Isis: commercio di organi umani

Ali Abadi – Mosul, Iraq

Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

I terroristi dell’Isis e il traffico illecito di organi umani scoperto a Mosul.

Tutto avveniva all’insaputa delle persone prese di mira per l’espianto, la scoperta del furto di organi nell’ospedale di Mosul è toccata anche allo sfortunato Abou Abed Al Iraqi che racconta la storia al nostro collega impegnato proprio in quei giorni nelle zone liberate del settore Ninewa, nella provincia di Mosul.

I terroristi dell’Isis giustificano il disonesto commercio per finanziare la lotta jihadista.

Il collega Ali Abadi ha incontrato e ascoltato molte storie come quella dello sfortunato paziente che doveva essere operato alla schiena e invece si è trovato senza un rene. Tutte le operazioni venivano effettuate da medici minacciati con le armi, costretti ad operare secondo le istruzioni dettate dai terroristi. Le ricerche  del nostro corrispondente  sono proseguite, altri 45 casi di pazienti ricoverati nella parte ovest della città di Mosul sono stati scoperti.

La TV irachena Sumaria ha pubblicato l’inchiesta svolta nelle carceri dove sono rinchiusi i detenuti dell’Isis, anche loro presi di mira dall’organizzazione del traffico di organi. Un combattente dello Stato Islamico ricoverato in ospedale  ha confermato di aver subito un intervento a sua insaputa. Il suo organo è servito per finanziare l’organizzazione terroristica.

Un trapianto di organi è un intervento chirurgico delicatissimo che andrebbe eseguito seguendo i criteri dei protocolli sanitari di idoneità e rischio di trasmissione di malattie. Il traffico illegale di organi è una gravissima violazione dei diritti umani fondamentali, che rischia di colpire persone deboli e in stato di bisogno economico.

Dal 2014, gran parte delle aree occupate dallo Stato Islamico sono state liberate, di conseguenza sono diminuite le entrate imposte dallo Stato Islamico sulla popolazione. I ricavi petroliferi sono quasi nulli, e  1260 cisterne che trasportavano il greggio in Turchia sono state distrutte dall’intervento russo.

È così che i terroristi dell’Isis giustificano il disonesto commercio per finanziare la lotta jihadista.

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