Medio Oriente: i conflitti aumentano in Iraq, Libano, Palestina, Siria, Qatar

Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Fuad Nasr, Doha

Abdallah Badran,  Mosul

 Deeb Hawrani, Gaza

 


Il Medio Oriente non conosce pace. In passato l’area geografica del conflitto era ben limitata, oggi purtroppo è in continua espansione.

I motivi? Questioni non risolte in Palestina, nei territori Arabi occupati, nel Qatar che è l’ultimo, in ordine di tempo, ad essere entrato nell’area dei conflitti. E questa è la prova di quanto sia facile l’estensione delle ostilità, di quanto sia a portata di mano la possibilità di stringere alleanze fuori i confini, a conferma della tesi che le alleanze possono essere modificate in 24 ore.

Il Qatar è stato accusato di terrorismo dai Paesi Arabi del Golfo. Gli è stato imposto l’embargo, la chiusura delle frontiere, spazi e mare, e sta vivendo ore faticose per la mancanza di molti prodotti alimentari. La svolta c’è stata grazie agli aiuti della Repubblica Islamica dell’Iran, che ha fornito al Qatar tutto ciò che serviva: nel giro di 24 ore, i supermercati sono stati riforniti di prodotti Iraniani e Turchi. A perdere è stata l’industria agroalimentare Saudita, che produceva l’80% di merci alimentari per il Paese, inoltre è arrivata una ulteriore conferma: la Turchia ha inviato 120 uomini. Una brutta sorpresa per l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi, il Bahrein, l’Egitto. Sono trascorsi più di dieci giorni e il Qatar continua la sua politica, e non sente di essere un Paese assediato.

L’Arabia Saudita ha comprato armi per 480 miliardi, ma non sono servite per ottenere il consenso americano, o per un intervento contro Doha e per rovesciare l’Emirato. “Gli Arabi, se vogliono una protezione, devono pagare” ha detto il Presidente americano.

Attualmente, nella città vecchia di Gerusalemme, assistiamo impotenti ai duri scontri nei pressi della spianata delle Moschee fra polizia israeliana e fedeli palestinesi, a causa della decisione dell’Autorità dello Stato Ebraico di permettere l’ingresso, nel terzo luogo Sacro dell’Islam, esclusivamente alle persone che abbiano più di cinquant’anni. Israele considera questo luogo sacro un Santuario Ebraico, la polizia israeliana impedisce alle ambulanze palestinesi di raggiungere la zona dove spesso ci sono feriti gravi. Senza dubbio gli scontri sono considerevoli, e alcuni analisti esperti prevedono o una nuova intifada o una guerra lunga. Nel 1948 Israele occupò la Palestina appoggiata dal colonialismo britannico e occidentale. Occupò nel 1967 altri territori arabi: il Golan, la striscia di Gaza, Gerusalemme est. Gli Arabi e i Palestinesi scendono a un compromesso: “Prendete la Palestina e lasceremo costruire sui territori (del 1967) uno Stato Palestinese”. Niente da fare, lo Stato Ebraico volle tutto: terra e pace, non solo, ogni anno nuovi insediamenti.

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La liberazione della città di Mosul ha rafforzato il morale di chi combatte contro questo terribile movimento frutto di al Qaeda. Il terrorismo ha provocato in Iraq oltre 3 milioni di profughi, e centinaia di migliaia sono fuggiti da Mosul. Ci sono comunque buone prospettive che fanno prevedere la fine del terrorismo oscurantista, quel terrorismo che in nome dell’Islam uccideva, occupava e distruggeva, un Islam molto lontano dalla religione della tolleranza.

In Siria l’esercito avanza in tutte le direzioni, in questi tre anni ha combattuto su 370 fronti, oggi sono diventati meno di 20.

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Non sarà un percorso facile, né breve, ma non ci sono alternative. In Libano l’Esercito e la Resistenza di Hezbollah desiderano eliminare ogni traccia di terrorismo sul territorio, perfino nei posti più lontani a ridosso dei confini con la Siria. Le Forze Governative Siriane da due mesi proseguono l’offensiva in diverse direzioni. Hanno ucciso circa 2.200 jihadisti di Jabhat al-Nusra e dei gruppi affiliati. Tra le vittime eccellenti di Jabhat al-Nusra a Hama, ci sono figure di primo piano della formazione terroristica. Negli scontri con i soldati siriani hanno perso la vita i comandanti militari dell’Esercito Libero di Idlib e di Tahrir al-Sham, rispettivamente: Mohammad Kamal al-Qassim e Ahed Ahsam; il leader di Jaish al-Ezza, Abdul-Hamid al-Qadah; il comandante dell’artiglieria di Tahrir al-Sham, Mohammad Jihad Qassab; Abu Obaida al-Turkistani, capo dei gruppi del Partito del Turkistan. Inoltre sono stati uccisi diversi leader stranieri provenienti dall’Iraq, dai Paesi del Golfo e dall’Egitto.

A Deir ez-Zor i militari hanno lanciato un’offensiva contro alcune fortificazioni del Daesh nella zona dei cimiteri (al-Maqaber), e in quella sud-occidentale della città. Durante le manovre sono stati eliminati 35 membri dello Stato Islamico. Nel frattempo, l’Aeronautica locale ha bombardato postazioni dei miliziani nei pressi dell’aeroporto, nell’area delle fabbriche e ad al-Makabat.

Neutralizzata completamente anche un’intera unità dei jihadisti nella zona di al-Junaineh, a seguito di raid aerei. L’Esercito Siriano è facilitato dalle divisioni e dalla guerra fratricida tra gli stessi movimenti terroristici, come si è visto nei combattimenti nella provincia di Idlib.

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Da ieri mattina è in atto una guerra senza tregua nell’Altopiano di Ersal, sul fronte libanese, e nell’Altopiano di Flita, nella parte siriana.

Nella zona intorno a Ersal, dalla quale arrivano i terroristi disposti a compiere gli attentati in territorio libanese, dal 2014 hanno trovato rifugio organizzazioni come lo Stato Islamico, il Fronte al Nusra, il gruppo Saraya Ahl al Sham.

L’operazione è iniziata l’altra mattina alle ore 6. Fonti di stampa libanese riferiscono di un intervento congiunto tra gli Hezbollah e le forze d’élite siriane. Wadi al Kheil, Kassarat, Wadi al Houwa, nelle campagne di Esrsal sono sotto intenso bombardamento da parte di Hezbollah. L’obiettivo principale è di interrompere le linee di comunicazione. I Sindaci di confine temono che si possano muovere cellule dormiente nei campi siriani in Libano.

Il Fronte al Nustra e Ahle Cham, il secondo movimento Salafita, combattono insieme, mentre lo Stato Islamico su fronti diversi.

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