La Palestina deve rimanere nelle nostre coscienze

Mohamad Ballout, Teheran
Bogdana Ivanova, Nazione Unite
Abdul Nasser Abou Aoun, Gaza
Talal Khrais – Paola Angelini, Roma

La situazione in Terra Santa continua a rimanere molto critica, queste ultime settimane con l’aiuto dei colleghi corrispondenti vi abbiamo informato e aggiornato quotidianamente su tutti i fatti accaduti. Ma gli eventi della Palestina continuano a non fare notizia in Occidente. Se un popolo soffre non dovrebbe essere lasciato solo nel disinteresse generale, e non sembrano efficaci le risoluzioni delle Nazioni Unite, e la legalità internazionale. In questo complesso intreccio di interessi, l’Europa dovrebbe avere un ruolo rilevante, invece di ondeggiare.

Prevalgono e sembrano crescere le tensioni e i venti dell’intolleranza sulla questione palestinese. L’attenzione della comunità internazionale è distratta dal conflitto siriano e dalle attività di terrorismo dell’Isis. Analisti e politici si scambiano opinioni sulla Siria e sul presidente Bashar al Assad che dovrebbe andare via, una questione al centro degli sforzi diplomatici e dell’opinione pubblica. Nello spazio della discussione trova posto anche il sentimento di solidarietà verso il popolo palestinese, senza però compromettere la sicurezza di Israele.

In questo difficile scenario, la responsabilità è attribuita ai palestinesi e non ai coloni che calpestano i luoghi sacri dei palestinesi e che occupano quel che resta dalle loro case e delle terre.

La resistenza all’occupazione è legittimata dalla Convenzione di Ginevra, soprattutto quando c’è un coinvolgimento della popolazione. La militarizzazione della resistenza non può essere l’unico mezzo di contrastare la repressione delle Autorità di Occupazione.

Molto dipenderà dalle autorità israeliane: l’irritazione è tanta, e basta poco per provocare una reazione. Bisogna tenere inoltre conto di come i mezzi di comunicazione raccontano la tragedia in Palestina: dal 1967, Israele ha imprigionato più di 800.000 palestinesi, compreso ministri, parlamentari, giudici. E semplici cittadini non assoggettati, come quelli che si ribellano quando Israele approva leggi per strappare loro terreni e distruggere le loro case per motivi pretestuosi. La legge dello scorso febbraio con la quale il Parlamento israeliano legalizza quattromila alloggi in Cisgiordania è un esempio significativo.

La Palestina, secondo le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, doveva essere uno Stato sovrano da tempo, ma tuttora, in violazione del diritto internazionale, 650.000 coloni vivono sulla terra dello Stato Palestinese con il consenso Israeliano.

La risoluzione più recente è stata votata all’unanimità e deplora fermamente le continue irruzioni, da parte di estremisti della destra israeliana e dell’esercito, nella Spianata delle Moschee (Haram al Sharif), in particolare nella Moschea di Al Aqsa, rivendicando il diritto di pregare sul Monte dove sorgeva, prima di essere distrutto dai Romani nel 70 d.C., il Tempio di Erode. L’Unesco chiede a Israele, potenza occupante, di adottare misure per prevenire provocazioni che violano la santità e l’integrità del Santuario.

Come secondo punto, il documento denuncia gli scavi eseguiti e le infrastrutture costruite unilateralmente dalle Autorità israeliane nel sito di cui la spianata delle Moschee è parte principale, e disapprova il crescendo di aggressioni e di abusi contro la libertà di preghiera dei Musulmani nei loro luoghi santi.

Pur Israele avendo rimosso metal detector e videocamere a seguito delle proteste dei manifestanti palestinesi, Gerusalemme e la Moschea restano presidiate da migliaia di poliziotti israeliani. Il popolo Palestinese chiede solo la legalità sancita dalle risoluzioni delle Nazioni Unite (242 e 338) che dichiarano Gerusalemme Est e Cisgiordania “territori occupati”.

I Palestinesi si preparano a una nuova Intifada (in Arabo: sussulto, insurrezione). Due insurrezioni cruente hanno già segnato il conflitto israelo palestinese nel 1987. L’ultima rivolta palestinese, l’Intifada di al Aqsa, è avvenuta nel 2000.

A Teheran, Hossein Amir Abdollahian, Consigliere dell’Organo Consultivo, ha promesso al rappresentante di Hamas, Khaled al-Qaddumi, un sostegno illimitato.

Nel disinteresse generale, Gaza non fa notizia. Isolata dal mondo, è piegata da un embargo che dura da 12 anni. Non funziona più nulla, necessita di acqua e servizi igienici, l’elettricità viene erogata per sole 2 ore al giorno, scarseggia il cibo. E a soffrirne di più sono i civili, quelli più poveri, i disoccupati. Un popolo dipendente dagli aiuti umanitari.

Rispondi