La porta Bab Assahira della Grande Moschea

شييع محمد ابو غنام بالطور

 Mohamad Abou Baltour, il primo martire palestinese ucciso da una pallottola israeliana vicino alla porta della Grande Moschea di Gerusalemme.

In tutte le porte d’ingresso della Grande Moschea si radunano i fedeli per protestare contro la decisione di installare i metal detector.

La resistenza del popolo palestinese è forte tanto quanto l’organizzazione militare israeliana che ha tolto le barriere, i metal detector e il sistema di riconoscimento facciale che avrebbero limitato l’ingresso alla Grande Moschea.

Mostafa al Barghouti, Segretario generale dell’iniziativa nazionale palestinese racconta ai colleghi di Assadakah che “La situazione è molto grave perché i militari israeliani di fronte alla vittoria ottenuta si vendicano contro i fedeli, nella piazza della Grande Moschea, lanciando bombe lacrimogene”.

Alla domanda posta su che cosa è possibile fare, la risposta di Mostafa al Barghouti è stata: “Non possiamo contare sui Paesi Arabi, siamo dimenticati da tutto il mondo, l’Autorità nazionale Palestinese deve rivolgersi alle Organizzazioni internazionali per denunciare la repressioni. I feriti sono più di 1300, alcuni gravi, e non dimentichiamo i martiri”. Una battaglia è stata vinta ma finché esiste l’occupazione esistono altre battaglie perché (l’occupazione) diventa sempre più opprimente a causa dei sequestri di terreni e a causa delle prigioni affollate.

In questo momento i militari chiedono ai palestinesi di rimanere nelle loro case a Gerusalemme e di chiudere le porte. E’ una rivolta di tutti i territori palestinesi, compresi quelli del 48, in particolare la città araba di Um al Fahem. Finora i palestinesi limitano la loro presenza nella piazza al Qobbah della Moschea, domani si decideranno nuove mosse.

Il Papa e i responsabili della Santa Sede, preoccupati per la difficile situazione attuale, hanno rinnovato la loro preghiera per la vittoria della pace e del dialogo a Gerusalemme.

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