Una riflessione sul terrorismo dello Stato Islamico dopo Mosul

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Abdallah Bedran – Mosul
Wael Maola – Damasco
Bogdana Ivanova – Astana
Talal Khrais, Paola Angelini – Roma

Link http://www.almanar.com.lb/2274534

La stampa e alcuni Governi hanno espresso solidarietà e gratitudine a tutti i valorosi uomini che, con innumerevoli sacrifici, hanno combattuto straordinariamente in questi faticosi anni, e ancora combattono il terrorismo. Ma l’indifferenza dell’Europa verso il conflitto dovrebbe terminare. Possibile che gli Europei non abbiano capito questa guerra drammatica e sanguinosa?

Masse di persone, sconfitte, fuggiranno dall’Iraq e dalla Siria, e arriveranno magari dal mare, magari confusi con gli emigrati.

Gli analisti, i corrispondenti, i reporter di Assadakah Associazone Italo-Araba raccontano, con il loro costante lavoro, le notizie direttamente dalla prima linea.

Abdallah Bedran, corrispondente a Mosul, ha trasmesso la dichiarazione del presidente del Parlamento iracheno, Salim al Jbouri: “La fine dello Stato Islamico nel Mosul non significa la fine del terrorismo. Siamo riusciti a liberare le aree geografiche, ma la mente del terrore continua a riabilitare un pensiero oscurantista, non meno pericoloso dell’occupazione. L’IS in Iraq ha subito una sconfitta schiacciante, ma esistono cellule dormienti che rappresentano un grande pericolo ovunque. La vittoria dell’Esercito Iracheno e la determinazione di andare avanti da parte degli alleati della Siria non potevano essere trascurati da parte degli Stati Uniti, che si sono trovati davanti a un fatto compiuto, e la ragione dice: meglio essere partner della vittoria che esclusi”.

Due giorni fa c’é stato l’ultimo tentativo internazionale finalizzato al raggiungimento della pace, concordata a margine del G20, durante il bilaterale: due ore tra Vladimir Putin e Donald Trump.

Una tregua scattata alle 12.00, ora siriana, le 11.00 in Italia.

Il Consigliere per la sicurezza nazionale H.R. Mc Master ha definito l’accordo “un importante passo verso obiettivi comuni, in primo luogo sconfiggere l’Isis”. Le zone della Siria interessate allo stop dei combattimenti tra le forze governative e i gruppi armati sono quelle del sud-ovest.

Il segretario di Stato USA, Rex Tillerson, ha fatto sapere che sia Putin sia Trump sperano di estendere la tregua: “Ci sono aree dove è possibile la de-escalation, speriamo di replicare l’accordo ovunque. L’obiettivo è arrivare al congelamento dei combattimenti per un tempo prolungato”.

La collega Bogdana Ivanova invia da Mosca la dichiarazione del Presidente del Consiglio della Federazione Russa, Valentina Matvienko: “L’incontro tra i due Presidenti (Putin e Trump) può condurre il processo di pace (in Siria) sul binario giusto. La Federazione Russa è disponibile a operare in tutti i campi, la situazione richiede un dialogo e una collaborazione tra i nostri Stati”.

Tra poche ore il Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Irachena, Haidar al Abadi, giunto in città, annuncerà ufficialmente la liberazione del Mosul. Secondo il nostro corrispondente, da ieri 8 luglio 2017 la città di Mosul è libera. È stata strappata allo Stato Islamico dopo un’offensiva cominciata a ottobre, gli ultimi combattenti si sono fatti saltare in aria in gruppo, per non essere catturati vivi dalle forze irachene.

Ci facciamo delle domande, perché le domande allargano le prospettive e ci aiutano a considerare il quadro generale di una situazione, se fosse possibile capire: come la dottrina oscurantista è stata in grado di mobilitare e manipolare le menti dei giovani e dei meno giovani? Quale appoggio logistico è stato dato allo Stato Islamico? Chi riforniva e finanziava i terroristi con mezzi di comunicazione tanto sofisticati? Perché non avviare un’inchiesta internazionale per scoprire gli Stati responsabili della creazione di questo mostro che è l’IS?

Secondo fonti credibili della sicurezza siriana e irachena, durante i vari conflitti, centinaia di combattenti dello Stato Islamico sono riusciti a fuggire sia dalla Siria che dall’Iraq. Alcuni di loro sono in Libia.

A due passi da noi…






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