forza all’iniziativa, e ha colto l’occasione (non disponendo di altri strumenti) per inviare un messaggio inequivocabile: questo Governo ci ignora, e quindi deve cadere.
Penso al mio Paese e alla nostra esperienza politica. Se in Italia il giudizio del popolo può essere scavalcato come se non avesse alcun valore, se un premier bocciato dagli Italiani esce dalla porta e può rientrare dalla finestra, allora forse è vero che il Libano può offrire il suo buon esempio al mondo. Nei prossimi giorni, il Premier incaricato Saad Hariri presenterà al nuovo Presidente, Michele Aoun, la lista dei rappresentanti sia dell’opposizione che della maggioranza, la composizione di un governo che rispecchia le diverse voci della rappresentanza politica, etnica e religiosa del Paese: membri della maggioranza nella misura che spetta alla maggioranza, membri della minoranza nella rispettiva percentuale rappresentativa. La comunità Armena, per esempio, ha oggi due Ministri e quattro Deputati, il cui peso decisionale è comunque significativo: se gli Armeni non sono d’accordo, non si potrà formare un Governo.

 

Tranquillo!
Pasquale Amato, Roma

governo

Il mio amico Talal (che, ogni tanto, mi dice: “Tranquillo!”), con le sue perplessità, accentua la mia inquietudine: come dargli torto?
Guardo la foto di gruppo del nuovo governo, e non sono perplesso. Qual è la mia sensazione? Faccio fatica io stesso a interpretarla. Sbalordito? Arrabbiato? Indignato? Smarrito?…
Ma voglio essere cauto, e stare a guardare quel che succede. Magari, mi ritroverò ai primi di giugno con la scheda elettorale in mano, sorpreso che il parlamento abbia effettivamente partorito una legge elettorale efficace e giusta, e abbia mantenuto l’impegno di portare alle urne il popolo che così chiaramente si era pronunciato il 4 dicembre scorso. Vedremo.
Certo, le premesse non sono rassicuranti. Perfino Renzi, nella notte dopo i risultati, aveva riconosciuto che 20 milioni di Italiani gli avevano indirizzato un messaggio inequivocabile: era il grido di rabbia di chi imputa, a lui in particolare e al sistema politico italiano in generale, l’evidente distacco dal cosiddetto “paese reale”, da quella maggioranza inascoltata che vede ignorato il profondo disagio in cui versa, che si sente costantemente messa in disparte e calpestata da misure inique e a volte umilianti, che impotente ha visto mancate tutte le promesse ricevute. Che, ancora, sente i propri bisogni messi puntualmente in secondo piano rispetto alla salvaguardia di soggetti, fisici e non, i cui privilegi restano sempre inattaccati e mai ridimensionati.
Renzi si rimangia la parola, e non si ritira dalla politica. Anzi, manovra dietro le quinte perché niente cambi, mentre si prepara a tornare in scena, rigenerato e pronto a reimporsi. La Boschi, rappresentante di punta del fallimento renziano, finge che niente sia successo e, invece che ritirarsi come aveva annunciato, viene promossa e riappare fischiettante. Un governo i cui membri gli elettori non hanno mai votato, un governo che 20 milioni di votanti (il 60% e con un’affluenza record) hanno bocciato, (sper)giura davanti al Presidente e, con pochi ritocchi, si mette in posa con un sorriso appagato. Li guardo, e mi sembra di sentir dire: “Il 4 dicembre? Sì, una bella giornata… Era domenica, vero?… Eppure… No, non ricordo qualcosa degno di nota… Perché, che è successo?…”.
E, come al solito, nessuna vergogna!
Sì, ecco: sono disorientato, oltre che furioso. Leggo e ascolto giornalisti e commentatori, ne ammiro la dialettica e la perizia, ma spesso una stonatura mi ferisce. Molti (troppi) di quelli a sinistra, tutti concordi sugli errori del governo passato e polemici sul nuovo-quasinuovo-riciclato-riscaldato, avvertono però dei possibili rischi. Sono gli stessi che predicavano la continuità e la stabilità, e il timore maggiore che li assilla è uno, più o meno esplicitamente espresso: non sia mai ci toccassero i M5S! Effettivamente, i pentastellati risultano acerbi, poco rispettosi dei protocolli di palazzo, ma soprattutto di difficile collocazione ideologica. A differenza degli “altri”, però, mostrano di avere a cuore le problematiche della gente vera.

