Nella Grande Moschea di Gerusalemme estremisti provocano i fedeli in preghiera

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Deeb Hawrani, Gerusalemme – Najia al Housari, Cairo

Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

Cresce la provocazione nei confronti di fedeli musulmani: più di 700 persone, per la maggiore parte giovani agitatori, forse scelti per questo tipo di azione, sono entrati nella Grande Moschea e senza nessun controllo, hanno compiuto atti provocatori.

Pochi giorni fa, vista la situazione di estrema gravità l’Università di Al Azhar, il maggior centro Accademico Teologico dell’Islam sunnita, ha annunciato di voler convocare, entro il prossimo settembre, una Conferenza internazionale su Gerusalemme per confrontarsi “Con le Istituzioni e gli Organismi di rilievo intorno al presente e al futuro della Città Santa, cominciando proprio dalle ultime tensioni moltiplicatesi nei pressi della Spianata delle Moschee e ai luoghi Santi Musulmani”.

Ogni giorno muoiono persone e altrettanto sono i feriti a causa delle violenze in tutta la Terra Santa. La nuova escalation di tensione vicino alla Spianata delle Moschee è iniziata con l’attacco armato avvenuto lo scorso 14 luglio, durante il quale tre attentatori palestinesi – poi tutti uccisi – hanno provocato la morte di due soldati israeliani.

Da un lato gli atti di terrorismo, dall’altro un popolo assediato, andando indietro nel tempo le provocazioni nei confronti di fedeli Musulmani. La domanda è: come può Israele offrire sostegno diretto ai terroristi del Fronte al Nusra nei pressi di Quneitra e trattare male i Musulmani moderati? (Quneitra o al-Qunayṭra è una città fantasma situata nella Siria meridionale, nel Governatorato di Quneitra, all’interno della fascia di sicurezza ONU che divide Siria e Israele, dopo la sconfitta siriana nella Guerra dei sei giorni, la città è stata abbandonata)

Con l’attentato oppure senza l’attentato, le Autorità di occupazione Israeliane intendevano avviare l’istallazione di metal detector alle porte d’accesso alla Spianata, decisione che ha scatenato la reazione dei Palestinesi, delle Istituzioni Islamiche e non Islamiche nel Mondo intero.

Questa decisione di Israele ha causato aspri scontri e l’intensificarsi di violenze in tutta la Terra Santa, con un bilancio di almeno sei morti tra Israeliani e Palestinesi. Di fronte alla protesta e alla resistenza Palestinese, Israele ha rinunciato ai metal detector. La grave situazione ha causato inoltre la rottura dei canali di comunicazione tra l’Autorità Nazionale Palestinese e il Governo Israeliano. Il Presidente dell’ANP, Abu Mazen ha annunciato il congelamento del rapporti con Tel Aviv. I Palestinesi protestano ovunque, in particolare in Libano, e continua in Giordania la protesta dei Palestinesi contro le continue provocazioni nella Spianata delle Moschee.

C’è un ultimo esempio che riguarda il tentativo del Governo Israeliano di ridisegnare i confini della Gerusalemme Est Araba, il che impedirebbe a più centomila Arabi Palestinesi di essere residenti della città. Se la proposta dovesse andare in porto, la proporzione di Arabi tra i cittadini di Gerusalemme si ridurrebbe ulteriormente, rendendoli ancora più vulnerabili alle pressioni israeliane, e più incentivati a partire.

 

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