In scena con Shahnameh di Ferdowsi e la saggia regina Sindokht

(foto: Firdūsī  Ferdowsi, il maggior poeta epico della letteratura persiana, il più decantato)

(ANSA) – ROMA, 19 FEB

Cinque bambini “ambasciatori” di pace sono giunti dall’Iran a Roma per portare in scena, con i loro

coetanei italiani, una recita bilingue basata sulle storie epiche dello Shahnameh (Il Libro dei Re persiani di Ferdowsi) e la leggenda della nascita di Roma.

Ad accompagnarli per l’evento – martedì 21 alle 15 all’Istituto San Giuseppe Calasanzio (Via Cortina d’Ampezzo) – Tayebeh Mohammad, docente di neurolinguistica all’università Allame Tabatabayi di Teheran e presidente dell’ong Ambasciatori di pace e d’amicizia (Safirane solhva doosti).

L’organizzazione non governativa, fondata dalla stessa Mohammad nel 2012, ha fatto viaggiare i suoi membri per diverse manifestazioni in scuole e atenei in Iran e all’estero, come a Mosca, a Heidarabad in India e a Vienna. Il 6 luglio scorso ha partecipato al forum Women Higher Education for Peace organizzato a Vienna dall’Ufficio Onu per il disarmo (Unoda). I suoi giovani narratori recitano in diverse lingue le storie epiche dello Shahnameh, proprio sul tema della pace e della amicizia tra i popoli. E a Roma, in occasione della giornata internazionale della lingua madre indetta dall’Unesco, porteranno la storia di Sindokht, la prima ambasciatrice di pace dell’epica persiana, centrata sulla parola e sulla sapienza come mezzo per avvicinare i popoli. Nell’opera di Ferdowsi (935-1020), Sindokht è la moglie del re dell’Afghanistan Mehrab, e con il suo coraggio e la sua saggezza convince Sam, eroe mitologico persiano, a non attaccare il suo Paese per conto del re di Persia. In scena insieme ai piccoli iraniani, alcuni alunni della scuola primaria Federico Fellini racconteranno il mito di Enea, gli studenti ed il coro dell’istituto San Giuseppe Calasanzio

rappresenterà la storia di Cesare Augusto. “Credo che i bambini siano i migliori ambasciatori di affetto e di amicizia – dice Tayebeh Mohammad -. I bambini di tutto il mondo hanno una lingua in comune, quella ereditata dalle madri che crescono i propri figli con amore. (ANSA).

Luciana Borsati

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