Se non fosse per quella “fissazione” di voler testardamente ascoltare la volontà popolare… Bisogna riconoscere che stanno crescendo… In ogni caso, Dio ce ne scampi.
Ora come ora, in altri termini, meglio che Gentiloni duri a lungo, e quindi, se capisco bene: Renzi ha sbagliato tutto, negli ultimi vent’anni i nostri politici hanno fatto schifo, ma se ne deve apprezzare competenza ed esperienza, se ne devono riconoscere i pregi (?), si deve ammettere che sono sempre meno peggio dell’alternativa grillina… Ma per favore!
So dov’è quella stonatura: sta nell’evidenza che i predicozzi vengono da persone che rappresentano una parte sociale ben definita, la cui caratteristica principale, nel confronto con la maggior parte dei 20 milioni che hanno espresso una protesta “rancorosa” (ho sentito anche questo: ti devi rendere conto che, se l’essere stato emarginato dallo Stato ti fa arrabbiare e vuoi protestare, sei solo uno che porta rancore), è quella di essere sostanzialmente immuni dalle disastrose conseguenze esistenziali che la crisi economica e la pessima politica di questi ultimi anni hanno scaricato su chi, invece, immune non poteva essere. Capisco, allora, perché, per i meno altruisti di questi intellettuali, la continuità e la stabilità politica (e della loro personale condizione) resti prioritaria. Chi vive il disagio se ne faccia una ragione e… senza rancore, please!
In due o tre programmi di informazione politica, ho visto un M5S (in varie serate, si sono alternati Di Battista e Di Maio, per la precisione) intervistati in contemporanea da due o tre giornalisti zelanti. La raffica di domande, alla fine, assomigliava a un esame di quelli tosti, il cui scopo era valutare l’effettiva preparazione del candidato ad assumersi la responsabilità di un’azione politica seria, onesta ed efficace: quale sarà il vostro programma? siete di destra? c’è democrazia nel vostro movimento?… Ho ammirato lo stoico (e rispettoso, persino) sottoporsi al fuoco di fila, l’attenzione a rispondere “bene”, la fermezza mista a modestia, e alla fine do un sette-più, e vorrei anche vedere che cosa sapranno fare. Un minimo di dubbio ce l’ho, sul fatto che possano “reggere” all’impatto con la politica reale, ma credo si siano almeno meritati di esser messi alla prova. E, intendiamoci, apprezzo l’impegno dei giornalisti a fare un buona analisi valutativa, a mettere con le spalle al muro i due esaminandi per scongiurare brutte sorprese future. Mi permetto, però, di suggerire la stessa foga, la stessa intransigenza, la stessa voglia di verità, lo stesso fuoco di fila serrato, con i politici “tradizionali” più abituati all’impeto degli intervistatori e al mezzo televisivo, ma soprattutto la stessa attenzione a vagliare fino in fondo la genuinità delle loro intenzioni e le loro reali competenze. Se non altro, perché i danni provocati finora sono un dato di fatto acquisito, reiterato, confermato e già dolorosamente subito (almeno dalla maggior parte di quei 20 milioni), a differenza dei danni futuri possibili ed eventuali dei M5S. Non vi pare?…
Ho divagato, lo so, ma torno a bomba. Mattarella, Gentiloni & C.: sarebbe stato corretto e apprezzabile un cenno di ricezione del vero mandato che la maggioranza degli Italiani vi ha implicitamente assegnato, o quanto meno una dichiarazione che spiegasse come invece le decisioni assunte daranno, a breve, risposte concrete, con una svolta finalmente ispirata alla Democrazia.
Anche il silenzio, però, poteva andare, se solo l’azione avesse dimostrato di non essere sorda alle rimostranze che il risultato referendario ha veicolato.
Senza vergogna voi, senza rancore noi.

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