Aggressione contro la Siria, il giorno dopo. Il mancato ruolo dell’Italia

Bogdana Ivanova – Mosca
Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano ha detto ieri che “L’Italia comprende le ragioni di un’azione militare USA proporzionata nei tempi e nei modi, quale risposta a un inaccettabile senso di impunità, nonché quale segnale di deterrenza verso i rischi di ulteriori impieghi di armi chimiche da parte di Assad, oltre a quelli già accertati dall’ONU”.

È abbastanza strano che il Capo della diplomazia italiana affermi le stesse cose che dicono Israele e Gran Bretagna, mentre Generali americani di alto livello disapprovano l’azione, sia perché non ci sono prove del coinvolgimento siriano, sia per le conseguenze che possono nascere da quella che può essere letta come aggressione contro uno Stato sovrano.

Talal Khrais

Forse il Ministro sottovaluta la gravità della situazione in Medioriente, dove, tra l’altro, l’Italia impiega un migliaio di soldati all’interno dell’UNIFIL nel Sud del Libano. Forse il Ministro (e il Governo italiano) non tiene conto che la crisi economica italiana deriva anche dalle avventure americane in Medioriente (in parte condivise dall’Italia stessa). La guerra all’Iraq, alla Libia e alla Siria, le sanzioni alla Russia: tutte questioni che coinvolgono partner economici abbastanza importanti per l’economia italiana.

Gli attacchi aerei a Khan Sheikhoun del 4 aprile scorso, secondo esperti militari di grande esperienza, non sono stati causati direttamente dai jet siriani, ma dallo scoppio di un deposito di armi contenenti prodotti chimici provenienti da Paesi vicini. Più volte, sia l’Iraq che la Siria hanno informato il Consiglio di Sicurezza, presentando prove, che organizzazioni come il Nusra e lo Stato Islamico possiedono e trasportano armi chimiche attraverso il confine turco. Informazioni sempre trascurate dal Consiglio di Sicurezza.

Alfano afferma: “È necessario che la Russia usi la propria influenza in favore di un reale cessate il fuoco, del pieno accesso umanitario e di un processo di progressiva costruzione della fiducia tra le parti siriane”. È veramente convinto, Sig. Ministro, che la Russia ascolti proprio lei?

L’Italia perde un’occasione dopo l’altra per riacquisire il mancato ruolo da protagonista, e si limita a ripetere – come ha fatto ieri il rappresentante italiano al Consiglio di Sicurezza dell’ONU – posizioni americane e inglesi.

L’aggressione americana – sicuramente diretta anche contro la Federazione Russa – aggrava ancora di più la situazione. Il generale Igor Konashenkov, portavoce del Ministero della Difesa russo, ha dichiarato di aver notificato al Pentagono la chiusura della “hot-line” per le comunicazioni sulla Siria: “Attraverso canali diplomatico-militari è stata inviata una nota al Pentagono dal Ministero della Difesa russo, in cui si notifica la sospensione del lavoro all’interno del memorandum di cooperazione, compresa la ‘hot-line’ per le comunicazioni”. Konashenkov, addetto militare presso l’ambasciata degli Stati Uniti, ha consegnato la nota sulla sospensione del memorandum, sospensione efficace a partire dalla mezzanotte di ieri.

Il memorandum sulla sicurezza aerea in Siria tra i militari di Russia e Stati Uniti era entrato in vigore nel 2015. Le parti tenevano regolari videoconferenze di gruppi di lavoro, l’ultima delle quali è avvenuta il 24 marzo. Come indicato dal Cremlino, il memorandum ha perso significato dopo l’attacco missilistico degli Stati Uniti contro la base aerea siriana. Il Pentagono, dal canto suo, ha dichiarato che i contatti sulla hot-line “sono vantaggiosi per tutte le parti”, auspicando il proseguimento del dialogo con la Russia.

“L’aggressione americana contro la Siria favorisce solo il terrorismo”, ha dichiarato il vice rappresentante permanente della Russia all’ONU Vladimir Safronkov durante una riunione del Consiglio di Sicurezza: “Sono stati colpiti un’infrastruttura delle forze armate siriane e i suoi aerei da combattimento, ovvero è stato un attacco contro quelli che in tutti questi anni conducono una lotta senza tregua contro i terroristi”. Ha poi sottolineato che, dopo il bombardamento contro la Siria, gli appelli per promuovere la soluzione politica del conflitto suonano ipocriti. Rivolgendosi al rappresentante statunitense, Safronkov ha aggiunto: “In questa direzione, ad Astana e Ginevra ci sono stati sviluppi positivi evidenti. Quali obiettivi avevate in mente quando avete fatto saltare questo processo, tra l’altro non di vostro merito?”. Allo stesso tempo, secondo il diplomatico, Mosca ha ripetutamente segnalato la propria disponibilità alla cooperazione con Washington sulla Siria. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno deciso di prendere la direzione opposta. “Ma quando avete fatto a modo vostro, tutto è degenerato in una tragedia più grave per i Paesi e i loro popoli. Pensate alle conseguenze. Ricordatevi quello che avete già fatto in Medio Oriente. Riflettete: i vostri passi hanno un’influenza drammatica sul processo politico”, ha concluso Safronkov.

Safronkov ha inoltre criticato il lavoro dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche in Siria. Secondo lui, la missione non agisce in buona fede, “preferendo concentrarsi sui comunicati dell’opposizione armata, sulle notizie del Web, sui post dei Social Network e sulle segnalazioni di organizzazioni non governative di dubbia reputazione”.

Soldatessa russa in Siria

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