Il Bahrein, “Regno Dei Due Mari”

Paola Angelini, Roma

Il Regno del Bahrein o “Regno Dei Due Mari” è collocato su un arcipelago di 33 isole vicino alle coste occidentali del Golfo Persico. Fin dal secondo sec. a.C. è stata una tappa dei commerci fra la Mesopotamia e l’India. È una monarchia costituzionale, governata dalla famiglia reale Āl Khalīfa; il re è Ḥamad bin ʿĪsā Āl Khalīfa. La capitale è Manama.

Da cinque anni il popolo del Bahrain conduce una lotta pacifica, non violenta. Le rivendicazioni sono semplici: rispetto per tutti i cittadini, uguali nei diritti e nei doveri. L’opposizione chiede riforme di carattere economico, sociale e soprattutto politico-costituzionale, e innovazioni relative alle libertà civili.

Manifestare in Bahrain equivale a complottare contro il potere, significa rischiare la pena capitale, come in questi ultimi giorni. La tensione è destinata a crescere e la situazione è insostenibile. La popolazione manifesta pacificamente ma nessuno può e vuole continuare a vedere i propri figli impiccati.

Nessuno ne parla, tutti taciturni.

La stampa internazionale non ne ha parlato per niente. È forse un silenzio voluto anche per i giornali inglesi in genere sempre molto attenti? Il Regno Unito, ad esempio, ha legami commerciali e finanziari molto stretti con la dinastia regnante.

Per non parlare dell’importanza strategica che quest’isola ha per gli Stati Uniti d’America, dal momento che è base della Quinta Flotta della Marina Statunitense e avamposto per tenere sotto controllo la dirimpettaia Repubblica Islamica dell’Iran.

In passato, il Bahrein era considerato un paradiso fiscale, e il sistema italiano, nel 1999, l’aveva inserito tra gli stati con un regime tributario privilegiato, ponendo limitazioni fiscali ai rapporti economico-commerciali che si intrattenevano tra aziende. Dal 2012, a seguito di aggiornamenti, il Bahrein si è conformato agli standard internazionali, e quindi è stato rimosso dalla lista.

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Il Bahrein ha più di un milione di abitanti, riserve di petrolio, un PIL che nel 2016 ha superato quello italiano. La vendita e la raffinazione del petrolio sono la principale fonte di reddito per il Paese. Tutta quella ricchezza non l’ha protetto dalle proteste della “primavera araba”, e la mobilitazione continua senza curarsi della repressione.

05 January 2017 – Over 200 days in detention. The public prosecution extended detention of HRD Nabeel Rajab for another 15 days today”. (http://www.bahrainrights.org/en/updates-arrest-and-detention-bchrs-president-nabeel-rajab).

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Nabeel Rajab ha rappresentato il Centro per i diritti umani del Bahrein. Finito in carcere più volte, ritiene riduttivo risolvere il conflitto interno come lotta tra Sciiti e Sunniti. La protesta dei Bahreiniti non è religiosa, anche se è un paese a maggioranza sciita: è una protesta politica orientata ad ottenere un sistema democratico nel rispetto dei diritti umani.

Il Regno del Bahrein, o “Regno Dei Due Mari”, ha una società evoluta e non può diventare una colonia di qualche paese confinante, perché ha una storia diversa. Alcuni analisti credono che l’introduzione di un sistema democratico in Bahrein potrebbe rafforzare la Repubblica Islamica dell’Iran, solo perché la maggioranza dei Bahreiniti è sciita, e non sunnita.

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