Il ruolo di Riad in Medio Oriente

Paola Angelini

L’Arabia Saudita, dopo gli Emirati Arabi, è il secondo mercato di riferimento per l’Italia in Medio Oriente. È il più grande produttore di greggio al mondo, eppure sta attraversando una pesante crisi economica.

Riad è uno storico alleato delle potenze occidentali, in particolare degli Stati Uniti, considerata un elemento di stabilità nel Medio Oriente, tanto che gli Stati Uniti hanno individuato nella regione un partner strategico.

Nel 1981, il Governo Saudita è stato promotore, assieme ad altre cinque monarchie arabe, del Consiglio di Cooperazione del Golfo, che assicura funzioni di natura economica e commerciale e, più in generale, si occupa delle eventuali minacce alla sicurezza interna, della ricerca di una soluzione della crisi e della lotta contro il terrorismo dell’Isis che i Paesi membri si possano trovare a sostenere. Inoltre, la posizione di leader del mondo sunnita in campo energetico vale all’Arabia Saudita un ruolo centrale.

Non fa notizia la guerra nello Yemen. La guerra doveva essere rapida, invece non sono stati raggiunti obiettivi in nessun senso. L’operazione militare guidata dall’Arabia Saudita ha l’obiettivo di fermare l’avanzata dell’esercito rimasto fedele all’ex presidente Alì Abdallah Saleh.

Dopo più di due anni di distruzioni, vengono lanciati i missili modificati Scud che arrivano a colpire obiettivi militari presso la capitale Riad che ancora non è riuscita a ottenere una chiara vittoria nonostante la forza aerea e le risorse. Gli Yemeniti rispondono agli attacchi dell’Arabia Saudita nelle provincie di Asir, collocata nel sud-ovest del paese e confinante per un breve tratto con lo Yemen, e Jizzan, situata sulla costa del Mar Rosso a nord dello Yemen.

Asir ha una cultura più simile a quella dello Yemen che a quella dell’Arabia.

La guerra ha provocato danni devastanti a milioni di Yemeniti che faticano a sopravvivere in un paese già di per sé povero e afflitto da una grave carenza d’acqua, dalla corruzione, e da un’incapace gestione politica.

Yemen e Arabia Saudita, due paesi impegnati in una guerra crudele, soprattutto per il popolo yemenita ferito, affamato, e ora colpito da un’epidemia di colera. E la guerra ha inasprito il risentimento tra Sunniti e Sciiti, oltre al divario tra il nord e il sud del Paese da tempo sopito.

Muqtada al-Sadr è un religioso e leader politico iracheno, figlio dell’ayatollah Muhammad Sadiq al-Sadr, assassinato nel 1999 a Najaf, città irachena circa 160 km a sud di Baghdad. Najaf è un grande centro di pellegrinaggio interno che accoglie pellegrini da numerose parti del mondo islamico. Solo Mecca e Medina ne ricevono un maggior numero.

Due giorni fa Muqtada al-Sadr è stato ricevuto con riguardo dall’erede al trono Saudita, Mohamad Bin Salman. Esperti analisti considerano possibile una revisione dei rapporti politici tra l’Arabia Saudita e l’Iraq. Saleh Obeidi, portavoce del leader Sciita Muqtada al-Sadr, ha dichiarato che l’erede al trono Mohamad Bin Salman ha riconosciuto alcune disattenzioni dell’Arabia Saudita nei confronti dell’Iraq. L’Arabia Saudita, in questi anni, ha condotto una campagna ostile nei confronti degli Sciiti e un intervento in Siria per tentare di modificare lo Stato del Presidente al Assad, azioni entrambe inefficaci.

In Iraq, il Ministro degli Affari Esteri Saudita Adel bin Ahmed Al Jubeir è stato ricevuto dal Primo Ministro iracheno Haydar al-Abadi. L’altro incontro, a cui è stato dato risalto, è stato con il Ministro degli Interni iracheno, Qasem Al Araji un leader legato, sembra, a Hashed al Chaabi. L’incontro servirà a rafforzare e a migliorare i rapporti?

L’Iraq è stato governato per molti anni da un presidente Sunnita ma è un paese a maggioranza Sciita e, l’influenza iraniana è diventata più forte negli ultimi anni per via della guerra combattuta dall’esercito iracheno, le milizie Sciite, i Peshmerga Curdi, l’esercito del Kurdistan iracheno contro lo Stato islamico.

Bisognerebbe innalzare il livello delle relazioni e annullare la distanza che per troppi anni ha separato quei popoli che hanno comuni radici e ricostruire la fiducia tra le parti. Ma il rispetto ha bisogno di tempo, dei tempi giusti, e nel rispetto delle differenze si può trovare l’accettazione.

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