Noi di Assadakah di fronte alla crisi in Medio Oriente e nel Golfo

Mehaf Ramadan – Beirut   –    Fuad Nasr – Doha

Jafar Mhanna, Mohamad Eid – Aleppo

Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

Il mondo Occidentale è entrato in una crisi, che non può e non sa risolvere, a seguito della complicata situazione in Medioriente e, in particolare, dopo le sanzioni imposte allo Stato del Qatar da alcuni Paesi del Golfo. Tutto l’Occidente ha bisogno delle risorse energetiche di tutti quei Paesi.

A Doha le Cancellerie si stanno preparando, tutte, a un possibile conflitto. C’è una catena di dimissioni e gli Stati alleati con Ryad hanno interrotto le relazioni commerciali con il Qatar.

Ryad probabilmente considerava il blocco imposto al Qatar determinante per piegare, in pochi giorni, il piccolo Emirato ricchissimo di gas ma dipendente dall’estero per le derrate alimentari. Invece la Repubblica Islamica dell’Iran si è affrettata a spedire aiuti alimentari. La Turchia quelli militari.

Linda Abou Khalil

Il Presidente di Assadakah, Linda Abou Khalil, il Responsabile delle relazioni internazionali Talal Khrais, i Dirigenti Fuad Nasr, Merhef Ramadan, Roberto Tassinari e tutta la Redazione seguono con la massima attenzione gli eventi che impegnano il Medio Oriente straziato da conflitti.

Assadakah auspica una pronta risoluzione e un invito al dialogo per tutte quelle che al momento sono delle criticità.

Talal Khrais

Il Qatar fiero della sua Sovranità respinge le richieste finalizzate allo smantellamento dello Stato sovrano, tra cui quelle di chiudere la TV satellitare al-Jazeera, che negli anni ha assunto un rilevante ruolo geopolitico, e le stazioni affiliate al network. Al-Jazeera, emittente panaraba qatariota, è stata fondata nel 1996. Si chiede al Qatar di interrompere le trasmissioni TV perché Al-Jazeera ha una popolarità mediatica estesa e capillare che può influire sulle coscienze di milioni di persone che assistono ai suoi programmi. Sembra siano circa cinquanta milioni gli spettatori che possono accedere ai programmi della rete. Tra le 13 richieste di casa Saud colpisce quella di interrompere il finanziamento di altri canali d’informazione come Arabi21, Rassd, Al Araby Al Jadeed, Mekameleen e Middle East Eye. Si chiede inoltre di:

  • Eliminare con effetto immediato la presenza militare turca nel Paese e porre fine alla cooperazione militare (la Turchia si è posta a difesa dell’Emirato, tra Ankara e Doha c’è da sempre una solida collaborazione).
  • Interrompere il sovvenzionamento ai gruppi definiti terroristici da Arabia Saudita, Emirati Arabi, Egitto, Bahrain, Stati Uniti e Canada, Hamas, Hezbollah.
  • Consegnare i terroristi e i ricercati ai loro Paesi d’origine. Congelare i loro conti economici e fornire qualsiasi tipo di informazione sulla loro residenza, sui loro movimenti e sulle loro finanze (per gli Stati del Golfo un oppositore sembra essere l’equivalente di un terrorista).
  • Sospendere i rapporti con la Repubblica Islamica dell’Iran.

Il Qatar ha comunque mantenuto un atteggiamento costruttivo con gli altri Paesi del Golfo, anche per merito della mediazione del Kuwait e del sostegno del Dipartimento della Difesa USA.

Intanto sono passate tre settimane di embargo aereo, terrestre e marittimo imposto da alcune monarchie del Golfo (sono esclusi il Kuwait e l’Oman). Le autorità del Qatar hanno annunciato che solleveranno la questione presso la World Trade Organization (WTO).

L’Europa, intanto, è assente e non sembra accorgersi di eventuali possibili conseguenze e/o rischi.

Lo Stato del Qatar è il più grande produttore mondiale di gas naturale liquido, sta cominciando ad accusare gli effetti dell’embargo, e i tentativi di riavviare i negoziati per trovare una soluzione sono andati finora a vuoto. Peraltro, il Qatar ospita la più importante base aerea statunitense.

In questo contesto di grave crisi tutti dovremmo continuare a mantenere alto l’impegno verso coloro che lottano contro il terrorismo, e dunque Assadakah si congratula con i Paesi in lotta e rinnova la sua solidarietà ai leader Iracheni, Siriani e Libanesi.

Nelle ultime ore le Forze di sicurezza libanesi hanno arrestato un uomo accusato di aver preparato attentati kamikaze in Libano, Khaled al Sayd, che viveva nel campo profughi palestinese di Ain al Halwe, noto per ospitare diversi gruppi islamici radicali. È stato catturato grazie agli sforzi congiunti dei militanti del gruppo palestinese di Hamas e di quello salafita di Usbat al Ansar, che lo hanno fermato e consegnato alle autorità di Beirut.

Pochi giorni fa un blitz dell’Esercito Libanese nella Bekaa ha portato all’arresto di 400 elementi appartenenti allo Stato Islamico, che si erano confusi tra i profughi dei campi siriani presso Ersal.

Gli ultimi interventi in Siria dell’Esercito Arabo sono stati supportati dai massicci bombardamenti russi, e si continua ad avanzare nel Nord del Paese dove, secondo i nostri corrispondenti Mohamad Eid e Jafar Mhanna, sono stati riconquistati 800 Kmq di territorio, più 73 centri abitati, dall’inizio di febbraio. Hezbollah e le Forze governative siriane hanno conquistato la collina di Shalaf, nei pressi di Kinsabba. La zona collinare è di alto valore strategico perché dista meno di 5 km dal confine turco, nella regione Nord-occidentale di Latakia.

In Iraq si chiude il cerchio contro i terroristi dello Stato Islamico. Il 20 giugno scorso, i miliziani dell’autoproclamato Stato islamico hanno fatto saltare in aria la Moschea del XVI secolo. Il luogo è quello dell’unica comparsa in pubblico (luglio 2014) del leader del movimento bu Bakr al-Baghdadi, che recitò un sermone considerato l’annuncio ufficiale della nascita del Califfato.

Le truppe irachene hanno iniziato la loro offensiva lo scorso ottobre, considerano la presa della Moschea di Al-Nuri una vittoria simbolica e importante, sembra una strada verso la sconfitta dell’Is.

Anche per il premier iracheno Haider al-Abadi la ripresa del controllo su quanto rimane della Moschea segna la fine dell’autoproclamato Califfato dell’Is: “Stiamo assistendo alla fine del falso Stato di Daesh, la liberazione di Mosul lo dimostra. Non ci tireremo indietro perché le nostre forze coraggiose porteranno la vittoria. Continueremo a combattere contro Daesh finché l’ultimo uomo sarà ucciso o portato di fronte alla giustizia” .

Fuad Nasr

Roberto Tassinari

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